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	<title>Commenti per Avvocatolaser.net</title>
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	<description>POLITICA, RECENSIONI, GIOCHI, TUTTO QUELLO CHE PENSO VALGA LA PENA LEGGERE</description>
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		<title>Commenti su Proposte indecenti di rossana</title>
		<link>http://www.avvocatolaser.net/2012/01/05/proposte-indecenti/comment-page-1/#comment-6170</link>
		<dc:creator>rossana</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 20:12:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.avvocatolaser.net/?p=1709#comment-6170</guid>
		<description>Mi scuso per lo &quot;sfogo&quot; al precedente commento. Letto e apprezzato il pezzo sull&#039;art. 18, che condivido.
Chiarisco però che non sono un&#039;attivista di sinistra, portavo solo un esempio concreto (e personale) di come non sempre e non ovunque vi siano concrete possibilità di ottenere il rispetto dei propri diritti, con o senza art. 18.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi scuso per lo &#8220;sfogo&#8221; al precedente commento. Letto e apprezzato il pezzo sull&#8217;art. 18, che condivido.<br />
Chiarisco però che non sono un&#8217;attivista di sinistra, portavo solo un esempio concreto (e personale) di come non sempre e non ovunque vi siano concrete possibilità di ottenere il rispetto dei propri diritti, con o senza art. 18.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Proposte indecenti di Avvocato Laser</title>
		<link>http://www.avvocatolaser.net/2012/01/05/proposte-indecenti/comment-page-1/#comment-6047</link>
		<dc:creator>Avvocato Laser</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 11:48:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.avvocatolaser.net/?p=1709#comment-6047</guid>
		<description>Sinceramente non ho capito il senso di questo sfogo. Concludo il mio post scrivendo che l&#039;unica soluzione per risolvere il &quot;dualismo&quot; nel mercato di lavoro sia estendere *a tutti i lavoratori* la tutela dell&#039;Articolo 18. Intendo ovviamente proprio *a tutti* i lavoratori, a tempo indeterminato e precari.
Penso che dedicherò un pezzo specificamente a spiegare meglio questa posizione, dal momento che evidentemente non l&#039;ho chiarita a sufficienza fino ad ora.
Va detto che già oggi perfino la famigerata &quot;legge Biagi&quot;, se venisse applicata correttamente, non consentirebbe che in minima parte il dilagare della precarietà. Uno dei problemi principali è che soltanto una piccolissima minoranza dei precari chiede il rispetto dei propri diritti (facendo causa all&#039;azienda quando il contratto non viene rinnovato). Tra l&#039;altro sono convinto che proprio questa sia l&#039;azione più efficace che possono mettere in campo oggi i precari, anche collettivamente, per migliorare la loro condizione.
Non è neppure vero che i lavoratori che godono dell&#039;Art. 18 se ne freghino dei precari: questa è la propaganda che fanno gli Ichino della situazione proprio per creare quella &quot;separazione di classe&quot; di cui parli tu. Per citare soltanto un esempio tratto da un&#039;esperienza che stiamo seguendo ultimamente, i lavoratori della Elnagh, di cui ho raccontato la vicenda, avevano ottenuto a livello di contratto aziendale la stabilizzazione automatica dei precari ingaggiati nel loro stabilimento. Non è affatto un caso isolato.
Credo che tra gli obiettivi che si devono porre gli attivisti &quot;di sinistra&quot;, uno dei principali sia lottare contro la propaganda del &quot;divide et impera&quot; che fa soltanto il gioco del padronato e dei suoi sgherri.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sinceramente non ho capito il senso di questo sfogo. Concludo il mio post scrivendo che l&#8217;unica soluzione per risolvere il &#8220;dualismo&#8221; nel mercato di lavoro sia estendere *a tutti i lavoratori* la tutela dell&#8217;Articolo 18. Intendo ovviamente proprio *a tutti* i lavoratori, a tempo indeterminato e precari.<br />
Penso che dedicherò un pezzo specificamente a spiegare meglio questa posizione, dal momento che evidentemente non l&#8217;ho chiarita a sufficienza fino ad ora.<br />
Va detto che già oggi perfino la famigerata &#8220;legge Biagi&#8221;, se venisse applicata correttamente, non consentirebbe che in minima parte il dilagare della precarietà. Uno dei problemi principali è che soltanto una piccolissima minoranza dei precari chiede il rispetto dei propri diritti (facendo causa all&#8217;azienda quando il contratto non viene rinnovato). Tra l&#8217;altro sono convinto che proprio questa sia l&#8217;azione più efficace che possono mettere in campo oggi i precari, anche collettivamente, per migliorare la loro condizione.<br />
Non è neppure vero che i lavoratori che godono dell&#8217;Art. 18 se ne freghino dei precari: questa è la propaganda che fanno gli Ichino della situazione proprio per creare quella &#8220;separazione di classe&#8221; di cui parli tu. Per citare soltanto un esempio tratto da un&#8217;esperienza che stiamo seguendo ultimamente, i lavoratori della Elnagh, di cui ho raccontato la vicenda, avevano ottenuto a livello di contratto aziendale la stabilizzazione automatica dei precari ingaggiati nel loro stabilimento. Non è affatto un caso isolato.<br />
Credo che tra gli obiettivi che si devono porre gli attivisti &#8220;di sinistra&#8221;, uno dei principali sia lottare contro la propaganda del &#8220;divide et impera&#8221; che fa soltanto il gioco del padronato e dei suoi sgherri.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Proposte indecenti di rossana</title>
		<link>http://www.avvocatolaser.net/2012/01/05/proposte-indecenti/comment-page-1/#comment-6014</link>
		<dc:creator>rossana</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 18:49:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.avvocatolaser.net/?p=1709#comment-6014</guid>
		<description>Sì, d&#039;accordo per l&#039;art.18, ma perché e come questo sarebbe &quot;l’unico modo per superare il dualismo del mercato del lavoro&quot;?
