Oltretorrente

Luglio è agli sgoccioli, è tempo di decidere quali libri mettere in valigia. Io consiglio Oltretorrente, di Pino Cacucci (Feltrinelli, il prezzo non lo so perché mi è stato regalato: non ricordo da chi, ma grazie!), efficace racconto della resistenza del popolo di Parma contro le squadracce fasciste nell’agosto del 1922, poco prima della marcia su Roma.

È emozionante, specie oggi che i topi escono dalle fogne più spesso di quanto dovrebbero, leggere di quello che fu forse l’ultimo episodio di resistenza vittoriosa al fascismo prima che Mussolini conquistasse il potere. Lo racconta, nell’ambiente familiare di un’osteria, davanti a un bicchiere di rosso schietto, un anziano Ardito del Popolo, testimone di quei giorni e di quella battaglia (il racconto si svolge nell’agosto del 1972, in occasione del funerale di Mario Lupo, militante di Lotta Continua ucciso dai fascisti).

Cacucci riesce magnificamente a rendere e a trasmettere il tono di uno che c’era, che ha vissuto sulle barricate sotto i proiettili dei nemici: sembra davvero di essere là a sentire i discorsi orgogliosi di Guido Picelli e Antonio Cieri, a osservare con disprezzo la codardia dei fascisti, a esultare mentre si ritirano dalla città che non sono riusciti a piegare, nonostante fossero tanti di più e meglio armati. Sembra di vedere il piccolo Gazzola colpito a morte da una fucilata a tradimento, e vengono le lacrime agli occhi e la pelle d’oca.

La guerra civile è una cosa concreta, non un mito lontano e astratto, e nel racconto di Cacucci la si tocca con mano: è uno degli aspetti più affascinanti del libro, forse il suo merito principale. Ricordare le lotte del passato aiuta a preparare le lotte del presente e del futuro.

Certo, nonostante la sconfitta di Parma, il fascismo uscì vincitore e dominò l’Italia per vent’anni. Ma la resistenza dell’Oltretorrente dimostra che sarebbe stato possibile fermarlo, con le giuste idee e l’organizzazione corretta, scegliendo di combatterlo e non di ritirarsi dalla lotta, dando fiducia alle masse dei lavoratori e non disarmandoli preventivamente. Da questo punto di vista, la vicenda dell’Oltretorrente racconta la sconfitta di chi non seppe o non volle opporre a Mussolini una resistenza all’altezza della situazione: per primi il partito socialista e anche il neonato partito comunista, che per motivi opposti (opportunismo da un lato, settarismo dall’altro) rifiutarono di appoggiare gli Arditi del Popolo e ne decretarono l’insuccesso.

Ma la lezione più importante è che all’oppressione si può sempre resistere. Ai giorni nostri i fascisti non sono il nemico più pericoloso (ma sono comunque un nemico da non prendere sotto gamba), ma questa lezione si può spendere in tutte le lotte, nonostante ci dicano che sono perse in partenza e non c’è nulla da fare.

Chissà che Pomigliano non sia oggi quello che Oltretorrente è stato ieri, e chissà che stavolta la storia non si concluda diversamente.

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