Sudafrica Laser

11 LUGLIO

OLANDA – SPAGNA

Ultimo atto. Chi si aspettava una partita scoppiettante non capisce di calcio. La finale del mondiale, come in quasi tutte le ultime edizioni, è un match duro e nervoso, con ben poche giocate spettacolari.
Mentre inizio a scrivere, siamo a metà del primo tempo supplementare, dopo che i tempi regolamentari sono finiti senza reti.
Non è un caso che entrambe le squadre siano prive di una prima punta: el Bosque conferma “egoismo assoluto” (cit.) Pedro al posto di Torres, mentre Van Marwijck si ostina a schierare l’inutile e indisponente Van Persie: dovesse vincere l’Olanda, lo farà avendo giocato l’intero mondiale in dieci.
La partita è equilibrata e non molto corretta (cinque ammonizioni nella prima mezzora), gli Oranje impediscono alle Furie Rosse di avere il controllo del centrocampo e distruggono alla fonte il gioco spagnolo. Le occasioni si contano sulle dita di una mano: in avvio Stekelenburg compie un grande intervento su Sergio Ramos su calcio di punizione di Xavi, poco meno di un’ora dopo Robben, messo da solo davanti a Casillas da un lancio da Pallone d’Oro di Sneijder, spreca clamorosamente. Messa di fronte alla concreta possibilità di perdere la partita, la Spagna si risveglia e prima del novantesimo crea almeno due occasioni importanti, sbagliate rispettivamente da Villa e Sergio Ramos.

Si va ai supplementari, con gli iberici che guadagnano metri ma non trovano lo spunto vincente. Dopo 105 minuti entra finalmente una prima punta, Fernando Torres, al posto di un Villa stanco e meno incisivo che nelle altre partite. Passano pochi minuti e l’Olanda resta in dieci: Heitinga viene espulso per doppia ammonizione. Gli arancioni non rinunciano a giocare, e vengono puniti: al 116′ Andres Iniesta segna il goal più importante della sua carriera, mostrando una lucidità spaventosa davanti all’incolpevole Stekelenburg.

È troppo tardi per rimediare, la Spagna, già campione d’Europa, è campione del mondo con il quarto 1-0 consecutivo. Vince la squadra migliore, anche se non necessariamente la più bella. All’Olanda rimangono gli applausi e i rimpianti. A me – va detto per onestà – resta un pronostico sbagliato. Ci vediamo tra quattro anni in Brasile.

Alessandro Villari

10 LUGLIO

URUGUAY – GERMANIA 2-3

Come spesso accade, la finale di consolazione è stata una gara aperta e divertente. Giocata a viso aperto perché senza pressioni eccessive. Sia Germania che Uruguay meritavano un riconoscimento per quanto fatto vedere in Sudafrica, ma il terzo posto ottenuto dalla Germania rende giustizia a un gioco brillante che, per lunghi tratti, è stato forse il più godibile del mondiale per spettatori ed appassionati.

Certo, una mano decisiva nella scalata al terzo posto (il secondo di fila, tra l’altro) l’ha data il portierino dell’Uruguay e della Lazio, Muslera (voto 4.5). Precocemente eletto eroe dopo il girone e, soprattutto, dopo i rigori con il Ghana (quanti rimpianti!), il n.1 della Celeste è tornato ad essere quello che ricordavamo in Italia. E così in avvio di gara respingeva malamente un tiro di Schweinsteiger, permettendo che Muller insaccasse l’1-0. Poi nella ripresa, con i suoi tornati meritatamente in vantaggio (micidiale contropiede della ditta Suarez-Cavani ed eredi e gran tiro di Forlan), prima volava a vuoto in uscita spalancando la porta a Jansen, quindi su un batti e ribatti in area rimaneva ancorato alla linea di porta, permettendo a Khedira di appoggiare la palla nell’angolo quasi senza saltare. Non ci siamo, Muslera.

Tra i “buoni”, invece mettiamo Thomas Muller (quinta rete, per ora è capocannoniere e al 99% sarà eletto miglior giovanotto della manifestazione), pur senza condividere fino in fondo le parole di chi dà per certo che la sua presenza avrebbe cambiato la semifinale. Va ricordato che quest’anno nelle gare più spigolose della Champions il giovane Muller è stato praticamente nullo (contro Manchester United e in finale con l’Inter, ad esempio): giocare la semifinale sarebbe stata una prova soprattutto per lui. In ogni caso voto 8 per lo strepitoso mondiale giocato. Così come meritano voti alti Khedira (7, di solito non si vede il suo lavoro, ieri ha addirittura firmato la vittoria) e tutti i tedeschi (7.5 alla squadra). Unico mini-rimpianto l’infortunio che non ha permesso a Klose (8 alla carriera “mondiale”) di inseguire il record di 15 (o più) reti nelle Coppe del mondo.

Sul fronte Uruguay da segnalare gli ottimi attaccanti Forlan (rete strepitosa, 7.5), Cavani (7) e – anche se non è andato in gol ieri – Suarez (7). Sono senz’altro una delle sorprese del Mondiale, soprattutto per chi negli ultimi anni era abituato a vedere una Celeste sempre rintanata nella propria metà campo e mai spettacolare in avanti.

Ket.

7 LUGLIO

GERMANIA – SPAGNA 0-1

L’esperienza, alla fine, premia quasi sempre. Specialmente se si tratta di una semifinale mondiale. La Spagna batte meritatamente la giovane Germania,regalandosi la prima finalissima della sua storia. È il trionfo della grande organizzazione di gioco spagnola, che nella ripetizione quasi pedissequa delle sue caratteristiche fa in modo che i rivali non vedano quasi mai il famoso Jabulani. Come detto ampiamente in occasione delle gare precedenti, la Spagna fa sempre questo gioco. Se riesce a sbloccare incanta, altrimenti soffre. Ma ormai sa anche soffrire da grande squadra, dissimulando le difficoltà. Per questo traguardo deve ringraziare soprattutto l’inatteso goleador Puyol e il capitano Casillas: se al 69′ non avesse fatto un mezzo miracolo su Kroos oggi forse staremmo raccontando un’altra storia.

La gestione di gara delle Furie Rosse non si potrebbe applicare senza personalità e carattere. Quello stesso carattere che forse è un po’ mancato alla Germania, tradita non tanto dall’assenza di Muller quanto dalla posta in palio. È vero che i tedeschi in 4 anni hanno perso due semifinali di Coppa del mondo e una finale europea,ma questa squadra è se non proprio nipote almeno figlia di quelle del 2006 e del 2008. Sono ragazzi,cresceranno, il futuro è loro.

Fra i protagonisti voti alti per il match winner Puyol (7.5) e per i compari di difesa Piqué e Casillas (7). Molto bene anche Xavi, mentre un giorno Pedrito (5) capirà che far sbloccare Torres sarebbe valso più di un gol in semifinale. Gol che, comunque, è riuscito pure a sbagliare. Nella Germania bene il superimpegnato Neuer e Friedrich (6.5), uno che passando dalla destra al centro sembra aver subito una mutazione genetica. Malino gli altri, e per quanto mi riguarda assoluzione piena per Toni Kroos. Entrare a 20 anni in una Germania fin qui quasi perfetta,al posto (seppur tardivamente) di una delle rivelazioni e creare pericoli e occasioni non è cosa da poco. Vederlo calciare angoli e punizioni fa capire che la squadra si fida di lui: segnatevi nome e numero di targa, lo sentiremo ancora.

Ket.

6 LUGLIO

URUGUAY – OLANDA 2-3

Nel pomeriggio di ieri avevo commentato sull’interessante sito di FPS Media che l’Olanda avrebbe vinto facile contro l’Uruguay, possibilmente con un gol per tempo, anche per merito della forma straordinaria dei suoi fuoriclasse Sneijder e Robben.
Ha vinto in effetti l’Olanda, segnando un goal nel primo tempo e due (di Sneijder e Robben) nel secondo. Ma non è stata una vittoria facile come mi aspettavo, nonostante il raddoppio dei sudamericani sia arrivato nel tempo di recupero.
Gli Oranje comincia con grande determinazione, Kuyt (il cui nome ha il record di pronunce diverse da parte dei telecronisti italiani) spreca una buona occasione già dopo tre minuti, e nei primi venti la palla si gioca quasi soltanto nella metà campo uruguayana. La Celeste, priva di due titolari su quattro in difesa (il centrale Lugano e il terzino Fucile) oppone un’ottima organizzazione difensiva, che impedisce agli olandesi di avvicinarsi pericolosamente all’area. A sbloccare il risultato, al 18′ non può che essere una conclusione da fuori, una delle tante frecce dell’arco arancione: a trovarla è il capitano Van Bronckhorst, che si ricorda dei tempi belli di Barcellona e batte da oltre 30 metri un Muslera non impeccabile.
Ci si aspetterebbe a questo punto che l’Uruguay si scomponga e l’Olanda affondi come un coltello caldo nel burro, ma non è così, per merito degli uomini di Tabarez che non perdono calma e concentrazione, e per demerito di quelli di Van Marwijk che invece di cercare di segnare il secondo goal e uccidere la partita lasciano sempre più campo agli avversari.
Non che l’Uruguay si renda mai particolarmente pericolosa, complice l’assenza del talento Suarez (sacrificatosi nel rocambolesco finale del quarto con il Ghana per consentire alla sua squadra di accedere alle semifinali). Ma se giochi per difendere l’1-0 dopo appena mezzora di gioco, il rischio di prendere il pareggio in modo casuale è sempre dietro l’angolo: e precisamente questo avviene al 41′, quando Forlan scaglia da fuori area un tiro centralissimo, che Stekelenburg si scansa per lasciar entrare in rete. Colpa di Jabulani? Chissà.
Il secondo tempo comincia com’è finito il primo, con gli olandesi che sembrano non essersi accorti che stanno pareggiando e si passano la palla a centrocampo. L’Uruguay non ha i mezzi tecnici per fare la partita e si limita a tenere la palla lontano dai guai e puntare sugli immancabili errori della retroguardia arancione: su uno di questi Pereira quasi segna a porta vuota da 30 metri, proprio in avvio di ripresa, ma salva Van Bronckhorst a pochi passi dalla linea.
Finché al 70′ Sneijder decide che non è il caso di rischiare i supplementari, riceve palla al limite sinistro dell’area e con un destro rasoterra angolato infila la porta di Muslera, ostacolato nella visuale dalla deviazione di un compagno e dalla posizione di Van Persie in leggero fuorigioco. A questo punto l’Olanda non commette l’errore del primo tempo e insiste per chiudere definitivamente la contesa: vi riesce Robben dopo soli 3 minuti, raccogliendo di testa un bel cross di Kuyt dalla sinistra. Passa ancora qualche minuto e lo stesso Robben potrebbe segnare il quarto, ma sbaglia malamente ed è invece l’Uruguay ad accorciare le distanze nel finale, con Pereira. Ma è troppo tardi.
Olanda meritatamente in finale, ma non da favorita, sia che si trovi di fronte la Germania o la Spagna. Le mancano una punta centrale (Van Persie è indisponente, anche perché gioca fuori ruolo: perché non Huntelaar?) e una maggiore solidità difensiva. Ma ha giocatori in grado di decidere qualsiasi partita da soli: nonostante tutto, io punto Sneijder capocannoniere del mondiale e probabile Pallone d’Oro.

Alessandro Villari

3 LUGLIO

PARAGUAY – SPAGNA 0-1

Il quarto di finale dal pronostico più scontato finisce proprio come pronosticato, con la Spagna qualificata. Ma il Paraguay crea ai campioni d’Europa molte più difficoltà del previsto.

Per la prima volta nel torneo le Furie Rosse non riescono a trovare il bandolo della matassa per oltre un’ora, nella quale non creano pericoli. Torres continua a sembrare un oggetto estraneo al gioco, Villa non punge, largo a sinistra, i famosi palleggiatori iberici sono inoffensivi (Xavi) e addirittura pasticcioni (Xabi Alonso), la difesa trema sulle ripartenze dei paraguayani Valdez e Alcaraz.

Le uniche vere occasioni da goal sono proprio del Paraguay, che per la verità un goal lo segna pure, al 43′ con Valdez: la rete viene però annullata per un fuorigioco quantomeno dubbio.

Inizia la ripresa e ci si aspetterebbe che la Spagna cambi marcia. Invece, se possibile, è il Paraguay a guadagnare sicurezza: gli iberici non riescono per tutto il primo quarto d’ora a portare palla oltre la metà campo. Ma le sorprese devono ancora iniziare, e iniziano precisamente tra il 58′ e il 61′: prima Piqué praticamente stacca un braccio a Cardozo in area spagnola: rigore, che la prolifica punta centrale del Benfica spreca tirando una loffia in braccio a Casillas. Sul rovesciamento di fronte Villa conquista un calcio di rigore per la Spagna: quando Xabi Alonso lo realizza sembra l’ennesima conferma della dura legge del goal, ma l’arbitro fa ripetere per l’ingresso anticipato in area (per la verità, nella lunetta) di mezza squadra. Al secondo tentativo, Xabi Alonso si fa ipnotizzare da Villar confermando la sua scarsa serata; sugli sviluppi dell’azione ci sarebbe anche un calcio di rigore solare per fallo di Villar su Fabregas, ma l’arbitro chiude entrambi gli occhi.

Ma stasera la sorte è comunque dalla parte della Spagna, che all’83’ riesce finalmente a sbloccare il match al termine di un’azione che definire rocambolesca è poco: Iniesta scarta in velocità due uomini e dal limite scarica a destra su Pedro, che tira di prima intenzione e colpisce il palo (e uno); la palla rimbalza sui piedi di Villa, che mira il palo lontano e infatti lo colpisce (e due), il pallone prende pure l’altro palo (e tre) e finalmente entra in porta.

Cinque minuti dopo Casillas rischia di vanificare tutto facendosi sfuggire di mano Jabulani, ma Valdez non ne approfitta. Finisce con un’ultima occasione, sprecata, per la Spagna, che troverà ora la Germania per la rinvicita della finale di Euro 2008. Ma è un’altra Germania e, forse, anche un’altra Spagna.

Alessandro Villari

ARGENTINA – GERMANIA 0-4

L’Argentina vincerà il mondiale, ma cosa succederà se Messi dovesse avere una giornata no nella partita contro la Germania?

Chiudevo così il pezzo su Argentina Messico. Questo pomeriggio ho avuto la risposta. Finisce 4 a 0.