L&#039;art. 18, lo sappiamo entrambi, tutela solo i dipendenti, a tempo indeterminato, di un&#039;azienda con più di 15 dipendenti.
Ora, nell&#039;ufficio dove lavoro io ci sono un totale di 55 persone impiegate (senza contare i commerciali, che sono a P.Iva)
Di queste, solo 6 hanno un regolare contratto a tempo indeterminato e pieno.
3 hanno un tempo indeterminato parziale.
Tutti le altre hanno chi contratto co.co.pro, chi contratto a chiamata che viene rinnovato (da almeno 4 anni) ogni 3 mesi.
Me lo spieghi come influisce l&#039;art. 18?
Zero, nada de nada.
I dipendenti non sono 15, ufficialmente.
Gli altri contratti rimangono co.co.pro? rinnovati ancora ogni 3 mesi? O a chiamata ma sempre come co.co.pro?
A volte ho la pessima sensazione che - al di là dell&#039;attenzione a tutelare i già tutelati - più in là non si voglia andare.
E, come credo di aver già detto qui, con la fattiva collaborazione della Cgil, più volte da qualcuna di noi consultata, che non fa che respingere il problema come &quot;Ma lì non si può fare niente perché li conosciamo, quelli cambiano nome alla società e non risolviamo niente e voi perdete anche quel poco&quot;.
Vero, che cambiano società. 
Ma qui pare che la legge sia uscita definitivamente dalla porta per non rientrare mai più.
E l&#039;unica cosa che muove interesse è ancora e sempre la difesa di chi ha già.
E casi come quello dell&#039;ufficio in cui lavoro io, nella zona industriale dove lavoro, ce ne sono parecchi.
Quindi?
Io dovrei andare in piazza per salvare l&#039;art. 18 di chi ha già tutte le tutele ma chi ha quelle tutele dei precari se ne fotte?
Sai che c&#039;è? 
Andiamo in massa verso uno zero tutele per chiunque.
Tutti precari e zero tutele per tutti.
Bello, no?
Chi si batte solo per salvare se stesso, non ha alcun diritto di chiedermi nulla.
Almeno finché non è pronto a scendere in piazza per difendere anche i miei, di diritti.
O si trova una mediazione fra questo vero dualismo, che definirei più correttamente separazione di classe, o non ne usciamo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, d&#8217;accordo per l&#8217;art.18, ma perché e come questo sarebbe &#8220;l’unico modo per superare il dualismo del mercato del lavoro&#8221;?<br />
L&#8217;art. 18, lo sappiamo entrambi, tutela solo i dipendenti, a tempo indeterminato, di un&#8217;azienda con più di 15 dipendenti.<br />
Ora, nell&#8217;ufficio dove lavoro io ci sono un totale di 55 persone impiegate (senza contare i commerciali, che sono a P.Iva)<br />
Di queste, solo 6 hanno un regolare contratto a tempo indeterminato e pieno.<br />
3 hanno un tempo indeterminato parziale.<br />
Tutti le altre hanno chi contratto co.co.pro, chi contratto a chiamata che viene rinnovato (da almeno 4 anni) ogni 3 mesi.<br />
Me lo spieghi come influisce l&#8217;art. 18?<br />
Zero, nada de nada.<br />
I dipendenti non sono 15, ufficialmente.<br />
Gli altri contratti rimangono co.co.pro? rinnovati ancora ogni 3 mesi? O a chiamata ma sempre come co.co.pro?<br />
A volte ho la pessima sensazione che &#8211; al di là dell&#8217;attenzione a tutelare i già tutelati &#8211; più in là non si voglia andare.<br />
E, come credo di aver già detto qui, con la fattiva collaborazione della Cgil, più volte da qualcuna di noi consultata, che non fa che respingere il problema come &#8220;Ma lì non si può fare niente perché li conosciamo, quelli cambiano nome alla società e non risolviamo niente e voi perdete anche quel poco&#8221;.<br />
Vero, che cambiano società.<br />
Ma qui pare che la legge sia uscita definitivamente dalla porta per non rientrare mai più.<br />
E l&#8217;unica cosa che muove interesse è ancora e sempre la difesa di chi ha già.<br />
E casi come quello dell&#8217;ufficio in cui lavoro io, nella zona industriale dove lavoro, ce ne sono parecchi.<br />
