Viareggio: un’altra tragedia evitabile
Articolo pubblicato sul sito di FalceMartello il 9 luglio 2009.
Si è tenuto il, 7 luglio, il funerale di 15 delle 22 vittime finora accertate della strage di Viareggio.Si è così conclusa, presumibilmente, la vera e propria staffetta di personalità politiche di ogni livello, che fin dalle prime ore successive all’esplosione si sono avvicendate sul luogo e in televisione, facendo a gara a chi esprimeva maggiore cordoglio, e con frasi più efficaci. Da ultimo, anche il Presidente della Repubblica Napolitano non ha fatto mancare il suo consueto ‘monito’: “Si deve fare chiarezza prima ancora di verificare se ci sono delle responsabilità”.
Ben inteso, è giusto partecipare nel modo più sincero al dolore di quanti hanno perso i propri cari e le proprie case in un modo tanto insensato. Ma proprio per rispetto di questo dolore è tanto più necessario sottolineare che la tragedia non è stata una sfortunata fatalità, ma un evento che si sarebbe potuto evitare, e che porta responsabilità precise.
Tanto per rassicurare il Capo dello Stato, la dinamica dell’incidente sembra ormai piuttosto chiara, come indica la perizia del Professor Paolo Toni, incaricato dalla Procura di Lucca. La causa del deragliamento è stata la frattura di un asse del vagone-cisterna. “Se la fase di manutenzione avesse funzionato, se fosse stata ben programmata, se i controlli fossero stati frequenti, quella frattura avrebbe avuto un’altissima probabilità di essere individuata”, ha spiegato il perito del Tribunale.
Appare così confermato quanto avevano denunciato i delegati RSU / RSL dell’Assemblea Nazionale dei Ferrovieri già all’indomani dell’incidente: “La rottura di un asse di un carrello del vagone merci è un incidente tipico che non è stato mai tenuto nella giusta considerazione nonostante l’elevatissimo rischio connesso. Esso si è ripetuto innumerevoli volte, sempre fortunatamente con conseguenze meno gravi, da ultimo nei giorni scorsi sempre in Toscana, a Pisa S. Rossore ed a Prato”.
Dunque, in sostanza, a provocare l’incidente sembra essere stata la mancanza di manutenzione, a monte, e di controlli, a valle, adeguati. Non a caso, fin dal giorno dopo la tragedia, mentre ancora si contavano i morti, è iniziato il gioco sempre di moda dello scaricabarile, tra l’Amministratore Delegato di Trenitalia Mauro Moretti, la multinazionale con sede europea in Austria GATX Rail Europe, proprietaria dei vagoni, e la società che li avrebbe noleggiati, di cui non si conosce neppure ancora con certezza l’identità.
Polemiche di questo tipo servono soltanto a confondere le acque e cercare di insabbiare il tutto. Al di là dei cavilli giuridici, la questione è molto più semplice e qualsiasi lavoratore o utente lo comprende intuitivamente: la privatizzazione di un servizio pubblico fondamentale come quello del trasporto, la totale apertura alle logiche del mercato e del profitto, hanno sottratto da anni risorse sempre più ingenti alla sicurezza e alle reali esigenze dei cittadini, in favore di speculazioni redditizie per pochissimi (la TAV in primis), e sostanzialmente inutili per tutti gli altri. Manutenzione e controlli non rendono e quindi si tagliano, anche se dovrebbero essere il primissimo bene da garantire, l’Alta Velocità sì e per farla si smuovono letteralmente mari e monti, anche se non serve praticamente a niente.
Che questa sia la politica di Trenitalia lo dimostra simbolicamente il licenziamento del Responsabile dei Lavoratori per la Sicurezza Dante De Angelis, cacciato circa un anno fa dopo che aveva denunciato la mancanza di sicurezza sui treni dopo che due Eurostar si erano spezzati nel giro di una settimana. E lo dimostrano ogni giorno decine di migliaia di pendolari ammassati su veri e propri ‘carri bestiame’ nelle stazioni di tutta Italia, mentre sul binario di fianco passano le Frecce Rosse semivuote. E questo è ciò che aveva in mente il padronato anche per il trasporto aereo quando ha preteso la svendita di Alitalia.
Finché sarà la ricerca del profitto, e non le esigenze di lavoratori e utenti, a guidare gli investimenti nei trasporti, è vano sperare che non si verifichino più incidenti. Soltanto la ri-nazionalizzazione dell’intero settore sotto il controllo dei lavoratori e degli utenti potrà davvero garantirne la sicurezza.
Combattere questa battaglia è per noi il modo migliore di ricordare le vittime di quest’ultima tragedia, perché non ve ne siano altre domani.