Un risultato assolutamente meritato e che rende giustizia al calcio. La presunzione di Maradona viene giustamente battuta dall’umiltà dei ragazzini tedeschi. Dopo questa partita bisognerà rivedere la qualifica di Messi. Da miglior giocatore del mondo infatti andrebbe ridimensionato a giocatore più sopravvalutato dell’anno 2010. In realtà il giudizio su tutto l’attacco argentino andrà ridimensionato dopo questo schiaffo tedesco. Andiamo con ordine. Maradona continua a giocare con 4 centrali in difesa ignorando la possibilità di poter effettuare un cross dal fondo. Tiene in campo Maxi Rodriguez e fuori nell’ordine: Veron, Samuel e Diego Alberto Milito. La partita comincia e dopo 2 minuti Gonzo Higuain compie la prima genialata della partita. Sbaglia a posizionarsi sul calcio di punizione (doveva stare almeno un metro in avanti verso la palla) e favorisce il colpo di testa da zero metri di Mueller. La mazzata per l’argentina è pesante. Gli 11 di Maradona provano a scuotersi ma non si sa da chi possa arrivare l’idea giusta per poter pareggiare. Sicuramente non dai cross di Otamendi, nè tanto meno dalle aperture e dai passaggi in profondità di Mascherano (a proposito di sopravvalutazione…). Ci prova ogni tanto Di Maria, spostato a destra dopo pochi minuti, ma non basta. La Germania invece gioca facile, scambi di prima, raddoppi continui sui portatori di palla. il 4-4-2 difensivo tedesco, con Ozil seconda punta e Podolsky e Mueller sulle fasce, diventa 4 2 4 quando i tedeschi riconquistano palla. Schweinstaiger al centro del campo è sicuramente il faro del gioco tedesco, corre, raddoppia, cerca i compagni in profondità e si inserisce. Dimostra di essere quasi arrivato ad essere la brutta copia di Cambiasso (guardatevi la finale di Champions League per capire di cosa sto parlando). Il primo tempo finisce con un goal annullato ad Higuain per 5 metri di fuorigioco ti Tevez.

Il secondo tempo comincia con l’argentina in attacco, Di Maria è chiaramente quello più in forma dei suoi. La Germania però, ha in mano la partita grazie alla possibilità di raddoppio sulle fasce sia in difesa che in sopratutto in attacco. L’argentina è costretta a servire sempre e solo Messi che deve arrivare nella sua metà campo per giocare. Al 68′ Ozil prova lo scambio al limite con Mueller, De Michelis sbaglia clamorosamente l’intervento sullo stesso che da terra serve largo Podolsky il quale mette al centro per Klose che da 0 metri mette in porta. Nel frattempo Burdisso rinnova l’abbonamento a Sky visto che, spero proprio, la prossima partita che vedrà sarà sul divano di casa sua, magari in HD. A questo punto l’argentina frastornata si affida alle accelerazioni di Messi ed al fiuto del goal di Higuain. Infatti prende il terzo goal. Schweinstaiger parte dal limite dell’area, salta un paio di avversari poi si trova davanti Higuain e quasi sbaglia l’assist per Friedrich a causa della risata che l’intervento di questo ignorante del calcio gli provoca. 3 a 0 tutti a casa. Anzi no, Ozil (ti prego Branca prendilo!!!) allo scadere si invola sulla fascia e scucchiaia al centro per il destro di Klose che fa il 4 a 0. Il 22 maggio di quest’anno 4 argentini umiliavano Schweinstaiger e compagni nella finale della Uefa Champions League. Di questi quattro 2 sono in vacanza, Cambiasso e Zanetti, ed altri due erano in panchina, Samuel e Milito. Se preferisci Higuain a questo qua [http://dailymotion.virgilio.it/video/xdexjo_secondo-gol-di-milito-bayern-vs-int_sport] vuol dire che stai offendendo il Dio del Calcio e lui giustamente ti punisce.

Germania in semifinale con assoluto merito

pietropace.com

2 LUGLIO

URUGUAY – GHANA 5-3 d.c.r. (1-1 d.t.s.)

Ghana – Uruguay, una partita segnata dallo Jabulani.

Nella giornata che verrà ricordata per la storica vittoria dell’Olanda sul Brasile, l’altro quarto di finale del tabellone è Ghana – Uruguay.

Sfida diretta tra due delle tre sorprese del mondiale (l’altra è il Paraguay, che se la gioca con la Spagna), una partita con grandi motivi di interesse: da una parte, l’orgoglio dellle Black Stars, sostenute da tutto lo stadio ultima squadra africana in corsa nel primo mondiale nero. Dall’altra parte il carattere dell’Uruguay, che ha vinto due titoli ma che da quarant’anni (Mexico 1970) non accede alle semifinali.

Fatico a seguire il match (seguo il Ghana, il Ghana gioca sempre nel weekend e anche questa volta mamma rai ha pagato i diritti tv al ribasso per potersi permettere una nuova stagione di Porta a Porta), mi rimetto alla vostra clemenza e provo a sintetizzare il match per tutti i lettori dell’Avvocato Laser.

Il Ghana parte con “ferro da stiro a carbonella” Muntari titolare, Prince Boateng in campo nonostante le precarie condizioni fisiche. L’Uruguay di Tabarez risponde con un tridente affilato ed affiatato che vede Forlan al centro e sugli esterni Cavani e Suarez. Il primo tempo è di marca uruguagia, ma dal trentesimo minuto, con l’inserimento di Appiah e l’infortunio del capitano della Celeste Lugano (38′) le cose cominciano a cambiare… tanto che in chiusura di tempo Muntari prova una cannonata da almeno trentacinque metri: il pallone percorre una traiettoria da slalom gigante (ma chi l’ha inventato lo Jabulani?) e si insacca alla destra di Muslera. Inizia la ripresa e il fetido pallone colpisce ancora: è il 10′ del secondo tempo, Forlan trafigge Kingson con una punizione da posizione “Del Piero” (ve la ricordate? Provate ad elevare al quadrato la funzione della parabola per capire la traiettoria seguita dalla sfera).

Il risultato è 1-1 e la partita, sempre tesa e combattuta, resa sorda dal suono delle vuvuzuelas che sostengono gli africani con entusiasmo continuo, arriva così allo scadere dei tempi regolamentari. Entrambe le squadre, pur sfinite, sembrano poter essere pericolose, eppure il Ghana sembra più in palla, e lo dimostra al 15′ del secondo tempo supplementare, quando si consuma il dramma dell’ultimo minuto. Pare di essere a Fort Apache, i giocatori del Ghana cannoneggiano la porta difesa dal laziale Muslera, che si accascia sotto i loro colpi. Sull’ultima ribattuta Suarez decide di morire da eroe, respingendo la palla con le mani sulla linea di porta. Espulsione e rigore, ineccepibili. Dal dischetto batte l’ottimo Gyan (un leone!) che però stampa la palla sulla traversa. Si va ai rigori e il portiere della Celeste, che ha appena accarezzato la traversa per ringraziarla del salvataggio, smentisce tutti i giornalisti che in precedenza l’avevano criticato (pare fino ad oggi non fosse particolarmente amato, nel proprio Paese) parando due rigori, quelli di Mensah e di Adiyiah.

Tramonta il sole sull’Africa mondiale, vento in poppa per i sudamericani: la squadra allenata dal coach meno pagato del mondiale, i cui giocatori emigrano all’estero per giocare in club ricchi e prestigiosi come i cileni Colo Colo o Universidad de Chile sbarca in semifinale con un team quadrato, veloce e spregiudicato. Quanto può ancora sorprenderci, la sorpresa di South Africa 2010? La risposta nei prossimi giorni, Jabulani permettendo.

Paolo Corrà

OLANDA – BRASILE 2-1

(10′ pt Robinho, 8′ st. aut. Melo, 23′ st Sneijder)

Olanda-Brasile è stata una partita vera, emozionante, controversa, degna (finalmente) del suo lignaggio. Un vero quarto di finale mondiale.

Il Brasile ha avuto in mano la partita, soprattutto in un primo tempo largamente dominato (0-1 di Robinho già al 10′), nel quale poteva aumentare il bottino di reti e mettersi al sicuro. L’Olanda del secondo tempo – invece – è stato fin qui il miglior esempio mondiale di feroce determinazione: è tornata in campo dopo l’intervallo con le palle fumanti, ha registrato i reparti (specie la difesa, per quel che si poteva) e ha iniziato a creare gioco e occasioni. Una volta incassato il pareggio (8′ st autorete di Felipe Melo, anche se la Fifa sarà dieci anni che questi non li considera più autogol) il Brasile ha perso completamente la testa. Non riuscendo più a giocare, in balìa delle geometrie arancioni, ha pensato bene di cominciare a menare: vergognoso il gesto con cui Melo (voto 2), già sul 2-1, saluta il mondiale, un pestone violento sulla coscia di Robben a gioco già fermo.

Leggo sulle agenzie di stampa che Arsenal e Inter seguono il mediano brasiliano. L’unica spiegazione che mi do è che adesso il prezzo è calato fino a 15/16 euro, per cui prenderlo è un rischio che si può correre. Ma, scherzi a parte, Melo ha mostrato nelle sue 5 partite mondiali tutti i limiti caratteriali e mentali (oltre che tecnici) che avevamo “ammirato” in Italia. Sfatato, alla grande, il luogo comune che lo voleva mediocre nella Juve e straripante in nazionale.

E’ stato in formato Serie A/Champions League – invece – Wesley Sneijder (voto 8,5): uno che l’anno scorso di questi tempi stavano cacciando a calci nel culo dal Real Madrid e che ora può legittimamente sognare non dico la coppa, ma almeno una finale. L’ennesima di questa sua straordinaria annata. Per il resto nell’Olanda bene anche Robben, ma a corrente alternata (7-), la diga centrale De Jong/Van Bommel (occhio in semifinale, il mediano del Manchester City non ci sarà) e il portiere Stekelenburg (7 pieno, con brividi nei minuti finali). Viene considerato un giovane promettente, in realtà compirà 28 anni a settembre. E’ “invecchiato” all’ombra del grande van der Sar, con pazienza. Meritava questa chance mondiale.

Ket.

29 GIUGNO

SPAGNA – PORTOGALLO 1-0

E’ mai possibile che dopo due giorni di paginate su moviola in campo ed errori arbitrali i giornali vadano in edicola titolando MaraVilla!, Arriba Espana o altre amenità, trascurando il fatto che il gol decisivo della partita era in fuorigioco.

E’ possibile, e infatti è quel che è successo oggi. Per carità, la Spagna ha meritato di passare esprimendo il solito (grande) gioco che abbiamo già raccontato nelle partite del girone. Però, insomma, un minimo di coerenza non avrebbe guastato. Va avanti la Spagna, dunque, che dà ragione ai bookmaker che da subito l’avevano piazzata fra le favorite e torto a chi l’aveva frettolosamente massacrata dopo lo 0-1 con la Svizzera. Possesso palla e rapidità di esecuzioni le chiavi di un incontro in cui il Portogallo ha sempre cercato di controbattere con le sue armi, tradito però da un Ronaldo in giornata di scarsa vena. Non basta la prova di un grande Eduardo (7 pieno) per salvare i lusitani, troppo dipendenti dalle invenzioni del loro numero 7, perlomeno in partite di grande livello. La Spagna non è la Corea, per cui si richiede che siano i fuoriclasse a decidere la partita. Xavi, Villa, Iniesta e Alonso hanno risposto presente, CR9 no. Preoccupano un po’ l’assenza di Torres, semmai, e alcuni interventi rivedibili di Casillas.

Ma finché dura…

Ket.

PARAGUAY – GIAPPONE 5-3 d.c.r. (0-0 d.t.s.)

“Holly si allena tirando i rigori / Benji si allena parando i rigori”. Se Yuichi Komano ed Eiji Kawashima avessero seguito i metodi di allenamento della tradizione giapponese, probabilmente gli asiatici avrebbero conquistato i primi quarti di finale della loro storia. L’avrebbero anche meritato per quanto mostrato nei 120 minuti di gioco, nei quali avevano mostrato maggiore convinzione e si erano resi più pericolosi dei paraguagi, colpendo anche una traversa al 21′ con Matsui.

Chissà, forse un goal giapponese in avvio avrebbe potuto rendere più piacevole una partita decisamente modesta fra due squadre complessivamente modeste, anche se non prive di alcune buone individualità: su tutti proprio Matsui e, nuovamente, Keisuke Honda. Ma non bastano questi due a sbloccare il risultato (anche perché, per una volta, i portieri non fanno papere) ed è questo ovviamente il limite della squadra del Sol Levante. Il Paraguay per tutta la partita si limita a controllare il gioco cercando di evitare i rischi, senza quasi mai cercare con determinazione di crearne per gli avversari: di Roque Santa Cruz le poche mezze occasioni, concentrate all’inizio della partita.

La maggiore freddezza ai rigori premia il Paraguay, che li mette tutti dentro: è merito, non fortuna. I sudamericani incontreranno ai quarti la vincente di Spagna-Portogallo, con tutta l’apparenza di interpretare il ruolo di vittima sacrificale qualunque sia l’avversaria.

Alcune considerazioni a margine. Uno, con Edgar Barreto, entrato al 75′ e impeccabile realizzatore del primo rigore della serie, un pezzetto di Atalanta accede ai quarti di finale del mondiale: nell’anno della retrocessione della Dea e dopo l’eliminazione dell’Italia, ci si accontenta di queste piccole soddisfazioni. Secondo, vista questa partita, aumentano i rimpianti per l’Italia: una squadra appena dignitosa avrebbe avuto la strada spianata almeno fino ai quarti di finale. C, la radiocronaca della RAI è semplicemente imbarazzante: non si capisce poi perché debbano collegarsi telefonicamente con Filippo Grassia (che evidentemente guarda la partita su SKY nel frattempo, dato che la RAI non la trasmette) per scambiarsi banalità che paiono scritte dagli sceneggiatori di Matrix-Reloaded. Insomma, un servizio al livello di qualità della Nazionale di Lippi.

Alessandro Villari

28 GIUGNO

BRASILE – CILE 3-0

I valori ormai si sono appiattiti” è una delle frasi che ogni quattro anni tutti i commentatori dei mondiali pronunciano, alle prime difficoltà di una delle “grandi”. Puntualmente questo trito luogo comune viene smentito non appena iniziano le partite a eliminazione diretta: così il Brasile liquida con facilità irrisoria la pratica ottavi di finale, in un incontro in cui si gioca a una porta sola.

Dunga mette a tacere le critiche della vigilia schierando una formazione che crea e diverte, ricca di qualità offensive e solida in difesa. Il quartetto offensivo Kakà-Ramires-Robinho-Luis Fabiano non fa rimpiangere i vari Ronaldinho, Pato e Adriano lasciati a casa. Kakà in particolare sembra un giocatore ritrovato rispetto a quello deludente del Real Madrid.

È però un difensore, il romanista Juan, ad aprire le danze alla mezzora, con un colpo di testa vincente su calcio d’angolo, dopo che pochi minuti prima era stato negato un rigore clamoroso sull’altro centrale Lucio, gambizzato in area cilena.

Una volta in vantaggio, il Brasile comincia a jogare bonito: al 37′ combinazione tutta di prima Robinho-Kakà-Luis Fabiano, che scarta anche il portiere e raddoppia; al 58′, Robinho, servito splendidamente dall’ottimo Ramires (diffidato, viene ammonito e purtroppo salterà i quarti di finale: peccato) mette a segno con un destro a girare dal limite. Un quarto d’ora dopo è il portiere cileno a negargli con una prodezza la doppietta personale.

Il Cile si affaccia per la prima volta in area avversaria al 68′, e poi ancora verso il finire della partita, quando il Brasile tira i remi in barca, senza peraltro mai rischiare seriamente.