Quindi?<br />
Io dovrei andare in piazza per salvare l&#8217;art. 18 di chi ha già tutte le tutele ma chi ha quelle tutele dei precari se ne fotte?<br />
Sai che c&#8217;è?<br />
Andiamo in massa verso uno zero tutele per chiunque.<br />
Tutti precari e zero tutele per tutti.<br />
Bello, no?<br />
Chi si batte solo per salvare se stesso, non ha alcun diritto di chiedermi nulla.<br />
Almeno finché non è pronto a scendere in piazza per difendere anche i miei, di diritti.<br />
O si trova una mediazione fra questo vero dualismo, che definirei più correttamente separazione di classe, o non ne usciamo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Elnagh: storia di ordinario capitalismo di rossana</title>
		<link>http://www.avvocatolaser.net/2011/12/21/elnagh-storia-di-ordinario-capitalismo/comment-page-1/#comment-5804</link>
		<dc:creator>rossana</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 21:17:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.avvocatolaser.net/?p=1689#comment-5804</guid>
		<description>Sì,è sattamente questo il punto:&quot;senza la solidarietà tra i lavoratori dei diversi stabilimenti e delle diverse realtà il padrone finirà per ottenere quello che vuole.&quot;
E non pensavo al solo caso Elnagh, ma in generale.
Ciò che ha reso debole anche il sindacato è proprio la frantumazione dei contratti, i aticipi; e ancora peggio faranno i nuovi contratti, perché rompono definitivamente ogni possibilità di contatto fra i lavoratori e ogni fabbrica, ogni ufficio, ogni categoria finirà per sentirsi isolata e vedere ogni altro lavoratore come il nemico.
Ma il nemico è chi ha voluto e premuto perché si creassero queste condizioni.
Rotta la solidarietà fra lavoratori, mettere precari contro garantiti, è la fine di ogni possibile capacità di reazione.
E questo, i primi a capirlo, avrebbero dovuto essere i lavoratori stessi, di ogni categoria.
E i sindacati, che non sanno più creare unità.
Insomma, dobbiamo costruire ponti, unire le diverse realtà e saper far vedere loro come solo se c&#039;è uno stesso obiettivo c&#039;è ancora qualche speranza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì,è sattamente questo il punto:&#8221;senza la solidarietà tra i lavoratori dei diversi stabilimenti e delle diverse realtà il padrone finirà per ottenere quello che vuole.&#8221;<br />
E non pensavo al solo caso Elnagh, ma in generale.<br />
Ciò che ha reso debole anche il sindacato è proprio la frantumazione dei contratti, i aticipi; e ancora peggio faranno i nuovi contratti, perché rompono definitivamente ogni possibilità di contatto fra i lavoratori e ogni fabbrica, ogni ufficio, ogni categoria finirà per sentirsi isolata e vedere ogni altro lavoratore come il nemico.<br />
Ma il nemico è chi ha voluto e premuto perché si creassero queste condizioni.<br />
Rotta la solidarietà fra lavoratori, mettere precari contro garantiti, è la fine di ogni possibile capacità di reazione.<br />
E questo, i primi a capirlo, avrebbero dovuto essere i lavoratori stessi, di ogni categoria.<br />
E i sindacati, che non sanno più creare unità.<br />
Insomma, dobbiamo costruire ponti, unire le diverse realtà e saper far vedere loro come solo se c&#8217;è uno stesso obiettivo c&#8217;è ancora qualche speranza.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Elnagh: storia di ordinario capitalismo di Avvocato Laser</title>
		<link>http://www.avvocatolaser.net/2011/12/21/elnagh-storia-di-ordinario-capitalismo/comment-page-1/#comment-5769</link>
		<dc:creator>Avvocato Laser</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 09:23:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.avvocatolaser.net/?p=1689#comment-5769</guid>
		<description>A quanto sembra, non ci sono contatti tra i dipendenti dei vari stabilimenti.
