Contro la “pappa”, Lenin e Trotskij

Non so voi, io ho spesso ultimamente l’impressione di vivere in un tempo sospeso, scandito da giorni tutti uguali – o quasi – avvolti nell’ovatta dei rituali ormai meccanici della pandemia. Non posso dire di passarmela male: ho una compagna adorabile (sempre), un cane simpatico (a volte), una casa confortevole, un lavoro che mi dà periodicamente soddisfazione. È tutto il resto che manca: vedere amici senza doversi preoccupare del coprifuoco o del colore della Regione, bere una cosa fuori la sera ogni tanto, viaggiare – viaggiare! E non si vede la fine.

Ora, io non voglio lamentarmi perché lo so che siamo in tanti in questa condizione – anzi, c’è chi vive molto, molto peggio. Semmai cerco una scusa, da rifilare soprattutto a me stesso, per giustificare il fatto che non aggiorno queste pagine da un mese e mezzo. Ho poco tempo e – diciamolo – nessuna voglia di scrivere.

E di che cosa dovrei scrivere? Di Conte, Renzi, Draghi? Di un governo che incassa la fiducia della larga maggioranza del parlamento, dalla Lega a LeU, senza aver detto una sola parola su quali sono i suoi programmi, le soluzioni che propone per affrontare la pandemia e le sue conseguenze catastrofiche per le fasce sociali più deboli? E che soluzioni avrà mai? Nessuna, come del resto il governo precedente. L’unica differenza è che questo governo, nato per espressa volontà di Confindustria, sarà più sensibile ai suoi desideri. Anche se i partiti che consideriamo “di sinistra” e i sindacati – prima fra tutti la Cgil di Landini – fanno finta di credere il contrario.

È “una pappa” come l’ha definita efficacemente Valerio Evangelisti in un incontro (online) di qualche giorno fa. Alla domanda “Ma allora chi è contro che cosa dovrebbe fare?” la sua risposta è stata brillante: “Chi è contro deve restare contro, non avere nulla a che fare con la pappa“.

E io con questa pappa non voglio averci davvero nulla a che fare. Chi è contro, nel frattempo, può fare alcune cose utili: una è organizzarsi per costruire un’alternativa allo schifo dello scenario politico esistente, per farsi trovare pronti quando le fiammelle di lotta che per il momento covano sotto la cenere inizieranno a divampare. Un’alternativa che abbia ben chiara la necessità di un modello di società radicalmente opposto, inconciliabile con quello esistente. Da vent’anni a questa parte, sono convinto che l’opzione migliore, per chi vuole seguire questa strada, sia la Tendenza marxista internazionale e la sua sezione italiana: Sinistra Classe Rivoluzione.

Un’altra cosa meno impegnativa ma comunque importante che si può fare è leggere i testi che parlano di questo modello radicalmente diverso di società, ripercorrono la storia dei tentativi di realizzarlo, testimoniano i successi di alcuni di questi tentativi e spiegano le ragioni del fallimento di altri. Chiariscono le idee e le differenze.

Uno di questi libri si intitola Lenin e Trotskij – per che cosa lottarono veramente ed è stato pubblicato poche settimane fa dalla casa editrice militante AC Editoriale, legata a SCR. Si tratta dell’edizione italiana di un testo scritto nel 1969 in Gran Bretagna, in risposta a un opuscolo pubblicato sulla rivista dei giovani comunisti britannici che trattava, in modo solo superficialmente “imparziale” e “documentato”, delle idee di Trotskij. In polemica con questa operazione di distorsione, quando non di vera e propria falsificazione, il testo scritto da Ted Grant e Alan Woods non solo ristabilisce la verità storica alla base della Rivoluzione d’Ottobre e della restaurazione burocratica stalinista, ma soprattutto ricostruisce il significato della lotta fra Trotskij e Stalin, fra le tesi della “rivoluzione permanente” e del “socialismo in un paese solo”, nei termini di un conflitto inconciliabile fra le idee fondamentali del marxismo e gli interessi sociali che spingevano invece nella direzione opposta a quella della rivoluzione. Soprattutto, il libro chiarisce in modo cristallino le differenze tra queste idee, confutando la tesi dell’opuscolo di Johnstone che, in fondo, non fossero poi tanto dissimili.

È interessante leggere oggi l’opuscolo di Monty Johnstone, riprodotto in appendice al volume. Non perché sia apprezzabile dal punto di vista teorico, ma al contrario per toccare con mano quanto sia invecchiato male: scritto in un epoca in cui – per dirla con gli Offlaga Disco Pax – “il socialismo era come l’universo: in espansione“, aveva gioco facile allora nell’affermare la superiorità della concretezza del modello stalinista sulle astratte teorizzazioni di Trotskij . Appena vent’anni dopo, quel modello sarebbe crollato come un castello di carte. Oggi, la reputazione dello stalinismo è ai minimi termini e di sicuro non è un’alternativa. Il marxismo invece può davvero fornire una prospettiva per la trasformazione della società: libri come questo aiutano a riscoprirlo.

Il libro si può ordinare anche online, da qui, al prezzo di 15 Euro. Oggi (venerdì) alle 18.30 si terrà una presentazione pubblica, in streaming: potete iscrivervi (ovviamente gratis) da questo link.

Io purtroppo sarò all’assemblea di condominio, ma voi partecipate!

Condividete se vi piace!

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.