I verdeoro troveranno nei quarti l’Olanda, in quella che già alcuni giorni fa avevo indicato come la finale anticipata del torneo. Difficile prevedere il risultato di una partita che si annuncia apertissima e ricca di qualità: gli Orange si sono dimostrati sin qui squadra cinica quanto talentuosa; il Brasile ha dalla sua la storia della competizione, che nessuna squadra europea ha mai vinto lontano dal Vecchio Continente.  Pronostico secco? Brasile.

Alessandro Villari

OLANDA – SLOVACCHIA 2-1

Chi puo’ fermare lo schiacciasassi ammazza campioni del mondo chiamato anche Slovacchia? Chi puo’ fermare Hamsik oro di Napoli? Io sono Matteo cinemablog.org Vitolo e la risposta e’ l’Olanda. Per ultima volta vi parlo di Marek.

La partita e’ essenzialmente a senso unico. La squadra della Slovacchia e’ si impostata bene ma davanti si trova una squadra che, a differenza dell’Italia, ha una difesa e un centrocampo. Oltre ad un attacco ovviamente. Ed e’ proprio l’attacco dei Paesi Bassi che si fa subito sentire con un gol di Robben al diciottesimo del primo tempo. Cosi’ per far capire ai nostri amici slovacchi che non tutte le squadre europee sono bollite come l’Italia.

Nel secondo tempo invece la Slovacchia ci crede. Pressa e alza il baricentro ma con veramente poca fortuna. Forse meriterebbero anche un pareggio. Ma non arriva e al trentanovesimo del secondo tempo Sneijder mette tutti a tacere segnando il secondo gol e agguantando la qualificazione ai quarti. Inutile il rigore a tempo oramai scaduto che l’arbitro Undiano concede alla Slovacchia: Vittek, autore della doppietta contro l’italia, segna appena prima del triplice fischio chee pone fine all’avventura di Hamsik e compagni.

Una piccola nota. Per questa Slovacchia che ha in Hamsik l’unico vero campione questi ottavi sono stati ben piu’ di una vittoria. Tornano a casa a testa alta eliminando per altro i campioni in carica. Ora Hamsik, Marekiaro mio, oro di Napoli, riposati che fra un paio di settimane inizia il ritiro con la tua maglia Azzurra. Quest’anno, Marek mio, voglio almeno quindici gol e tante soddisfazioni. Io sono Matteo cinemablog.org Vitolo, e questo e’ l’ultimo commento sull’avventura Slovacca al mondiale sudafricano.

Matteo Vitolo

27 GIUGNO

ARGENTINA – MESSICO 3-1

L’Argentina vince una partita resa ancora più facile da un grave errore della terna arbitrale in occasione del primo goal di Tevez.

Maradona schiera la solita Argentina, con il “portafortuna” Maxi Rodriguez (autore del goal vittoria 4 anni fa) al posto di Veron, Burdisso al posto dell’infortunato Samuel e con Messi dietro le due punte Higuain e Tevez. Il Messico si schiera con una sola punta, Bautista, e tre mezze punte Hernadez, Guardado e Giovanni Dos Santos.

Il Messico parte forte, sopratutto con il suo terzino sinistro Salcido che trova una traversa da trenta metri.

L’Argentina stenta e la casuale disposizione in campo degli attaccanti certo non aiuta. Messi è sempre più costretto ad arretrare il suo raggio d’azione, l’assenza di Veron si sente e come. Appena Messi accelera, l’Argentina passa in vantaggio. Palla filtrante della Pulce per Tevez, il portiere respinge sui piedi di Messi che serve ancora Tevez che cinque metri oltre la linea del fuorigioco schiaccia di testa a porta vuota. La terna arbitrale italiana ci pensa un po’, guarda le immagini sul maxi schermo e decide di convalidare. Siamo al 25′ del primo tempo. Cinque minuti dopo, errore clamoroso del centrale difensivo Osorio che mette Higuain davanti al portiere per firmare il 2-0. Finisce il primo tempo con le giuste recriminazioni dei giocatori del Messico e con un’Argentina in vantaggio senza demeritare.

Il secondo tempo comincia con la veemente reazione del Messico. Dopo soli 7 minuti però, il suo portiere per la terza volta va a raccogliere in fondo al sacco il pallone che Tevez, aveva messo in rete con un tiro fortissimo da fuori area. Una delle più belle reti viste fin ora.

Il Messico non ci sta a perdere così ed infatti si butta a capofitto in avanti alla ricerca della rimonta. Sarà Hernandez, con un numero a scapito del marmoreo Demichelis, ad accorciare inutilmente le distanze.

L’Argentina sorprende per le poche idee offensive. Le statistiche dicono che l’88 % delle azioni d’attacco si svolgono per vie centrali. Messi, senza Veron, deve retrocedere moltissimo il suo raggio d’azione per ricevere palle giocabili. Questo rallenta tantissimo il gioco offensivo argentino che è sempre legato all’umore del fuoriclasse blaugrana. La completa assenza del gioco sulle fasce andrà sicuramente rivista a cospetto di un “4-4-2 europeo”. La difesa scricchiola sempre più, il recupero dall’infortunio di Samuel è fondamentale.

L’Argentina vincerà il mondiale, ma cosa succederà se Messi dovesse avere una giornata no nella partita contro la Germania?

pietropace.com

GERMANIA – INGHILTERRA 4-1

Germania-Inghilterra 4-1

(20′ pt Klose, 32′ pt Podolski, 37′ pt Upson, 22′ e 25′ st Mueller)

Germania-Inghilterra, un vero classico della storia del Mondiale, mai come questa volta è stata una gara a senso unico, dominata da una delle contendenti.

Vince meritatamente la Germania (4-1), e sarebbe bene che nessuno recriminasse troppo sull’episodio che nel primo tempo, ha visto gli inglesi lamentarsi per un gol non convalidato a Lampard, copia quasi esatta di quello che 44 anni fa diede la Coppa del mondo ai Leoni proprio a scapito dei tedeschi. Troppo forte, oggi, la Germania. Troppo svagata la nazionale di Capello, che avrà adesso l’onere di affrontare un difficile ritorno in patria.

Quante aspettative c’erano intorno a questa squadra? Quanta illusione, supportata dal fatto di avere a disposizione la migliore generazione di calciatori da tanti anni a questa parte? Ma oggi, come in tanti altri momenti del Mondiale, l’Inghilterra è sembrata poco squadra, distratta, forse impaurita. La difesa (Johnson-Upson-Terry-Ashley Cole) è stata semplicemente penosa e ha messo il povero James (voto 5.5) nella scomoda posizione di dover fare dei miracoli. Cosa che, ovviamente, non è proprio il suo pane.

Con dei difensori sistemati male e un centrocampo fin troppo statico (dei quattro si salva solo, parzialmente, Lampard), le speranze inglesi potevano essere riposte solo in Wayne Rooney. E invece anche oggi il fuoriclasse del Manchester Utd ha deluso le attese. A 24 anni ha già sulle spalle due mondiali deludenti, bisognerà che qualcuno ci spieghi cosa succede d’estate all’attaccante che nei mesi freddi terrorizza le difese di tutta Europa.

Bene, molto bene anzi, la Germania (voto 8). Ordinata, precisa, veloce. Sempre in partita anche nei momenti di maggiore difficoltà e, a differenza dell’Inghilterra, sempre pensante. Bravi Özil, Müller e i soliti Podolski e Klose. Anche se, a volerla dire tutta, appare di grande importanza il lavoro “sporco” che fanno Schweinsteiger e Khedira. Non so dove possa arrivare questa Germania, di sicuro è una delle realtà più positive di Sudafrica 2010.

Post scriptum: Detto questo, è INAMMISSIBILE che nel 2010 non si vogliano mettere a disposizione degli arbitri i mezzi (umani o tecnologici, fate voi) per accertare se una palla è effettivamente entrata in rete. Questa era entrata di due metri.

Ket.

26 GIUGNO

GHANA – USA 2-1 (dopo i tempi supplementari)

A Rustenburg si affrontano, per gli ottavi di finale di Sudafrica 2010, le nazionali di Ghana e Stati Uniti. Entrambe le squadre hanno svoltato con merito la boa del girone eliminatorio, gli USA sono una squadra molto fresca con un tasso tecnico superiore a qualche anno fa (che il soccer stia davvero prendendo piede negli States?), il cuore del Ghana ormai cominciamo a conoscerlo…

Ho faticato a seguire la partita (sabato sera impegnativo) ma una cosa posso dirvela: i leoni del Ghana hanno giocato come se davvero avessero sulle spalle l’intero continente!

La partita è stata equilibrata, a tratti molto combattuta. Il primo tempo è stato di marca ghanese: le Black Stars si portano in vantaggio con il “berlinese” Boateng e con un gioco fatto di scambi veloci travolgono gli USA, tanto che alla mezz’ora Coach Bradley leva Clark (che gira a vuoto) ed inserisce l’ex ragazzo prodigio Edu.

Nel secondo tempo tutto cambia: il forcing statunitense è molto intenso, il Ghana sembra aver terminato le energie, al 60′ Dempsey viene atterrato in area da John Mensah, l’arbitro fischia un penalty che Donovan realizza. Gli USA dominano il secondo tempo fino alla fine, le squadre tornano negli spogliatoi sapendo che dopo i tempi supplementari solo una squadra proseguirà il cammino mondiale.

Non si riesce a cominciare ed i ghanesi aggrediscono il campo come leoni: palla recuperata, rilancio lungo e Gyan infila la porta. 2-1 e tutta l’Africa è in festa. Gli USA ci provano ancora ma il risultato non cambia, per il Ghana ora si prospetta l’Uruguay nei quarti di finale.

Chiusura per due giocatori che vanno assolutamnte citati: Gyan, puntero ghanese, che ha lavorato davvero tanto e con qualità. Per ora tre reti all’attivo. Come tre reti stanno nel bilancio del mondiale 2010 di Donovan, centrocampista statunitense di cui continueremo a sentire parlare: fosforo e garretti, buona tecnica e grande carattere. In my opinion, un vero campione.

Paolo Corrà

URUGUAY – COREA DEL SUD 2-1

Il matrimonio di Pier mi impedisce di vedere in diretta il primo ottavo di finale: dopo aver visto gli highlights alla maison Crevani, per la partita tutta intera mi tocca di nuovo fare le quattro del mattino su SKY. C’è da dire che ne vale la pena.

L’inizio è scoppiettante: dopo 4 minuti il palo esterno colpito da Park Chu Young su calcio di punizione sembra un buon auspicio per i coreani. Ma non è così: passano solo 3 minuti e passa l’Uruguay, grazie alla dormita collettiva dell’intera linea difensiva asiatica, portiere compreso, che consente a Suarez di raccogliere indisturbato un cross di Forlan che attraversa l’intera area senza che nessuno se ne curi.

La Corea reagisce e trova la forza di pareggiare al 67′ con Li Chung Yong, che approfitta di un’uscita insensata di Muslera. L’inerzia della partita sembra pendere dalla parte degli asiatici, ma a spezzarla ci pensa nuovamente Suarez, al terzo goal nel torneo, questa volta con un fantastico destro a girare dal limite dell’area, “alla Del Piero” direbbe qualche giornalista italiano particolarmente provinciale. È la rete che decide la partita.

La Celeste si qualifica ai quarti di finale, dove incontrerà la vincente di USA – Ghana: le speranze di tornare in semifinale dopo quarant’anni sono più che mai concrete.

Alessandro Villari

25 GIUGNO

CILE-SPAGNA 1-2

SVIZZERA-HONDURAS 0-0

Termina qui la visione dolceamara del gruppo H per gli amici (e i fans) di Avvocato Laser. Qualche certezza e pure tanti dubbi..

Andiamo con ordine. 1) La Spagna si conferma: possesso di palla,attacco,occasioni e amnesie difensive. Se andrà avanti, ma il Portogallo è un osso più che duro, giocherà sempre in questo modo. Non ci sono dubbi. Per cui resta una delle favorite ma, tra le squadre di rango, forse la più fragile. Voto complessivo 6.5

2) Quanto mi piace il Cile! Anche ieri ha attaccato,corso e menato come poche altre squadre nel torneo.. Un calcio forse troppo spregiudicato per andare in fondo,ma vale sempre la pena di guardare le partite della Roja. Voto 7-

3) Arbitraggi ridicoli,parte III. Uno psicopatico ieri ha espulso Estrada per aver urtato Torres (3 per la sceneggiata,Niño!) in corsa, poi ha graziato Ponce che ha cercato di sopprimere Alonso.. Mah.

4) Come diavolo ha fatto la Svizzera a non passare? Una volta battuta la Spagna (a sorpresa) doveva gestire la gara col Cile e poi sommergere di gol l’Honduras (voto 5,che poi è un 6: ha fatto il mondiale che poteva fare). Missioni fallite in maniera incredibile. Voto 4.5 e la sensazione nettissima che le colpe della Spagna fossero superiore ai meriti di una squadra assolutamente mediocre. Con cui, infatti, nemmeno l’Italia aveva sfigurato due setimane fa.

Ket.

BRASILE – PORTOGALLO 0-0

Ultima partita del girone tra le due squadre già qualificate, matematicamente il Brasile, virtualmente il Portogallo che con i sette goal alla Corea del Nord aveva già sistemato la differenza reti.

Ne viene fuori un incontro decisamente più noioso di quanto la lista dei giocatori in campo avrebbe consentito: si bada a risparmiare uomini e forze in vista degli ottavi di finale. Il Brasile, privo di Kakà squalificato, cerca il goal con un po’ più di convinzione, perlomeno nel primo tempo. Il Portogallo, che pure avrebbe avuto più interesse a vincere per evitare il derby con la Spagna agli ottavi, è soltanto qualche affondo solitario e inconcludente di Cristiano Ronaldo.

I verdeoro restano la mia favorita per il mondiale, vedremo intanto che cosa combineranno agli ottavi contro un Cile che li ha già battuti nelle qualificazioni.

Alessandro VIllari

COREA DEL NORD – COSTA D’AVORIO 0-3

Finisce mestamente il Mondiale dei nostri eroi nordcoreani: un’altra sconfitta, la terza su tre partite. Dopo l’umiliante 7-0 dal Portogallo, la Costa d’Avorio si ferma a 3 marcature: per la cronaca gol di Tourè e Romaric nel primo tempo e di Kalou nella ripresa.

Alla fine si è rivelato troppo proibitivo il girone scaturito dal sorteggio: che ci fosse lo zampino di qualche nemico di Pyongyang? Rimane il rammarico di pensare a cosa avrebbero fatto i nostri eroi in un girone più facile (quello dell’Italia per esempio).

Comunque la Corea del Nord esce a testa alta, a differenza delle ultime due finaliste del Mondiale. Arrivederci a Brasile 2016 (sempre se la Corea riuscirà a qualificarsi…ma noi ci crediamo!)

