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Sosteniamo la protesta dei lavoratori licenziati a Malpensa

Pubblicato sul sito di FalceMartello il 17 aprile 2009.
Lo scorso 30 novembre circa cento lavoratori dell’aeroporto di Malpensa hanno ricevuto la lettera di licenziamento dalla cooperativa Archimede (cooperativa totalmente fittizia) da cui erano formalmente assunti. Circa metà di loro è stato riassunta pochi giorni dopo da un’altra cooperativa, che esegue lo stesso identico servizio per la stessa committente, la multinazionale del catering aereo LSK Sky Chefs. A restare tagliati fuori sono stati soprattutto i lavoratori iscritti al sindacato, che già in passato avevano aperto vertenze per il riconoscimento dei loro diritti.

Il licenziamento ha lasciato molti dei lavoratori, quasi tutti extracomunitari con famiglie a carico, in situazioni disperate, anche perché è risultato che la cooperativa non aveva versato all’INPS i contributi, impedendo così perfino l’accesso al sussidio di disoccupazione. Per non parlare del fatto che quasi tutti rischiano di perdere il permesso di soggiorno, se non troveranno nei prossimi mesi un nuovo contratto di lavoro.

Ma i lavoratori hanno deciso di resistere e hanno impugnato il licenziamento, chiedendo la reintegrazione nel posto di lavoro e il risarcimento dei danni non soltanto alla cooperativa, ma anche alla committente LSK Sky Chefs. Il giudice ha accolto la loro domanda solo in parte: ha dichiarato il licenziamento illegittimo, con tutte le conseguenze dell’art. 18, ma ha limitato la responsabilità alla sola cooperativa, senza toccare la committente. Chiaramente è una vittoria a metà: anche se hanno formalmente diritto al posto di lavoro e al risarcimento, è difficile che riescano ad ottenerli dalla cooperativa che ormai ha cessato l’attività, perlomeno a Malpensa.

In questo modo si è realizzato l’imbroglio dei padroni della cooperativa d’accordo con quelli della multinazionale: scaricare i lavoratori “scomodi” a costo zero, lasciando che responsabile per il licenziamento illegittimo e il mancato pagamento dei contributi sia una scatola vuota, creata apposta ed esclusivamente per eludere ogni tipo di responsabilità. Il tutto, senza il minimo scrupolo per le condizioni tragiche in cui sono rimasti i lavoratori e le loro famiglie, alcune delle quali hanno subito anche lo sfratto dalla casa, di cui non erano più in grado di pagare l’affitto.

L’azione legale non è conclusa (ci saranno la procedura esecutiva, l’appello, la denuncia in sede penale) ma da sola si è dimostrata insufficiente. Si tratta di ribaltare il meccanismo di scatole cinesi, appalti e sub-appalti a cooperative e consorzi fittizi, su cui si fonda tanta parte del mercato del lavoro: le pressioni, alle istituzioni e anche agli stessi giudici, per la conservazione di questo sistema sono fortissime. L’aeroporto di Malpensa è il luogo dello sfruttamento bestiale di decine di migliaia di lavoratori, sottopagati e resi eternamente precari e ricattabili in una molteplicità di modi. Solo una mobilitazione ampia che coinvolga una parte maggioritaria di questi lavoratori può migliorarne le condizioni e modificare il rapporto di forze.

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