Psycho Buildings – ovvero: in barca a remi sul tetto

ObservatoryPsycho BuildingsPsycho BuildingsSono a Londra, e oggi pomeriggio ho navigato sul tetto di un palazzo.

Il primo vero contatto con la città è stato comprare il Guardian alla stazione di Stratford, prendere la metro alla stessa stazione, scartare una volta salito circa metà degli inserti del giornale, scendere alla stazione di Leytonstone due fermate dopo abbandonando sul sedile quegli inutili inserti, osservare il tizio seduto di fronte a me impadronirsene prima ancora che scendessi dal treno: qui funziona così, e mi sembra un’usanza apprezzabile.

Nel primo pomeriggio sono stato, su invito di un’amica  (ancora grazie, Marta!), a una mostra piuttosto bizzarra, allestita alla Hayward Gallery, a Southbank: Psycho Buildings – Artists take on Architecture. Cito dalla guida: “Psycho Buildings raccoglie il lavoro di artisti che creano sculture come habitat e installazioni orientate all’architettura. Queste comprendono strutture disegnate per essere esplorate psicologicamente e a livello di percezioni, così come ambienti con cui possiamo interagire fisicamente. Sia che queste opere invitino a un’interazione diretta, sia che non si debbano toccare, tutte ci coinvolgono in una riconsiderazione dello spazio e del luogo, e ci portano a riesaminare le nostre idee sul rapporto tra noi stessi – i nostri corpi e le nostre menti – e ciò che ci circonda.

Francamente, dopo aver visitato la mostra non ho sentito la necessità di riesaminare le mie idee sul rapporto tra me stesso e ciò che mi circonda (del resto, si sa che non amo la poesia. Però la faccenda dell’interagire fisicamente con le opere è vera, e mi ha riempito di stupore.

ATTENZIONE: SPOILER!

Non sono sicuro se possa effettivamente considerarsi arte, in senso tecnico (ma qual è il senso tecnico? bella domanda, a cui non è il caso qui di cercare di dare risposta; comunque, nel caso specifico, non sono sicuro ma penso proprio che sia arte), ma una “cosa” che riesce a stupire una persona non più nell’età dell’infanzia è in ogni caso degna di nota.

In barca a remi sul tettoLa “cosa” in questione è una installazione del collettivo artistico austriaco Gelitin, ed è chiamata “Normally, proceeding and unrestricted with without title“. Il nome fa riferimento a una definizione nautica usata nella registrazione di incidenti di navigazione non dovuti a problemi con il timone o il motore.

Funziona così: hanno riempito d’acqua una terrazza dell’edificio, ottenendo una “piscina” di circa 15 metri per 6 o 7 e profonda circa uno; hanno costruito un piccolo pontile di legno che permette di raggiungere tre barchette a remi (senza timone e senza motore), con cui si può “navigare” nella piscina.

“Parchi-giochi demenziali” sono state chiamate le opere del collettivo Galitin: mi sembra proprio una definizione calzante. In effetti, ho aspettato il mio turno per almeno venti minuti (ma ero in buona compagnia!): ma vuoi mettere andare in barca sul tetto allagato di un palazzo?

ObservatoryMa la mostra contiene di più: una piccola città fantasma fatta di case di bambole inquietantemente svuotate; un’esplosione congelata; una perfetta scalinata di nylon rosso; un cordone ombelicale di metallo, tutto da percorrere; una “città-nuvola” galleggiante, visitabile dentro e fuori.

Il filo conduttore è il tentativo, spesso riuscito, di fornire un punto di vista diverso su strutture o oggetti di comune esperienza (una scalinata, una terrazza, etc.), di aprire la mente a nuove prospettive, di stupire appunto. Come i bambini.

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