Alessandro Caliandro detto “Ciccio”

24 GIUGNO

CAMERUN – OLANDA 1-2

Nessuna sorpresa in una partita che aveva comunque ben poco da dire: Olanda già quasi certamente prima, Camerun già eliminato. Tanto i Leoni Indomabili quanto gli Orange confermano quanto già mostrato finora: modesti gli uni, a parte Eto’o, e temibili gli altri.

Come già nelle due partite precedenti, l’Olanda non gioca un calcio spettacolare, ma lascia intravedere qualità straordinarie, e un controllo assoluto della situazione. Non fa mai più del necessario, ma il necessario lo fa benissimo. Segna Van Persie a conclusione di una bella azione al 36′ del primo tempo; dopo l’intervallo il Camerun si prende un po’ di campo e trova il pareggio con Eto’o su calcio di rigore al 65; a un quarto d’ora dalla fine Van Marwijk fa assaggiare il terreno a Robben, all’esordio in questo mondiale, e il giocatore del Bayern Monaco conferma di essere un'(ulteriore) freccia all’arco olandese, colpendo dopo dieci minuti l’incrocio dei pali con un formidabile sinistro a girare da fuori area: la palla rimbalza sui piedi di Huntelaar, che non deve far altro che appoggiare in rete.

L’Olanda chiude il girone a punteggio pieno e per me, tolto il Brasile, è la squadra favorita del torneo, considerato anche che agli ottavi trova due regali, uno previsto, il rientro di Robben, e l’altro inatteso: la Slovacchia.

Alessandro Villari

DANIMARCA – GIAPPONE 1-3

Honda: un giocatore così, la squadra del Sol Levante lo aspettava da quando Julian Ross dovette ritirarsi per la malformazione cardiaca. Segna il primo goal su calcio di punizione al 17′ del primo tempo, con la gentile collaborazione del portiere danese Sorensen che sempre su punizione, stavolta di Endo alla mezzora, becca pure la seconda rete. Imperversa in tutto il fronte d’attacco per l’intera partita facendo ammattire la difesa avversaria, firma l’assist del goal (di Okazaki) che chiude partita e discorso qualificazione all’87’, con un gesto tecnico straordinario che lascia di sasso Agger, che non sarà proprio il primo della lista, ma neanche l’ultimo degli stronzi.

Se intorno al giocatore del CSKA di Mosca il resto della squadra sarà all’altezza della situazione, il Giappone ha qualche chance di superare anche gli ottavi di finale che giocherà contro il Paraguay. Attenzione però: i sudamericani hanno dimostrato di valere ben di più di questa Danimarca, capace di vincere non senza una certa dose di fortuna soltanto col Camerun, ma nelle altre due partite dimostratasi indolente e di scarsa qualità. Nell’ultimo match riesce per pochi minuti a riaprire la contesa soltanto dopo il goal di Tomasson (ex Milan, ma soprattutto ex giocatore) che riesce a sbagliare un rigore all’81’ e quasi sbaglia pure la ribattuta da due metri a porta vuota. E comunque esce dal mondiale con un punto in più dell’Italia…

Alessandro Villari

SLOVACCHIA – ITALIA 3-2

Ultima partita del girone per la squadra azzurra contro la più europea delle avversarie nel girone, la Slovacchia.

L’undici di Lippi deve riscattare le prove opache delle prime due partite, ma un pareggio potrebbe bastare per passare alla fase successiva. Nei giorni precedenti alla partita si è parlato tanto della pochezza della manovra e della scarsa incisività dell’attacco.

Fatte queste premesse, Cippo Lippi cambia l’undici titolare rispetto alle prime due partite e rispolvera un fine geometra del centrocampo, un uomo di qualità, la fantasia al potere: Ringhio Gattuso. L’arguta mossa degna di Astutillo Malgioglio affonda definitivamente la squadra, che si ritrova per la prima volta a dover difendere, per di più con fatica, nel corso di questo divertente campionato del mondo.

Voragini bibliche ed epiche scorribande slovacche piegano la storica resistenza italiana, con un impeto pari a un alito di vento di fronte a un polline di pioppo. L’Italia va sotto, come sempre in questo mondiale. Gli italiani soffrono, ma sanno che solo stando sotto si scopre la bellezza dello stare sopra e già pregustano il ribaltone.

Intervallo, the caldo, bye bye Gattuso, welcome Quagliarello, imposto al telefono di Happy Hyppo Lippi direttamente dal nostro premier. Poco dopo la Slovacchia fa il secondo gol. Ma gli italiani lo sanno: sarà ancora più divertente vincere, partendo da un 2-0 per gli avversari. L’Italia capisce quindi che non può più difendersi, perchè forse ormai non c’è più niente da difendere e si butta all’attacco.

L’attacco dell’Udinese (Pepe, Quagliarella, Iaquinta e Di Natale) inizia a macinare. Segnamo un gol. La difesa della Juve continua a farsi macinare, prendiamo il terzo e gli italiani iniziano a capire che, sì, va bene l’ottimismo… sì, va bene toccare il fondo… però qui stiamo per uscire dai mondiali…

Quagliarello ci illude ancora un po’ e segna il 2-3. Il premier ha avuto ragione a imporlo a Lippi, Lui sì che ne capisce di calcio. Pepe si mangia un gol che forse … anche uno slovacco avrebbe segnato.

L’arbitro fischia la fine della partita, del girone e dei mondiali italiani.

In sintesi: finisce l’era Lippi, inizia un’altra era. Era ora…

Emanuele Carantani

Mi ricordo Italia ’90. Semifinale Italia Argentina… In campo c’era la mia nazionale che amavo più di ogni altra cosa… dall’altra Diego che urlava hijos de puta. Come finì quella giornata: finì male con l’Argentina in finale e le mie lacrime di bambino inconsolabile.

Mi ritrovo qui vent’anni dopo a parlare delle stesse emozioni. Perché dall’altra parte non c’è Diego ma Marek. Che non è Diego ma gli voglio bene lo stesso. La partita si e’ svolta differentemente con 80 minuti di Italia inesistente. In Italia ’90 ce la giocammo fino in fondo. L’Italia che abbiamo visto, soprattutto nel primo tempo è una squadra fantasma rispetto a quella di del mondiale 2006. Senza orgoglio, senza anima, senza idee.

La cronaca è impietosa nel primo tempo. Vittek segna e l’Italia entra nel pallone. Si rientra dopo la pausa e Lippi decide di giocare il tutto per tutto. Entrano Fabio Quagliarella e Christian Maggio. E Fabio Quagliarella, Masaniello mio, il cuore pulsante di Napoli, prende per mano la squadra e impone il gioco. Schiacciamo in qualche modo la Slovacchia nella sua metà campo ma non basta, perchè questa italia ha una difesa imbarazzante. E’ per quello che non arrivano palloni giocabili in attacco. La difesa fa acqua, il centrocampo torna a coprire e si crea una scollatura fra attacco e centrocampo incolmabile. Infatti prendiamo il secondo gol, sempre da Vittek, su azione dopo una palla ferma. Ma non ci stiamo e Quagliarella comincia a dialogare con Di Natale. Fabio tira di fronte al portiere che para miracolosamente ma trova il piedone di Totò che riapre le speranze. E tutta l’Italia spera. Combatte con una squadra che sembra in qualche modo rinata. Fino a quando torna la palla nella nostra metà campo. E arriva il terzo gol. Il mondiale finisce qui a tutti gli effetti. Ma ancora indomabile segna Fabio mio. Prima in fuorigioco. Annulato. Poi con una delle sue sfogliatelle calde calde. Continuiamo a combattere fino al fischio finale. Sull’ultima azione Pepe svirgola di destro illudendoci tutti.

Mi perdonerete se non ho parlato della Slovacchia e di Hamsik. Ho parlato dell’Italia che ha perso questa partita. Come di quella partita di Italia ’90 mi ricordo la sconfitta e non Maradona o il gol di Caniggia. Finisce così il nostro mondiale. Finisce con l’innamovibile paracarro Iaquinta. Con Quagliarella che entra solo un tempo e illumina la squadra. Con Pepe che perde palla sempre a metà campo. Con il blocco Juve. Con Lippi che si prende tutte le responsabilita’ per questa sconfitta imbarazzante.

Ma su tutto finisce con l’immagine di Fabio Quagliarella che piange. Le lacrime di Fabio, le mie lacrime. Io sono Matteo cinemablog.org Vitolo. E piango come 20 anni fa.

Matteo Vitolo

PARAGUAY – NUOVA ZELANDA 0-0

Che dire di questa partita? Inutile mentire: non l’ho vista, per ovvi motivi. Un’occhiata agli highlights mi conforta: per quanto orrida sia stata la partita dell’Italia, questa è stata peggio. Non solo non ci sono goal, ma, a quanto pare, neppure vaghe occasioni. Del resto, al Paraguay bastava un pareggio per vincere il girone, la Nuova Zelanda… beh, è la Nuova Zelanda. Che comunque finisce il suo mondiale senza sconfitte, con un punto in più dei Campioni del Mondo uscenti.

Alessandro Villari

23 GIUGNO

GHANA – GERMANIA 0-1

l’Avvocato Laser chiama, Bergamo risponde…

Con tanta simpatia (più dovuta alla birra che alle motivazioni per la partita) con i coinquilini abbiamo costituito un gruppo d’ascolto per seguire Germania -Ghana… In realtà i motivi di interesse sono più di uno: il girone D infatti è assolutamente aperto e le ultime due partite (oltre a quella in discussione c’era anche Australia- Serbia) si giocano in contemporanea.

Elementi di Background notevoli:

1) il CT del Ghana, Rajevac, è Serbo, ed una delle prospettive più realistiche è proprio che a contendersi il secondo posto nel girone siano Serbia e Ghana;

2) la stucchevole storia dei fratelli Boateng, padre ghanese e madre tedesca, entrambi nazionali ma con maglie differenti (comunque giocherà solo Boateng Ghanese);

3) La Germania non ha mai fallito la qualificazione nella fase a gironi, il Ghana è l’ultima squadra africana in corsa nel primo mondiale africano.

La Germania è una squadra con un progetto davvero apprezzabile: gioventù, dinamismo, tecnica e multirazzialità (nel calcio l’orgoglio ariano è sicuramente in secondo piano), il Ghana è considerato il “Brasile d’Africa”… forse non una delle migliori Seleçao della storia (ma nella nazionale verdeoro giocarono anche Portaluppi e Casagrande) ma il paragone ci può anche stare, soprattutto vista la buona tecnica di giocatori come Ayew (che peraltro è il figlio dell’indimenticabile Abedì Pelè) e Prince Tagoe.

Tema tattico della gara è il confronto tra il 4-2-3-1 tedesco e lo mstrano modulo 4-1-4-1 del Ghana. I tedeschi premono sull’acceleratore dall’inizio del primo tempo: Cacau è molto mobile e la squadra mostra una buona intensità di gioco. Il Ghana da parte sua controlla i tedeschi e riesce a strappare un paio di ottime occasioni ribaltando velocemente il gioco: Gyan subito in mostra al 13′ (anticipato al momento del tiro) ed al 24′ (percussione a centro area ma tiro inconsistente). Da parte sua la Germania ha due splendide occasioni con Oezil (davvero un bel giocatorino) al 25′ ed alla mezz’ora con Cacau in girata. Il tempo si chiude con Kingson che respinge un’insidiosa punizione di Schweinsteiger.

Nella ripresa il Ghana riparte convinto, al 50′ Asamoah, approfittando di uno svarione difensivo, arriva a tirare un rigore in movimento su cui è bravo, ancora una volta, il portiere ghanese Kingson. Al 15′ la Germania va a segno con uno strepitoso tiro dal limite di Oezil, il Ghana si riversa in avanti ma mostra tutti i suoi limiti in fase realizzativa (beh, quasi come l’Italia…) Poco dopo (19′) Rajevac decide di innalzare il tasso tecnico delle Black Stars inserendo Sulley Muntari, di cui ricordiamo solamente un tiro svirgolone Oratorio Style intorno al 35’…

La partita finisce 1-0 per la Germania, contemporaneamente l’Australia batte la Serbia, la Germania si qualifica come prima del girone (e beccherà l’Inghilterra, ahi ahi), il Ghana a pari punti con i Serbi passa per la miglior differenza reti (e troverà gli USA, match interessante)… In tutto ciò Dossena, che come commentatore tecnico arriva a farci rimpiangere Salvatore Bagni, passa il tempo dell’aftermatch, mentre ghanesi e tedeschi festeggiano assieme, a chiedersi se i fratelli Boateng si abbracceranno. A quanto pare, non è successo.

Paolo Corrà

AUSTRALIA – SERBIA 2-1

Da questa partita due considerazioni.

Il primo: la dura legge del goal è davvero dura, e inesorabile. Nella prima ora di gioco la Serbia crea sei-sette occasioni nitide per passare, ma non ne azzecca neppure una. L’Australia si affaccia dall’altra parte per la prima volta al 69’ e segna, con Cahill. Altro tiro cinque minuti dopo e altro goal (quell’Holman che già aveva infilato la porta del Ghana nella partita precedente). Sul due a zero la Serbia ha altre quattro occasioni: una la mette (Pantelic all’84’), tre le sbaglia clamorosamente. Un modo come un altro per meritarsi sconfitta ed eliminazione. Un altro modo del resto è l’arbitro uruguaiano Larrionda che all’89’ non vede un fallo di mani solare di Cahill in area. Non è un errore da poco: col pareggio sarebbe passata la Serbia insieme alla Germania. Vittoria di Pirro per l’Australia, comunque, la cui differenza reti è zavorrata dal 4-1 subito contro la Germania all’esordio.

La seconda: se è vero che a ogni edizione del Mondiale qualcuno si lamenta del pallone ufficiale (troppo leggero, troppo pesante, troppo rotondo…), questa volta le proteste contro il famigerato Jabulani paiono davvero giustificate. La maggior parte delle occasioni (e due dei tre goal) arrivano, in questa partita come in quasi tutte le altre, da tiri da fuori apparentemente innocui o che nemmeno verrebbero provati in condizioni normali: o i portieri sono diventati tutti brocchi, o c’è qualcosa che non va. Così è un altro gioco, più funzionale a Mai dire goal ma a mio parere meno interessante perché più casuale. Ma tant’è: decidono gli sponsor.

In ogni caso, consiglio ai giocatori italiani per questo pomeriggio: appena vedete la porta, tirate.

Alessandro Villari

SLOVENIA – INGHILTERRA 0-1

Dopo aver portato il Tottenham in Champions League, Jermain Defoe porta l’Inghilterra agli ottavi di finale dei mondiali segnando al 23′ del primo tempo l’unico goal di giornata dei Leoni. Visto lo stato di forma degli altri attaccanti, compreso Rooney, proprio non si capisce come mai nelle partite precedenti Capello gli avesse concesso soltanto un quarto d’ora.

Per il resto della partita, i sudditi della Regina giocano un po’ meglio che nelle prime due uscite, producono alcune palle goal (compreso un palo di Rooney solo davanti al portiere a metà della ripresa) e tutto sommato non corrono rischi, soprattutto per la pochezza della Slovenia. Niente di trascendentale comunque.

