Un viaggio che non promettiamo breve

 

Delle lotte politiche e sociali che hanno attraversato l’Italia negli ultimi trent’anni, soltanto una ha lasciato e continua a lasciare un sedimento importante. Di più, soltanto una sta davvero vincendo: la battaglia No TAV.

Wu Ming 1 ha reso un servizio importante non solo ai protagonisti di questa lotta, ma anche e più ancora a tutti quelli che, da vicino o lontano, la osservano con simpatia, ammirazione e – diciamolo – un po’ di invidia. Perché proprio lì? è la domanda da cui è partito il nostro nell’intraprendere questa impresa.

D’altra parte, in ogni viaggio, da qualche parte si deve partire.

Un viaggio che non promettiamo breve è un libro che tutti dovrebbero leggere, innanzitutto perché è splendido. Da tempo i Wu Ming sperimentano la forma ibrida che hanno definito UNOUnidentified Narrative Objects, opere all’incrocio tra molti generi diversi, e perciò non identificabili e non inquadrabili in un singolo scaffale, ma concepite in modo da sfruttare le potenzialità di ciascuno. Introducono elementi del saggio, del diario, della biografia, dell’epistolario all’interno di una struttura narrativa, distorcendola con lo scopo di moltiplicarne l’efficacia: un lavoro in cui il montaggio diventa importante quasi quanto la scrittura, come in un film, e la difficoltà consiste anche, se non soprattutto, nel mantenere un equilibrio di tutte le parti e ridurle a un’opera coerente e armonica.

La sequenza di “esperimenti” di WM1 e WM2 ha a sua volta un intreccio che somiglia a uno sviluppo narrativo, con temi che si rincorrono e si completano tra Il sentiero degli deiTimiraPoint LenanaCent’anni a NordestIl sentiero luminoso: il viaggio, la memoria divisa, la Resistenza e le resistenze, la montagna sono tra quelli più ricorrenti. Un viaggio che non promettiamo breve è il culmine (per ora) di questo percorso, sia per l’ampiezza dei temi che per l’abilità nel giocare tutte le carte stilistiche del mazzo, non senza aggiungerne di nuove e sorprendenti.

In fondo al libro c’è una mappa, come nei romanzi fantasy. L’immaginario fantastico è quello prescelto per l’ossatura narrativa: il treno evoca l’archetipo del Viaggio, gli Eroi sono i tanti protagonisti del movimento No TAV, da Guido Fissore a Mario Nucera, il barbiere di Bussoleno, da Marco Bruno (quello della pecorella) a Nicoletta Dosio, con i loro Aiutanti, da Turi Vaccaro a Erri De Luca. Il colpo di genio è aver dato un’identità all’Antagonista, che non è semplicemente il progetto dell’Alta Velocità, ma un’Entità che ricorre proprio come un personaggio che pare uscito dai racconti di Lovecraft (a sua volta presente, con i suoi consigli all’autore dall’Aldilà), ed ha i suoi aiutanti tra magistrati che si accaniscono con imputazioni di cartapesta e cronisti infedeli (su tutti, Massimo Numa de La Stampa).

Ma naturalmente quella della lotta No TAV non è una storia di fantasia (semmai è una di quelle in cui spesso la realtà la supera, la fantasia), e l’importanza del libro è soprattutto nell’aver raccolto e riordinato un’enorme mole di documentazione, scritta e orale, per testimoniare e raccontare la dannosità del progetto e i metodi autoritari con cui è stato imposto e portato avanti, la totale mancanza di oggettività e buona fede da parte delle istituzioni e dei mezzi di informazione, e dall’altro lato la partecipazione popolare e democratica nel fronte di chi, in buona sostanza, utilizza ogni mezzo a disposizione per resistere contro una colossale prepotenza.

Il viaggio raccontato da WM1 non solo non è stato breve finora, ma è anche lontano dall’essere concluso. Un viaggio che non promettiamo breve sarà uno strumento indispensabile per chiunque voglia intraprenderlo: un Oggetto Magico con cui l’Eroe potrà superare le Prove che verranno.

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One Response to Un viaggio che non promettiamo breve

  1. Pingback: La veriTav ti fa male, lo so! Ancora su «Un viaggio che non promettiamo breve» #WM1viaggioNoTav - Giap

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