Il secondo posto nel girone è insomma una punizione sufficiente per l’Inghilterra: ma se incontrerà la Germania (in caso di vittoria stasera contro il Ghana) servirà ben altro a Capello e compagnia per avanzare oltre gli ottavi di finale.

Alessandro Villari

USA – ALGERIA 1-0

Vincono gli USA e si qualificano agli ottavi di finale come prima del girone, e con merito. Dopo aver pareggiato, con un po’ di fortuna, con l’ambiziosa Inghilterra e aver realizzato una memorabile rimonta contro la Slovenia in vantaggio di due goal, ottengono la prima vittoria del torneo con un’altra prestazione convincente.

E dire che la partita poteva mettersi sui binari sbagliati quando, al 6′ del primo tempo, Djebbour colpisce la traversa. Ma da quel momento in poi è monologo a stelle e strisce: occasioni divorate, miracoli del portiere nordafricano Bohli e malasorte (il palo di Dempsey al 56′) si sprecano, ma la palla non vuole saperne di entrare. Ci pensa Donovan, definito dai commentatori di SKY il miglior giocatore statunitense di tutti i tempi, a segnare la rete che vale la qualificazione in pieno tempo di recupero: e in fondo è giusto così.

Alessandro Villari

22 GIUGNO

GRECIA – ARGENTINA 0-2

Ho già detto che l’argentina vincerà i mondiali?

C’è davvero poco altro da dire.

Arriva agli ottavi con 9 punti, 7 goal fatti ed uno solo subito, ma sopratutto con prestazioni davvero sempre convincenti.

Finalmente anche la stampa si accorge che il vero fenomeno di questa squadra è Juan Sebastian Veron. La sua visione del gioco è atlantica. Vede cose che altri solo immaginano (gazzetta.it).

Gli ottavi dovrà giocarli con il Messico che finora ha sorpreso tutti. Vedremo!

pietropace.com

NIGERIA – COREA DEL SUD 2-2

È la Corea a passare agli ottavi di finale: lo fa pareggiando 2-2 contro la Nigeria, dopo una partita con tante emozioni. La squadra africana passa in vantaggio al 12′ del primo tempo con Uche, che sfiora il raddoppio con un palo al 36′. Ma due minuti dopo la Corea del Sud pareggia con Lee Yung Soo e nella ripresa passa in vantaggio, al 3′, con Park Chu Young. La Nigeria non ci sta e su rigore agguanta il pari, 2-2, con Yakubu, al 24′. Nel finale emozioni da ambo le parti, con Martins che sbaglia il possibile 3-2 da ignorante del calcio mondiale.

La Corea affronterà agli ottavi l’Uruguay.

pietropace.com

FRANCIA – SUDAFRICA 1-2

C’è modo e modo di essere eliminati da un mondiale: Gli africani sono, è vero, la prima squadra del Paese ospitante a uscire al primo turno della competizione in 18 edizioni della Coppa del Mondo. Ma escono a testa alta, dopo aver giocato con squadre tutte sulla carta più forti: hanno rimediato sì una brutta figura contro l’Uruguay, ma se la sono giocata alla pari con il quotato Messico (secondo nel girone per la differenza reti) e hanno dominato sulle macerie della Francia finalista a Berlino nel 2006.

La Francia è semplicemente imbarazzante, per la terza volta in tre partite. Se non fosse che pure noi rischiamo di uscire tra un paio di giorni, ci sarebbe da sorridere alla catastrofe dei “cugini” d’Oltralpe. Ancora una volta incomprensibili le scelte di Domenech, dettate probabilmente anche dal clamoroso ammunitamento della squadra nei giorni scorsi. I galletti vengono presi a pallate per quasi tutta la partita da un Sudafrica che segna due goal nel solo primo tempo ma potrebbe farne tranquillamente il triplo (anche, va detto, grazie all’espulsione probabilmente eccessiva di Gourcouff sull’1-0). Soltanto nel secondo tempo hanno un sussulto di dignità che consente loro di accorciare le distanze, ma l’uno a due serve soltanto a spezzare i sogni residui dei padroni di casa, non certo a nascondere la vergogna dei Bleus.

L’Irlanda di Trapattoni, scippata nello spareggio delle qualificazioni dal vile goal di mano di Henry, è vendicata.

Alessandro Villari

MESSICO – URUGUAY 0-1

L’altra faccia del girone A sono le due squadre americane che si qualificano a braccetto per gli ottavi di finale, senza nemmeno bisogno del tanto temuto biscotto.

Vince l’Uruguay con merito, e ottiene molto probabilmente in premio di evitare l’Argentina nel primo scontro a eliminazione diretta. Il goal arriva sul finire di un primo tempo divertente, e porta la firma del gioiellino dell’Ajax Suarez (non a caso già acquistato dal Manchester United).

Nella ripresa, le notizie di Francia – Sudafrica non destano preoccupazioni. Le due squadre continuano a giocare a viso aperto anche se comprensibilmente il ritmo cala: chi prosegue deve risparmiare le forze.

Alessandro Villari

21 GIUGNO

SPAGNA – HONDURAS 2-0

Nel bene e nel male, questa è la Spagna. Le Furie Rosse ripartono da una convincente vittoria contro la cenerentola del giorno, e forse del mondiale, che ne conferma sia i pregi che i limiti. Se andrà avanti (e andrà avanti, non possiamo dubitarne) la Spagna sarà questa. Contro qualsiasi avversario. Una squadra in grado di creare tanto, con un possesso palla fluido e una grande capacità di creare occasioni da rete. Ma anche una formazione-cicala, in grado di specchiarsi per lunghi tratti nelle sue stesse bellezze e di sprecare in maniera sciocca tante occasioni da rete. Se imbroccherà la giornata giusta, nella prossima giornata, sarà peggio per il Cile. Ma se riusciranno a contenerli, confinandoli magari quei due-tre metri fuori dall’area di rigore, allora i rischi per i campioni d’Europa saranno tanti. Nella gara con l’Honduras grande prestazione per David Villa (7 pieno, nonostante il rigore fallito ), ma abbiamo apprezzato anche Jesus Navas. Per il sivigliano (6.5) una prestazione molto più convincente di quella di Silva nella prima gara.

Ket.

CILE – SVIZZERA 1-0

Come rovinare un Mondiale di calcio, lesson n.2

Cari amici, nella prima lezione qualcuno vi ha probabilmente parlato dell’orribile pallone da spiaggia imposto dal tanto amato Sponsor Globale. Oggi invece parliamo degli arbitri. Il signor Al Ghamdi (voto 4) in vita sua ha arbitrato probabilmente solo incontri scolastici di pallavolo. Per questo motivo si trova a disagio ogni qualvolta due giocatori vengono a contatto, come testimoniano le ammonizioni in serie di Suazo (al 1′ p.t.!), Nkufo, Ponce, Barnetta, Inler, Fernandez, Medel e Valdivia. Behrami gioca solo 31′ prima di venire cacciato per una gomitata semi-inesistente. Paranoia pura, ma va anche detto che io Behrami (voto 5) l’ho visto espellere per falli scemi in tutte le competizioni in cui ha giocato. Paradossalmente l’unico fallo forse da rosso (di Carmona) viene invece punito lievemente, segno di un’indiscutibile stato confusionale. Va bene il mondiale “festa del calcio”, va bene lo spazio concesso a tutte le confederazioni, ma le squadre lottano quattro anni per arrivare alla Coppa del mondo, trovare arbitri adeguati mi sembra tutto sommato un’aspettativa minima.

Per quanto riguarda il verdetto campo, vince il Cile, ma solo 1-0. Segna, in un’azione viziata da un possibile fuorigioco, Mark Gonzalez (30′ s.t.) dopo un bello scambio Valdivia-Paredes. A furia di sprecare tanto, i sudamericani potrebbero venire eliminati comunque se – come appare possibile – la Spagna li batterà e la Svizzera farà tanti gol all’Honduras. Peccato, ma in fondo questa è un po’ l’essenza del Loco Cile allenato dal Loco Bielsa (voto 7, in ogni caso).

Ket.

PORTOGALLO – COREA DEL NORD 7-0

Da Pyongyang l’ordine era stato perentorio: “in onore ed in ricordo del Compagno Saramago, dovrete lasciar vincere il Portogallo!”.

E, come si sa, per dedizione ed amor di patria, nessuno é secondo ai nostri eroi nordcoreani. Risultato: 7-0.

Alessandro Caliandro, detto “Ciccio”

20 GIUGNO

BRASILE – COSTA D’AVORIO 3-1

Il Brasile si qualifica per gli ottavi di finale con un turno di anticipo battendo nettamente la Costa d’Avorio. Il risultato fotografa una prestazione convincente e giustifica le ambizioni dei verdeoro di conquistare il terzo mondiale consecutivo fuori dall’Europa: la squadra di Dunga si mostra formidabile in tutti i reparti: la difesa guidata da Julio Cesar – uscito di scena Buffon, probabilmente il miglior portiere del torneo – non ha sbavature almeno fino al 3-0; il centrocampo gestisce il gioco a piacimento, mostrandoci il gemello bravo del Felipe Melo visto quest’anno alla Juve; la partita di Kakà e Luis Fabiano, infine, scioglie ogni riserva sull’attacco che aveva lasciato perplessi nella partita contro la Corea del Nord.

Sono proprio questi due a confezionare il primo goal al 25’, con un’azione in stile Joga Bonito: triangolazione avviata da un tacco del giocatore del Siviglia, che raccoglie in area il passaggio di ritorno di Kakà e infila in rete con un gran destro. Il primo tempo non ha altri sussulti, con il Brasile che riesce perfettamente a imbrigliare gli Elefanti, al tiro per la prima volta soltanto al 38’.

La ripresa comincia con il raddoppio di Luis Fabiano, che riesce nella stessa azione a toccare per ben due volte il pallone con la mano. L’arbitro, forse abbagliato dalla bellezza del sombrero del brasiliano, non se ne accorge e convalida. Il terzo goal è frutto nuovamente della gran vena di Kakà, che fugge sulla fascia sinistra e mette al centro per Elano in anticipo sul suo marcatore.

È il 62’. Solo a questo punto si sveglia la Costa d’Avorio, che accorcia le distanze con Drogba al 79’ e sfiora il goal in un altro paio di occasioni.

Ma è decisamente troppo tardi. L’unica cattiva notizia per il Brasile è l’espulsione di Kaka per due ammonizioni rimediate in nemmeno cinque minuti a fine partita: la seconda per una gomitata fantasma rifilata a un giocatore avversario. Che la prova TV faccia giustizia!

Alessandro Villari

ITALIA – NUOVA ZELANDA 1-1

Domenica pomeriggio: piove e va in scena il secondo incontro per gli azzurri di Claudio Lippi. Cosa si può voler di più da una domenica? Birre e gelato? Abbiamo anche quelli, la partita può cominciare..

Il commissario azzurro sceglie come al solito lo schieramento iniziale utilizzando un dado truccato: il risultato è quindi il più ovvio e prevedibile possibile. Ma tant’è: i Forti non si affidano alla sorpresa, ma ad una superiore e scrupolosa preparazione tattico-tecnica, alchemia di schemi e di virtuosismi studiati negli ultimi anni sul candido lettino del Porcello nazionale.

Subito mettiamo in mostra il primo schema: fallo a metà campo, campanile nella nostra area, gol! Questo schema è stato così bene assimilato che ci ritroviamo anche oggi subito sotto per 1-0. Grazie Lippo Lippi, sei veramente un grande stratega!

L’allenatore avversario cambia gli attaccanti e al loro posto schiera tre giocatori di hockey (sport molto di moda nel continente oceanico). I neoentrati neozelandesi sfruttano le loro abilità di elbowing e stendono in serie i quattro difensori italiani. L’arbitro del Guatemala non capisce più a che gioco si stia giocando e nel dubbio dimentica i cartellini in fondo al suo sacco di yuta.

La mossa degli hockeisti ha quindi funzionato e ha esaltato il mister avversario che prosegue con la girandola di sostituzioni: ecco che escono i quattro difensori. Al loro posto entrano quattro muratori bergamaschi molto incazzati che in men che non si dica costruiscono un muro davanti alla propria area di rigore. Anche oggi la partita ricorda gli schemi più duri di Arkanoid, con i giocatori italiani nelle veci delle palline multiple.

Ad un certo punto (a un punto certo), Capitan Futuro De Rossi getta il cuore oltre l’ostacolo, l’arbitro vede uno sgambetto e fischia rigore. Panico nei telespettatori: e adesso chi lo tira? Abbiamo qualcuno capace? Sono tutti degli scarponi… Panico nei telespettatori: tira Iaquinta, che dopo il gol si indica il naso “E adesso spaccatemi questo, fottuti hockeisti neozelandesi!!” Gol, 1-1, tutti nello spogliatoio a bere un the caldo.

Tante novità nella ripresa, cambi, controcambi, genialate, rabone, veroniche e sombreri. Ma nessun gol. Degno di nota il primo gelato sfornato dalla gelatiera di casa.

In sintesi: nulla è perduto fuorché l’onore. Dimostrarsi deboli con i deboli, non significa che saremo forti con i forti.

Emanuele Carantani

SLOVACCHIA – PARAGUAY 0-2

Pare giochi paracarro Iaquinta titolare di fianco a Gilardino. E che ci volete fare… sono qui che attendo l’inizio di Italia Nuova Zelanda, io sono Matteo cinemablog.org Vitolo e ho seguito per voi Paraguay Slovacchia.

Marekiaro non puo’ semplicemente essere interamente la Slovacchia. Il suo talento e’ indiscusso e indiscutibile, oro-di-Napoli, ma il resto della squadra semplicemente non lo segue. E il Paraguay che e’ squadra minimamente piu’ degna della slovacchia si impone facilmente nel primo tempo. Pochi spunti degni di nota fino a quando al ventisettesimo del primo tempo il Paraguay va in gol con Vera finalizzando d’esterno un ottimo assist di Barrios. Paraguay non pago del risultato continua ad attaccare e sfiora il raddoppio appena prima che l’arbitro Maillet mandi tutti a bere un the caldo negli spogliatoi.

Inizia il secondo tempo e la Slovacchia pare capire che perdendo avrebbero ben poche speranze di passare il turno. Hamsik, grande campione, prende per mano la squadra ma pare essere l’unico a cercare di combattere un nemico che non e’ un gigante, ma solo un pochino piu’ grande. Ma il Paraguay spezza le poche e vaghe idee della Slovacchia rendendo la partita di una noiosita’ devastante. Fino a che il Paraguay raddoppia su un’azione che ha dell’incredibile. Calcio di punizione e la difesa della Slovacchia rimane immobile e guardare il nulla. Riveros si trova la strada facile e raddoppia mettendo al sicuro i tre punti a pochi minuti dalla fine.

Va beh… Marekiaro oro-di-Napoli non ha avuto tanta fortuna in questo Mondiale e speriamo non ne trovi nella prossima partita. Marekiaro ti voglio bene tu lo sai. Ma Giovedi’ avimm’ vincere… Vado a vedere l’Italia.

Matteo cinemablog.org Vitolo

19 GIUGNO

CAMERUN – DANIMARCA 1-2

Peccato essermi perso questa sfida, che a giudicare dalla sintesi dev’essere stata molto divertente (ma sicuramente non quanto la festa di matrimonio di Daniele). Gli higlights mostrano occasioni equamente distribuite da una parte e dall’altra, frutto per la verità più di cappelle difensive che di grande organizzazione di gioco. Prevale alla fine la Danimarca, che oltre a un po’ di fortuna ha il merito di riuscire a raddrizzare una gara nata storta.

Al 10’ infatti Eto’o si ritrova con un calcio di rigore in movimento a disposizione, grazie a un passaggio incomprensibile – e sbagliato, ovviamente – di C. Poulsen (sì, quello della Juve). L’attaccante dell’Inter non sbaglia e porta avanti il Camerun. Gli africani sfiorano il raddoppio tre minuti dopo con un gran tiro di Emana, fuori di pochissimo. Alla mezzora la Danimarca pareggia: Rommedhal sulla destra brucia il suo dirimpettaio su lancio lunghissimo di Kjaer, arriva sul fondo e mette in mezzo, dove vari difensori camrunensi mancano l’intervento e consentono a Bendtner di insaccare. La partita resta vivace e tra il 40’ e il 45’ minuto si contano non meno di quattro occasioni, tra le quali il palo clamoroso di Eto’o sugli sviluppi dell’ennesimo regalo danese.

Nella ripresa la musica non cambia. La Danimarca completa la rimonta e si porta in vantaggio al 60’ con Rommedhal, che sulla sua fascia fa quello che vuole: arriva sul fondo, rientra e con un bel sinistro a girare batte Hamidou. Il Camerun attacca ma non riesce a sfruttare le occasioni che pure non mancano. I Leoni Indomabili sono domati, e con zero punti in due partite sono già fuori dal Mondiale. La Danimarca si giocherà la qualificazione all’ultima partita, in cui sarà costretta dalla differenza reti a sconfiggere il Giappone.

Alessandro Villari

GHANA – AUSTRALIA 1-1

I miei cronisti latitano, così, tornato a casa alle due e mezzo dal matrimonio di Daniele, mi tocca guardarmi almeno gli Highlights della partita delle 16 (del giorno prima, ormai). Che non dev’essere stata una brutta partita, a quanto sembra: più che altro, è il festival delle difese sbilenche.

Comincia quella del Ghana, il cui portiere Kingston al 10’ non trattiene il pallone scagliato da Bresciano su punizione: interviene prontamente Holman e insacca l’uno a zero. Passa un quarto d’ora e l’australiano Kewell non fa onore al suo passato nel Liverpool e si fa espellere per un fallo di mani sulla linea di porta, al termine di una mischia che non fa onore al calcio in generale. Asamoah Gyan realizza così il secondo rigore per il Ghana in due partite, e porta gli africani, a sorpresa, in testa al girone.

L’ora successiva, con le Stelle Nere in superiorità numerica, scorre con occasioni da una parte e dall’altra, quasi tutte create da errori difensivi e tutte fallite per l’abilità di Schwarzer da un lato e per l’insipienza degli attaccanti dall’altro. Finisce 1-1. Con Ghana – Germania e Australia – Serbia ancora da giocare, può succedere davvero di tutto.

Alessandro Villari

OLANDA – GIAPPONE 1-0

Un’Olanda sorniona piega il Giappone con il minimo sforzo , ottiene quasi matematicamente qualificazione e primo posto nel girone: due partite, tre gol fatti e zero subiti. Non è spettacolare come la squadra che ci bastonò agli Europei 2008 ma è senz’altro più cinica e concreta: il suo faro, Sneijder, sembra aver assimilato a fondo la lezione di Mourinho all’Inter.

Nel primo tempo non c’è letteralmente nulla da raccontare, se non la supremazia territoriale degli Orange che tengono la palla tra i piedi il 70% del tempo. Il Giappone fa quello che può, ma non è molto.

Nella ripresa Sneijder decide che è ora di segnare, l’Olanda alza il ritmo e al secondo tentativo serio trova l’uno a zero: il merito è da dividere in parti uguali tra il fantasista dell’Inter, che da fuori area, quasi da fermo, indirizza nello specchio un destro violentissimo, il pallone Jabulani con le sue malefiche traiettorie, e il portiere nipponico Kawashima che alla fine della fiera se la butta dentro da solo.

È il 58’. Nella mezzora abbondante che segue l’Olanda addormenta la partita e non ci sono altre emozioni. Il Giappone, che ha lasciato a casa i gemelli Derrick, si rende pericoloso soltanto all’89’: ma il goal della beffa non arriva. Lo scrivo oggi, in tempi ancora non sospetti, a futura memoria: la squadra arancione mi ricorda (non cromaticamente, s’intende) l’Italia del 2006: si regge su un paio di giocatori molto in forma, non gioca bene ma non prende goal, è pure un po’ fortunata. Domani vado a guardare le quote SNAI. Il Giappone, come previsto, si giocherà il secondo posto nel girone nell’ultima partita con la Danimarca.

Alessandro Villari

18 GIUGNO

INGHILTERRA – ALGERIA 0-0

What an uninspiring match. Slow, ponderous and tired. I was marking exam scripts whlst watching this and found it more entertaining. Please can I have the last 2 hours of my life back?

I am not one to boast, but I can guarantee that I have made better moves under an Italian than the England team.

Tania Ziegler

SLOVENIA – STATI UNITI 2-2

Venerdì pomeriggio, in studio sono praticamente da solo e ne approfitto per impossessarmi della sala riunioni. Collego un computer al proiettore e, grazie agli amici di Futbolarg.com, mi gusto una partita che, un po’ a sorpresa, si rivela tra le migliori viste finora. Come i signori.

Il goal della Slovenia al 12′ del primo tempo con un gran tiro da fuori di Birsa (grazie Jabulani!) detta il tema tattico della partita: Stati Uniti avanti con tutti gli effettivi alla ricerca del pareggio e Slovenia pronta a ripartire in contropiede. Un classico. Gli americani giocano bene e creano qualche occasione, ma sprecano sotto porta per il motivo banale che nessuno tira. Come da copione, dopo che un minuto prima in quattro statunitensi non avevano trovato di meglio che passarsi ossessivamente il pallone a un metro dalla linea, al 41′ la Slovenia raddoppia: quattro passaggi da un’area all’altra e Ljubijankic non sbaglia.

Per fortuna degli Stati Uniti la ripresa inizia con il gran goal di Donovan, che entra in area palla al piede senza che nessun avversario se ne curi e raggiunge l’area piccola: nonostante abbia solo il portiere davanti vorrebbe passare la palla, ma i suoi due compagni in mezzo, perfettamente soli, si sgambettano a vicenda, e il nostro non può fare a meno di tirare. Handanovic, portiere induttivista, non se l’aspetta: 2-1 e USA nuovamente in partita.

L’assedio degli americani prosegue per tutto il secondo tempo e produce il pareggio di Bradley (secondo caso di figlio del CT in goal in questo mondiale, dopo Weiss della Slovacchia) all’81’. C’è ancora il tempo per la rete del clamoroso sorpasso, siglata da Edu all’85’, ma l’arbitro Coulibaly aveva fischiato un attimo prima un misterioso fallo in attacco.

Finisce in parità, si deciderà tutto negli ultimi 90 minuti.

Alessandro Villari

GERMANIA – SERBIA 0-1

After a dazzling display against Australia we were expected to win this match too. Unfortunately we had not bargained for the referee from hell, Spaniard Alberto Undiano. During the first half he gave seven yellow cards , two of which went to Klose. His sending off for a tackle without malice, in which he was trying to play the ball, was outrageous. Naturally this changed the whole complexion of the game and Serbia scored within 2 minutes of this decisive event.

However, Germany did have the opportunity to draw level with a penalty kick at the end of the first half. When a German steps up to take a penalty, the outcome is a forgone conclusion. The last time Germany missed a penalty in the World Cup was in 1974. Yet Podolski did not convert this opportunity, and so now, thanks to disgraceful refereeing, Group D is still wide open.

Tania Ziegler

17 GIUGNO

FRANCIA – MESSICO 0-2

Nel giorno in cui l’Argentina si qualifica matematicamente per gli ottavi di finale, la Francia conquista quasi inevitabilmente il biglietto di ritorno dal Sudafrica perdendo contro il Messico.

Diciamolo subito, a scanso d’equivoci: il Messico è un’ottima squadra, gioca bene e ha quattro o cinque giocatori di grande qualità: non a caso, in quattro appartengono alla nidiata che nel 2005 conquistò il mondiale Under-17. Spiccano tra questi Dos Santos ed Hernandez: quest’ultimo, entrato all’inizio del secondo tempo, apre le marcature nemmeno dieci minuti dopo, messo da solo davanti alla porta da un lancio perfetto di Rafa Marquez. Il Messico crea occasioni per tutta la partita (con il difetto di concretizzarne soltanto due) e con pieno merito raddoppia a un quarto d’ora dalla fine con un rigore sacrosanto trasformato dal trentasettenne Blanco. Giusto che sia la squadra allenata dall’ottimo Aguirre a guadagnare verosimilmente l’accesso agli ottavi di finale.

Detto questo, la Francia gioca una partita imbarazzante: con Benzema sul divano di casa sua e Henry desolatamente in panchina fino al fischio finale, un solo tiro pericoloso nello specchio della porta in tutta la partita, e soltanto nel secondo tempo; Ribery non incide e sono evidenti la totale assenza di idee e una pessima organizzazione difensiva. La colpa ha un nome e un cognome: Raymond Domenech, che con ogni probabilità, e con grande sollievo dei tifosi francesi, siederà sulla panchina bleue soltanto un’altra volta, contro il Sudafrica nell’ultima partita del girone – e del mondiale della Francia.

Dopo il triplice fischio, i giocatori francesi vanno a salutare i loro tifosi, e la telecamera inquadra impietosa alcuni supporter con la faccia tricolore che mostrano il dito medio. Non hanno tutti i torti.

Alessandro Villari

GRECIA – NIGERIA 2-1

Dopo la radiocronaca, la telecronaca, questo che segue è il primo esperimento di chat cronaca. Dopo averlo letto vi sembrerà di (non) aver visto la partita. Non sappiamo se questo esperimento verrà ripetuto quindi godetevelo.

(5:24:07 ) pietro: comincio ora

(5:24:10 ) pietro: a scrivere

(5:18:41 ) pietro: nooooooooooooooooooooooooo

(5:18:51 ) pietro: minchia che ha sbagliato la grecia!

(5:18:54 ) pietro: nooooooooooooooooooooooooooooooo

(5:19:04 ) Alessandro: io tifo per la nigeria

(5:19:06 ) pietro: mamma mia che ha sbagliato il nigerianooooooooooooooooo

(5:19:10 ) pietro: paranoia

(5:28:54 ) pietro: ale

(5:29:02 ) pietro: questa è la migliore partita che ho visto sin ora

(5:29:13 ) pietro: ti dico solo che la grecia ha tirato 21 volte in porta

(5:29:37 ) Alessandro: per i prossimi mondiali voglio fare in modo di poter lavorare a casa mia quando mi pare e piace

(5:31:12 ) pietro: miiii

(5:31:15 ) pietro: che paperone

(5:31:27 ) pietro: il portiere della nigeria migliore in campo ha fatto una papera mostruosa

(5:31:39 ) Alessandro: e ha preso gol?

(5:32:11 ) pietro: si

(5:32:22 ) pietro: colpa del pallone?

(5:32:23 ) pietro: mi sa di si

(5:32:30 ) pietro: perchè ha fatto miracoli finora

(5:32:34 ) Alessandro: 2-1 per la Grecia quindi?

(5:32:57 ) pietro: si

(5:33:06 ) Alessandro: buon per la Corea

(5:33:29 ) Alessandro: che a pari punti con la Grecia è in vantaggio per via dello scontro diretto

(5:33:34 ) Alessandro: povera Nigeria invece

(5:33:39 ) pietro: a casa

(5:33:46 ) Alessandro: non è detto comunque

(5:33:52 ) pietro: potrebbe pareggiare

(5:34:01 ) pietro: se riuscisse a tirare in porta almeno…

(5:34:09 ) Alessandro: potrebbe anche perdere questa, e vincere contro la Corea del Sud

(5:34:27 ) pietro: alla nigeria hanno espulso uno!

(5:34:29 ) pietro: ecco perchè

(5:34:30 ) Alessandro: supponendo che l’Argentina non faccia il biscotto con la Grecia

(5:34:32 ) pietro: mi pareva strano

(5:34:49 ) Alessandro: insomma, tutto aperto ancora

(5:34:51 ) Alessandro: per il secondo posto

(5:34:59 ) pietro: e poi c’ha in panchina sia Martins che Obinna

(5:35:10 ) pietro: è un genio l’allenatore!

(5:36:49 ) pietro: qualcuno gufa

(5:36:56 ) pietro: si è appena fermato lo streaming

(5:37:16 ) pietro: fiuuuu… ripartito

(5:37:27 ) pietro: cmq la grecia dominia

(5:37:51 ) pietro: e karagunis è tornato ad essere un genio del calcio mondiale

(5:38:39 ) Alessandro: io gufo per invidia

(5:38:42 ) Alessandro: ma non molto

(5:38:51 ) Alessandro: perché mi devi mandare il resoconto prima di tornare a casa

(5:39:37 ) pietro: esce un vecchio entra un giovane (per la cronaca)

(5:39:54 ) Alessandro: chi è il vecchio?

(5:39:58 ) Alessandro: chi è il giovane?

(5:40:01 ) Alessandro: in che squadra?

(5:40:15 ) pietro: vecchi=grecia

(5:40:22 ) pietro: esce gekas entra ninis

(5:40:37 ) Alessandro: che nomi buffi che hanno

(5:40:44 ) pietro: i difensori greci sono dei maledetti ignoranti

(5:40:46 ) Alessandro: jackass

(5:40:55 ) pietro: martins farebbe faville…

(5:43:02 ) pietro: vabbè

(5:44:21 ) pietro: la grecia si è rotta i coglioni di giocare

(5:44:24 ) pietro: è evidente

(5:44:43 ) pietro: quando cominciano ad inquadrare gli allenatori… è finita la partita

(5:44:54 ) pietro: cmq un partita molto bella

(5:45:00 ) pietro: ti sarebbe piaciuta

(5:45:12 ) Alessandro: peccato

(5:46:04 ) pietro: peccato che stia finendo

(5:46:06 ) pietro: cmq

(5:46:13 ) pietro: per la cronaca

(5:46:37 ) pietro: entrambi i goal della grecia sono frutto di errori della difesa nigeriana

(5:46:45 ) Alessandro: ma è finita?

(5:46:56 ) Alessandro: e il gol della nigeria di chi è frutto?

(5:47:06 ) pietro: il primo di Salpingidis è stato deviato da un divensore

(5:47:23 ) pietro: il secondo di torosedutis è stata una papera del super portiere nigeriano

(5:47:45 ) Alessandro: e quello dei nigeriani?

(5:47:48 ) pietro: mancano 2 minuti

(5:47:58 ) Alessandro: forza Nigeria!

(5:48:18 ) pietro: su punizione

(5:48:30 ) pietro: quello della nigeria su punizione

(5:48:54 ) pietro: la grecia ha vinto in rimonta grazie all’espulsione di kaita al 33 del Pt

(5:49:44 ) pietro: (nel frattempo sono stati ammoniti tutti i nigeriani)

(5:49:58 ) pietro: (stanno cercando di far fuori almeno un greco)

(5:50:04 ) pietro: (senza riuscirci)

(5:50:23 ) pietro: (il più gettonato è Karagunis)

(5:50:55 ) pietro: 4 minuti di recupero

(5:54:44 ) Stai inviando un trillo a Alessandro…

(5:54:48 ) pietro: finita

pietropace.com

ARGENTINA – COREA DEL SUD 4-1

Dopo aver letto il tabellino, chiunque potrebbe pensare che Higuain sia stato l’uomo partita.

La verità è differente però. Diciamo per semplificare che la tripletta di Gonzo l’avrei fatta anch’io ed anche il 95% percento di voi cari lettori.

Veniamo alla cronaca. Pare che durante la partita, verso il 15′ del primo, le famose vuvuzelas abbiamo improvvisamente cominciato ad emettere un suono diverso dal solito, una cosa tipo: PONZI PONZI PO’ PO’ (il mio pc aveva le casse spente quindi io non posso certificare). Il pubblico sudafricano infatti dopo aver visto in faccia i difensori coreani, ha capito subito come sarebbe andata la partita (nonostante l’incomprensibile assenza di Veron!). In definitiva il 4 a 1 va stretto agli argentini che, sopratutto nel secondo tempo, con un attaccante forte in campo avrebbero potuto farne almeno una dozzina di reti. L’infortunio di Samuel sicuramente influirà sulle prossime prestazioni della squadra visto che Demichelis e Durdisso assieme sono peggio della peste bubbonica.

La Corea che tanto si era fatta notare per la quantità di corsa contro la Grecia, si è letteralmente sgretolata davanti alle accelerazioni di Messi & Co.

Confermo, l’argentina è l’unica squadra con la rosa in grado di vincere il mondiale in maniera facile facile.

pietropace.com

16 GIUGNO

SUDAFRICA – URUGUAY 0-3

Non bastano Tshabalala, Jabulani e vuvuzelas a sostenere il Sudafrica nella sua seconda uscita nel mondiale di casa: a soli sei giorni dall’inizio del torneo il destino della nazione ospitante sembra segnato.

Il risultato però è bugiardo. L’Uruguay (che non otteneva una vittoria a un mondiale da Italia ’90) trova un goal fortunato al 23′ del primo tempo con un tiro da 40 metri di Diego Forlan deviato dalla schiena del sudafricano Mokoena.

La reazione dei padroni di casa non produce nessuna occasione degna di questo nome. Gli uruguagi mantengono il controllo del gioco senza correre rischi e senza produrre acuti finché al 75′ Suarez in area trascina il piede contro quello del portiere sudafricano: l’arbitro svizzero Busacca ci casca, espelle Khune e consente a Diego Forlan di realizzare la sua doppietta.

La beffa finale arriva al 94′, con il goal di Alvaro Pereira, per il 3-0 decisamente eccessivo che spinge il Sudafrica mestamente fuori dalla competizione, lanciando l’Albiceleste verso gli ottavi di finale.

Alessandro Villari

SPAGNA – SVIZZERA 0-1

Alcune regole auree del calcio. Primo: guai a specchiarsi troppo nel bel gioco. Secondo: per segnare bisogna, ogni tanto, tirare in porta. La Spagna campione d’Europa in carica le infrange tutte e due e viene puntualmente punita da una Svizzera non trascendentale ma ordinata e (ahimé) cinica. Partita che potrebbe essere tranquillamente divisa in due. In quella che parte al fischio iniziale e termina con il gol di Gelson Fernandez (52’) c’è praticamente solo la Spagna. Che tiene palla, che accelera e rallenta a piacimento e, soprattutto, sembra voler entrare in porta con la palla. Da segnalare un miracolo del bravo portiere Benaglio (7 pieno per lui) su Piqué, una punizione di Xavi e alcuni traversoni poco convinti a cercare Villa. Nella ripresa stesso copione fino al gol, peraltro rocambolesco, della Svizzera. Rivedibili, nell’occasione, sia Busquets che lo scriteriato Casillas (4,5), che entra in tackle scivolato anziché uscire basso, come tutti i portieri normali. La “seconda” partita è più congeniale alla Svizzera di Hitzfeld, che deve aspettare, coprirsi e semmai provare a ripartire. Del Bosque manda in campo Torres, Jesus Navas e poi Pedro, ma gli elvetici non cedono, anzi al 74’ colpiscono un palo con Derdiyok. Nel finale Alonso fa tremare la traversa da fuori area, una semiprodezza balistica che non fa che confermare la regola aurea numero due. Il risultato non cambia, la Svizzera può sognare la Spagna – invece – non può più permettersi di sbagliare.

Premio della critica per Senderos (voto 10) che entra in tackle su un compagno di squadra, si fa male ed esce. Il tutto a gioco fermo.

Ket.

HONDURAS – CILE 0-1

Il sospetto che potesse rivelarsi l’ormai classica partita di Sudafrica 2010, povera di gioco e soprattutto di reti, si è rivelato infondato almeno per metà. Honduras-Cile finisce “soltanto” 0-1, ma chi ha avuto l’idea di mangiare in fretta e mettersi davanti alla tv per la gara delle 13,30, questa volta non ha fatto un cattivo affare. Il Cile è una squadra aggressiva e veloce, che se non si perderà per strada potrà fare un po’ di strada nel mondiale. Certo, saranno decisivi gli scontri con Spagna e – soprattutto – Svizzera, ma intanto l’ostacolo Honduras è stato superato, e senza soffrire troppo. Nel giorno della contemporanea assenza dei due Suazo (il David dell’Honduras e l’Humberto cileno) decide una rete di Beausejour al 34’. Poi inizia una serie di occasioni che porta a più riprese la “roja” di Bielsa vicina al raddoppio: Isla, Sanchez e Valdivia le provano (quasi) tutte per arrotondare il punteggio, ma senza esito. Finisce 0-1, per adesso il Cile merita una sufficienza piena (6,5 diciamo) ma aspettiamo che il 3-3-1-3 dei sudamericani venga messo alla prova contro avversari di maggior consistenza.

Ket.

15 GIUGNO

BRASILE – COREA DEL NORD 2-1

Il giorno che tutti i nordcoreani, e non solo, stavano aspettando è arrivato: a distanza di 44 anni dai mondiali inglesi, dei quali rammentiamo il ricordino che fece alla nostra nazionale il dentista dell’esercito Pak Doo-Ik, la Corea del Nord torna a un mondiale.

L’esordio per i nostri eroi non è dei più semplici: a Johannesburg si trovano di fronte il Brasile Pentacampeão.

Il momento più toccante e più bello di tutta la serata è, sicuramente, l’esecuzione degli inni: sia perchè per qualche minuto tacciono quelle fottute trombette insopportabili, sia per le lacrime del bomber coreano, Jong Tae-Se.

Lo schema della partita è di quelli già scritti in partenza: Corea che si difende in 11 e Brasile che prova in tutti i modi a sfondare. Per tutto il primo tempo, però, il fortino nord-coreano regge bene e si va al riposo sullo 0-0.

Giusto il tempo di una bella pubblicità dell’evento “Una voce per Padre Pio” ed eccoci al secondo tempo.

Il Brasile entra in campo più convinto e riesce a sfondare: al 55’ gran gol di Maicon (con qualche responsabilità del portiere Ri Myong-Guk) ed al 71’ raddoppio di Elano.

Quando tutti si aspettano una goleada, invece, viene fuori il carattere dei nord-coreani che all’88’ segnano la prima rete del loro mondiale, con Ji Yun-Nam, accorciando le distanze e sancendo il risultato finale di 2-1.

Sapevamo che il Brasile sarebbe stato un ostacolo insormontabile per la nostra Corea del Nord ma, all’enorme differenza di tasso tecnico, i coreani hanno sopperito con la loro quadratura tattica e con l’orgoglio tipico del loro popolo.

Un ultimo appunto riguardante quanto detto dai telecronisti rispetto alla mancanza di giornalisti nord-coreani in Sudafrica: vista la caratura dei giornalisti italiani inviati alla manifestazione (Bagni, Dossena, Bruno Longhi, Marco Civoli etc.), come possiamo biasimare la scelta della Corea del Nord?

Ciccio

COSTA D’AVORIO – PORTOGALLO 0-0

Ennesimo pareggino di inizio Mondiale: anche squadre di solida reputazione, come il Portogallo già semifinalista a Germania 2006, sembrano attanagliate dalla paura di esordire con una sconfitta. Ne viene fuori, ancora una volta, uno spettacolo piuttosto modesto.

I lusitani confermano tutti i luoghi comuni legati alla loro cronica mancanza di attaccanti decorosi: il solo Cristiano Ronaldo non basta, anche perché si dimostra all’altezza del Pallone d’Oro vinto nel 2008 soltanto al 10′ del primo tempo, quando con un siluro da fuori colpisce il palo esterno.

La Costa d’Avorio, priva di Didier Drogba che fino a poche ore dal via tiene un braccio al collo, è poca cosa. Ma l’attaccante del Chelsea è uno di quei pochi giocatori che si fanno giocare anche con una gamba sola, figuriamoci con un solo braccio! Il mister Svenn Goran Eriksson trae la stessa conclusione a metà della ripresa, ed effettivamente gli Elefanti guadagnano fiducia e metri di campo. Il risultato però non si sblocca fino alla fine.

L’impressione è che le due squadre si giocheranno il secondo posto nel girone, alle spalle del Brasile, con la differenza reti contro la Corea del Nord. Corea del Nord permettendo, naturalmente.

Alessandro Villari

NUOVA ZELANDA – SLOVENIA 1-1

Tutti terrorizzati dal pareggio di ieri sera eh? Tutti con la paura di uscire al primo turno? Non vi preoccupate. Io sono Matteo cinemablog.org Vitolo e ho seguito per Voi Nuova Zelanda Slovacchia.

Che diciamocelo subito: sono due squadre imbarazzanti. Lascia perdere che nella slovacchia gioca Marekiaro oro-di-Napoli Hamsik. Non si possono proprio guardare. E infatti per tutto il primo tempo assistiamo a quello che puo’ essere facilmente definito del pessimo calcio: poca tecnica, nemmeno una parvenza di gioco tattico, idee nulle.

Marekiaro, emozionato dal momento ma con il piglio del grande campione, prova e riprova a prendere per mano la sua Slovacchia ma solo Weiss sembra andargli dietro. Rimane non pervenuta invece la Nuova Zelanda che ci prova anche ad impostare un po’ il gioco ma senza il minimo successo.

Si va per la pausa e al ritorno, dopo 48 minuti di noia e sbadigli ecco arrivare il goal di Weiss, figlio e omonimo del coach Weiss ex giocatore della slovacchia a Italia ’90. Per tutta risposta la nuova Zelanda continua a sonnecchiare. E lo fa per i rimanenti 44 minuti fino a che, inaspettatamente, indecorosamente e anche un po’ ingiustamente visto che mi ero giocato lo 0 a 1, dal nulla Reid, che normalmente dovrebbe fare il terzino e invece si ritrova nell’area slovacca, segna il gol del pareggio.

Buono per noi italiani che ci ritroviamo tutti a parimerito in classifica. Con questi avversari e’ doveroso passare agilmente il turno. Oppure ci troveremo costretti a cambiare sport nazionale. Dai Marekiaro. Ti aspetto contro il Paraguay.

Matteo Vitolo

14 GIUGNO

ITALIA – PARAGUAY 1-1

Un buona Italia porta a casa un pareggio che le va stretto nella partita di esordio del mondiale in Sudafrica.

Fin da piccoli ci hanno raccontato che l’Africa è un continente secco e arido. Oggi alla prima vera occasione di vedere in diretta immagini dal continente nero, mi accorgo che tutti, dalla suora dell’asilo alla bidella delle superiori, mi hanno raccontato un sacco di fregnacce: in Africa piove! E l’erba è scivolosa, come l’erba del parchetto vicino a casa mia: chissà con quante altre false convinzioni crescerò…

Comunque, l’Italia scende in campo contro il Paraguay: Lippi sceglie la formazione che tutti si attendevano. E questo per me è già il primo buon segno: la sorpresa non è l’arma dei forti. Negli undici titolari ci sono sei juventini, due fiorentini, un romanista, un milanista(dal passato juventino) e un genoano (dal passato e dal futuro juventino). Gli interisti con cui vedo la partita parlano ancora di triplete e del fatto che a noi manca uno come il Principe. Tra me e me penso che Giannini ormai sia troppo vecchio per la nazionale e poi si è sputtanato alla grande quella volta che si è candidato con Bud Spencer per Forza Italia a Roma. Ma tant’è… dagli interisti non mi aspetto di più durante questo mondiale. Certo, se Lippi convocava Toldo… Che coppia, in panchina con Piruzi!

L’Italia parte arrembante: scende un po’ a destra, spinge a sinistra, fraseggia per vie centrali… Il possesso palla è tutto per noi, ma di tiri non se ne vede neanche uno. Mi viene in mente Barcellona-Inter, lo dico, gli interisti gongolano, gli italiani si toccano. All’improvviso, da una innocua punizione da metà campo, parte un cross a campanile: Cannavaro decide che saltare non fa più per lui e un paraguagio qualsiasi anticipa De Rossi e porta in vantaggio i sudamericani. Tristezza, Sconforto e gli altri cinque nani maledetti si impossessano del clima nel meridiano di Greenwich.

L’intervallo riscopre nell’allegra comitiva il boliviano che c’è in tutti noi: insulti grezzi e gratuiti contro i paraguagi, birre di qualsiasi nome e provenienza e una trombetta reduce da un carnevale di qualche anno fa riportano fiducia e brio al gruppo di vecchi amici. La fine della pubblicità con il ritorno della voce di Bagni e l’uscita di Buffon attenuano notevolmente l’euforia, ma la svolta c’è stata e i risultati non si faranno attendere.

Inizia il secondo tempo, tutto sembra come prima ma non è più così. Noi lo sappiamo e loro lo sanno. L’arbitro Ciumbia lascia spesso un po’ con l’amaro in bocca. Come la Faxe. Ma un uomo su tutti guida il crescendo della squadra: Daniele De Rossi, capitan Futuro, arpiona e rilancia come solo lui può fare. Se non fosse per la barba che ispida arrichisce il suo volto, ricorderebbe uno schema difficile di Arkanoid più che un giocatore di calcio. Proprio lui su azione di calcio d’angolo svetta imperioso sovrastando(?) il suo marcatore e impatta il risultato sull’1-1. E questo per me è il secondo buon segno: la sorpresa non è l’arma dei forti, ma il culo… L’Italia ci crede: i nuovi innesti Camoranesi e Di Natale donano alla manovra italiana quella fluidità e quella capacità di spunto che erano mancati fino a questo punto della partita. Dal suo canto, il Paraguay non ci sta e prova a reagire con le rapide incursioni di Vera e con le fastidiose pizzicate di Morella (Tetta?). Ma ormai la partita volge al termine: nessun messaggio satanico ci attenderà ascoltando le parole di Bagni alla rovescia, nessuno cercherà di smuovere dal pareggio la partita tra le due favorite del girone.

In sintesi, l’Italia pareggia: un bene per come si era messa la partita, un male per come l’abbiamo giocata. Più giusto di così..

Emanuele Carantani

GIAPPONE – CAMERUN 1-0

Come si scrive “Camerun”? Questo il primo problema che si presenta dovendo raccontare questa partita: lo risolvo scegliendo questa grafia, che mi sembra quella più diffusa in italiano. Il secondo problema è che di questa partita ho visto soltanto una breve sintesi, dal momento che la serata di ieri è stata interamente dedicata all’esordio dell’Italia: farò dunque la sintesi della sintesi, e lasciando più spazio (sopra) al resoconto di Italia – Paraguay. Tanto lo so che vi interessa solo quello. Intanto, già un po’ di righe le ho riempite.

Il Giappone, sebbene privo di Holly e Benji, raggiunge l’Olanda in testa al gruppo E sconfiggendo un Camerun volenteroso ma troppo dipendente dall’estro di Eto’o. Il fresco campione d’Europa con l’Inter decide di riposarsi nel primo tempo, e la difesa dei Leoni Indomabili pensa bene di imitarlo: al 39′ un cross attraversa da destra tutto lo specchio della porta senza che nessun camerunense trovi ragionevole intervenire, il nippone Honda ha così il tempo di stoppare la palla, fumarsi una sigaretta e spedire in porta.

Non si può dire che nel secondo tempo manchi la reazione degli africani: Eto’o finalmente si sveglia e regala lampi di classe e potenza, come quando al 10′ lascia sul posto tre avversari all’altezza della bandierina del calcio d’angolo e serve il compagno Choupo Moting liberissimo al centro: ma la conclusione è sciaguratamente fuori. L’occasione più clamorosa per il Camerun è sui piedi di Mbia, che a cinque minuti dalla fine stampa sul palo un gran destro da fuori area. Per gli africani, la prossima partita con la Danimarca sa già di ultima spiaggia.

Alessandro Villari

OLANDA – DANIMARCA 2-0

Buon esordio degli Orange contro una squadra tradizionalmente ostica come la Danimarca. Colpisce soprattutto la notevole abbronzatura degli olandesi, in particolare Sneijder e Kuyt, che saranno alla fine i migliori in campo: chissà che i due fenomeni non siano collegati.

Primo tempo di sterile supremazia territoriale olandese, interrotta da un paio di vani tentativi dei danesi. La partita si anima nella ripresa, che inizia con il goffo autogol di Simon Poulsen (solo omonimo dello juventino). La Danimarca non reagisce ed è l’Olanda a sfiorare a più riprese il raddoppio, con Sneijder che finalmente sale in cattedra mostrando il suo enorme talento. L’interista colpisce la traversa all’80’ e avvia l’azione del secondo goal cinque minuti dopo con una palla telecomandata che Elia spedisce sul palo, prima che Kuyt ribadisca in rete.

Finisce qui: l’Olanda avvalora la propria candidatura a protagonista del torneo, i nipotini di Amleto avranno modo di rifarsi contro Camerun e Giappone, senz’altro più alla loro portata.

Alessandro Villari

13 GIUGNO

GERMANIA – AUSTRALIA 4 – 0

Al Moses Mabhida Stadium di Durban si affrontano due compagini che portano addosso le cicatrici per le ferite inflitte loro dagli Azzurri nel mondiale del 2006, rispettivamente in semifinale e agli ottavi: Bianchi di Germania e Socceroos danno vita ad un incontro dagli esiti probabilmente prevedibili, ma la innata simpatia che ispirano i canguri e la curiosità che suscita la rosa guidata da mister Loew, che sfoggia un look Emo pur avendo 50 anni, permette di trascurare i facili pronostici.

Pronti, via! e il prosciutto e melone va di traverso perché l’Australia si presenta in area con un’azione incasinatissima che fa tremare i panzer; i replay, tuttavia, mostrano che il pericolo per il portiere Neuer è stato, in realtà, frutto del Caso – che in questo caso si è travestito da Garcia – piuttosto che figlio di una manovra offensiva.

All’ 8’ Podolski scaraventa in rete un cross basso di Mueller. I canguri cercano di fare la barricate, manco fossero le 5 giornate di Milano, e si dannano l’anima per sbrigliare una situazione che li vede giganti dai piedi d’argilla. Culina, che tutto ha tranne ciò che suggerisce il suo nome, è un laterale che gira meticolosamente a vuoto, ma almeno è il secondo giocatore dell’Australia a entrare nell’area teutonica: colpo di testa a campanile. Al 26’ asse tutto Oktoberfest: Lahm crossa dalla trequarti – uno di quelli che Altafini odia, per intenderci –, il portiere australiano Schwarzer (figlio di immigrati tedeschi) esce in modo sciagurato, Klose ringrazia e incorna perentoriamente. 2-0.

Nel secondo tempo la disperazione australiana spalanca in anticipo le porte degli spogliatoi a Cahill dell’Everton, espulso, per la verità ingiustamente. La Germania continua a mantenere la velocità alternata, lenta fino a centrocampo e velocissima in attacco. Al 23’ Mueller segna il terzo gol e al 25’ Cacau infila il quarto gol di piattone su assit di Ozil. Per la statistica, Holmar spettina il prato a due metri da Neuer con un tiro velleitario.

Emanuele Di Salvo

SERBIA – GHANA 0-1

Prima vittoria di una squadra africana in questo mondiale: a ottenerla, meritatamente, è il Ghana su una deludente Serbia.

Primo tempo di noia mortale, senza neppure un’occasione da annotare sul taccuino: non è una novità in questo avvio di Coppa. La ripresa si vivacizza un po’, per merito delle Stelle Nere: al quarto d’ora Asamoah Gyan di testa scheggia il palo; alla mezzora viene espulso il serbo Lukovic per due ammonizioni racimolate nel giro di venti minuti. Proprio quando il destino della Serbia sembra segnato, Stankovic e compagni alzano finalmente il ritmo e in pochi minuti creano le tre occasioni migliori della partita. La frittata la fa l’ex giocatore della Fiorentina Kuzmanovic, che al 39’ in un raptus di follia colpisce di pugno nella propria area una palla totalmente innocua. Il rigore è realizzato impeccabilmente da Asamoah Gyan. Nel finale assedio sconclusionato della Serbia, mentre è il Ghana a sfiorare il raddoppio con il palo clamoroso di Asamoah Gyan, migliore in campo.

Alessandro Villari

ALGERIA – SLOVENIA 0-1

Oggi all’ora di pranzo (mentre stavo per l’appunto pranzando senza badare ai Mondiali) si è svolta la partita più attesa dai tifosi di tutto il mondo: Algeria-Slovenia; la ragione dell’attesa è che uno scontro così insignificante ha permesso a milioni di appassionati di calcio di dedicarsi per un paio d’ore alle proprie morose o ai lavoretti domestici. Anche i single con a propria disposizione una pletorica servitù domestica per i riassetti domenicali avranno trovato comunque di meglio da fare perlomeno durante il primo tempo, che anche l’inviato di Repubblica descrive come caratterizzato da “equilibrio soporifero”. Dovendo in ogni caso dire qualcosa sui 45 minuti iniziali, segnalerò che la prima metà di questo incontro sportivo è stato senz’altro occasione di meditazione per i popoli algerino e sloveno, divisi da una lunga storia di reciproca indifferenza ma accomunati dall’essere stato teatro di interventi militari ottomani alcuni secoli fa. E da oggi accomunati anche da aver condiviso un’oretta e mezza di noia assoluta davanti al tubo catodico.

Durante l’intervallo il ct della squadra balcanica ha rimescolato la formazione sostituendo un tizio con un altro. Una cosa simile la fa il ct della squadra maghrebina buttando dentro un certo Ghezzal che ha giocato pure col Siena. Questo qua ha deciso che la partita era noiosa per eccessivo rispetto delle regole (ecco un immigrato che si è ben integrato in Italia) e ha cominciato a fare falli a raffica; a un certo punto credendosi un viceportiere, o pensando di essere ad un torneo di beach volley sulle dorate spiagge di Durban, ferma con le mani una palla, in area. L’arbitro lo butta fuori. Per un effetto domino, come Ghezzal si credeva portiere, così il vero portiere crede di essere stato reclutato come dodicesimo giocatore della Slovenia: quando uno slavo butta una palla in rete al rallentatore, il portiere algerino decide di lasciarla passare. Gli ultimi dieci minuti trascorrono senza ulteriori emozioni.

Che altro dire? La Slovenia è una delle tre nazionali di Paesi confinanti con l’Italia presenti a questi mondiali. L’Algeria si affaccia sul mar Mediterraneo; forse per qualche giorno non lo farà, però, per la vergogna.

Mauro Vanetti

12 GIUGNO

ENGLAND – USA 1-1

England’s team consists of a group of overpaid, womanising men who have several drink/driving convictions between them. Their best play was very early on in the game, when Heskey played the ball through to Gerrard, who made a world class finish to score the first goal.

The USA had plenty of possession after this, and saw that Rooney was marked very closely. In the 40th minute, Dempsey made a hopeful effort from a distance which should have been an easy save. But Rob Green made an absolute howler and the ball escaped from his hands into the back of the net.

Heskey was probably the man of the match, but in England now we will be hearing the tired excuses of why the USA ‘are actually not a bad team’.

The Muppet, Kermit the Frog, is the man to quote when he says, “It’s not easy being Green”.

Tania Ziegler

ARGENTINA – NIGERIA 1-0

Ho avuto la fortuna di incontrare, nel Carrefour di Pavia, l’osservatore per il campionato italiano del ct dell’Argentina (vedi foto) Maradona. Gli ho chiesto del perchè della non convocazione di Zanetti e Cambiasso e lui è rimasto senza parole. Gli ho chiesto come mai Milito non fosse titolare e lui mi ha risposto allo stesso modo. Insomma il dubbio rimane.

Ma veniamo alla partita. Maradona si accorge solo ieri di non avere terzini. A quel punto chiama Zanetti ma il vulcano islandese gli impedisce di arrivare puntuale e quindi maradona è costretto a far giocare il preparatore dei portieri terzino destro ed un Ex SS terzino sinistro. La partita comincia e tutti si chiedono come mai gli attaccanti dell’argentina sembrino messi in campo alla cazzo. Dopo soli 5 minuti la partita sarebbe finita. Se in campo ci fosse stato in campo uno che quest’anno ha fatto cose che hanno portato il sottoscritto al limite dell’omosessualità (leggi tripleta) e non un ignorante del calcio chiamato Higuain. La nigeria invece, scegliendo di mettere in porta quello dei fantastici quattro, Enyeama, riesce a limitare i danni! Durante il secondo tempo, Sebastian “il calcio” Veron decide di assumere anche il ruolo di allenatore ad interim, dopo aver illuminato in lungo e largo con assist a tutto spiano ignobilmente sprecati da giocatori alti mezzo metro. E fa l’unica cosa sensata possibile: mette dentro Milito. Ovviamente la partita a questo punto finisce.

Tutte le volte che la palla esce dal campo e passa dalla parti della panchina dell’Argentina lo spettatore capisce come mai Maradona si trova ad essere cittì dell’Argentina, il tocco non si discute. L’Argentina vincerà i Mondiali di calcio, nonostante Maradona, me l’ha detto l’osservatore per il campionato italiano (vedi foto).

pietropace.com

COREA DEL SUD – GRECIA 2-0

Appena ho letto il calendario ed ho visto che la prima partita del girone B era Grecia Corea del Sud ho pensato: la grecia è la squadra che ha vinto un europeo senza segnare mai e la Corea è Park del Manchester. La partita è andata infatti così: Park fa il bello e cattivo tempo grazie ai suoi compagni che corrono come dei satanassi ignorando le basilari regole della fisica (e qualche volta anche del calcio). La grecia ha deciso di sostituire gli eroi del campionato europeo con alcune statue di Fidia. Solo così si spiega il fatto di aver preso goal da un famoso, ma ormai anzianotto, attore di kung fu movie, Lee Bruce su calcio d’angolo.

Ad un certo punto però la partita arriva ad una svolta, un famoso capo indiano, tale Torosedutidis decide di fumare il calumet della pace con lo stesso Park il quale lo umilia davanti al mondo infilandolo e sgargamellandolo a velocità supersonica.

Unica nota di colore: il terzino sinistro della grecia, pur di diventare un nostro idolo, ha deciso di cambiare sesso e di correre 20 maratone consecutive. Grazie Patza, fra poco, senza cuore.

pietropace.com

11 GIUGNO

FRANCIA – URUGUAY 0 – 0

La saletta telemunita della pizzeria Castello è gremita al calcio d’inizio di Francia – Uruguay. Una fastidiosa scolaresca occupa la tavolata di fianco a noi, ma la partita è talmente brutta che c’è poco da rovinare.

Nel primo tempo, un paio di occasioni per la Francia (Govou al 6′, Gourcouff al 17′) e una per l’Uruguay con gran tiro da fuori di Forlan al 15′. Il resto della prima frazione è noia, alleviata da un paio di birre medie. La ripresa è pure peggio: spiccano un’occasione sprecata ancora da Forlan al 72′ e l’espulsione dell’uruguagio Romero all’80. La mia pizza “parmigiana”, in compenso, non è male.

La partita si chiude con Henry, entrato da poco, che dimostrando pochissimo senso del pudore invoca un inesistente fallo di mano in area.

La Francia sembra una squadra potenzialmente molto forte, ma evidentemente la guida di un idiota come Domenech non è priva di conseguenze. Se i tanto acclamati Gourcouff (sostituito) e Ribery continuano a giocare così, è fondata la speranza di vederla fuori già nella prima fase.

Alessandro Villari

SUDAFRICA – MESSICO 1-1

Maledetti! Il tanto sbandierato canale in streaming della RAI non funziona sul mio computer preistorico, e le TV cinesi sono tutte fuori uso: la prima partita del mondiale 2010 mi tocca guardarla in differita nottetempo!

Comincia forte il Messico con un’occasione clamorosa già al 2′ minuto. Il primo tempo si gioca praticamente a una porta sola: il Sudafrica tira in porta per la prima volta al 43′. La seconda frazione si apre, a sorpresa, con il vantaggio del Sudafrica su azione di contropiede conclusa da un terrificante sinistro a incrociare di tale Tshabalala. Il Messico reagisce e pareggia con Rafa Marquez al 78′, non prima che il Sudafrica abbia sbagliato un goal a porta vuota e si sia visto negare un rigore solare. Allo scadere palo clamoroso del Sudafrica: ma i Bafana Bafana dovranno aspettare la prossima partita per la loro prima vittoria.

Alessandro Villari

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