Va considerato anche che Elnagh è entrata nel gruppo degli altri due da meno di un anno. Certo, sarebbe fondamentale che si sviluppasse la solidarietà degli altri due impianti, oltre a quella delle altre fabbriche della zona di Trivolzio. Da un lato, però, in questo momento mi sembra prevalga la logica del &quot;mors tua vita mea&quot;: logica sbagliata ovviamente, ma anche comprensibile in questa fase di crisi. Dall&#039;altro lato, va detto che se un limite si può riscontrare nell&#039;azione dei lavoratori della Elnagh in questo momento, questo risiede proprio nella mancanza di una prospettiva verso l&#039;esterno: come capitato in altre realtà di lotta, il centro di tutto è il presidio, tutti quelli che portano solidarietà sono ben accetti ma da lì &quot;non si esce&quot;.
Non ha alcun senso però colpevolizzare i lavoratori di nessuno dei tre impianti - tantomeno ovviamente quelli della Elnagh! È chiaro però che il problema della Elnagh non potrà mai essere risolto in modo soddisfacente al livello di quell&#039;unico impianto, senza coinvolgere i lavoratori degli altri stabilimenti e tutti quelli del distretto industriale di Trivolzio, di Pavia, della Lombardia.
Quanto al sindacato, hai senz&#039;altro ragione sul ruolo che dovrebbe avere, ma senza voler &quot;giustificare&quot; nessuno va anche considerato che qui ci sono oggettive difficoltà: tanto per cominciare gli altri due stabilimenti, oltre che distanti geograficamente, applicano a quanto mi risulta un altro contratto nazionale; da quanto dicono gli operai di Trivolzio, inoltre, uno è molto recente e quindi poco sindacalizzato, l&#039;altro utilizza molta manodopera precaria con la conseguente difficoltà di organizzarsi.
Alla fine dei conti, il processo di unificazione e di solidarietà non può sorgere se non spontaneamente, non può crearlo il sindacato se non si accende una scintilla. Purtroppo è vero che senza la solidarietà tra i lavoratori dei diversi stabilimenti e delle diverse realtà il padrone finirà per ottenere quello che vuole.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A quanto sembra, non ci sono contatti tra i dipendenti dei vari stabilimenti.<br />
Va considerato anche che Elnagh è entrata nel gruppo degli altri due da meno di un anno. Certo, sarebbe fondamentale che si sviluppasse la solidarietà degli altri due impianti, oltre a quella delle altre fabbriche della zona di Trivolzio. Da un lato, però, in questo momento mi sembra prevalga la logica del &#8220;mors tua vita mea&#8221;: logica sbagliata ovviamente, ma anche comprensibile in questa fase di crisi. Dall&#8217;altro lato, va detto che se un limite si può riscontrare nell&#8217;azione dei lavoratori della Elnagh in questo momento, questo risiede proprio nella mancanza di una prospettiva verso l&#8217;esterno: come capitato in altre realtà di lotta, il centro di tutto è il presidio, tutti quelli che portano solidarietà sono ben accetti ma da lì &#8220;non si esce&#8221;.<br />
Non ha alcun senso però colpevolizzare i lavoratori di nessuno dei tre impianti &#8211; tantomeno ovviamente quelli della Elnagh! È chiaro però che il problema della Elnagh non potrà mai essere risolto in modo soddisfacente al livello di quell&#8217;unico impianto, senza coinvolgere i lavoratori degli altri stabilimenti e tutti quelli del distretto industriale di Trivolzio, di Pavia, della Lombardia.<br />
Quanto al sindacato, hai senz&#8217;altro ragione sul ruolo che dovrebbe avere, ma senza voler &#8220;giustificare&#8221; nessuno va anche considerato che qui ci sono oggettive difficoltà: tanto per cominciare gli altri due stabilimenti, oltre che distanti geograficamente, applicano a quanto mi risulta un altro contratto nazionale; da quanto dicono gli operai di Trivolzio, inoltre, uno è molto recente e quindi poco sindacalizzato, l&#8217;altro utilizza molta manodopera precaria con la conseguente difficoltà di organizzarsi.<br />
Alla fine dei conti, il processo di unificazione e di solidarietà non può sorgere se non spontaneamente, non può crearlo il sindacato se non si accende una scintilla. Purtroppo è vero che senza la solidarietà tra i lavoratori dei diversi stabilimenti e delle diverse realtà il padrone finirà per ottenere quello che vuole.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Elnagh: storia di ordinario capitalismo di rossana</title>
		<link>http://www.avvocatolaser.net/2011/12/21/elnagh-storia-di-ordinario-capitalismo/comment-page-1/#comment-5757</link>
		<dc:creator>rossana</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 19:03:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.avvocatolaser.net/?p=1689#comment-5757</guid>
		<description>Domanda: che ruolo gioca, in tutto questo il sindacato?
La prima cosa che mi sono chiesta leggendo, è stata se ci siano o ci siano stati contatti fra gli operai Elnagh e i loro colleghi nei due stabilimenti dove è stata trasferita la produzione.
Sarebbe possibile, a queste società finanziarie, fare queste operazioni, se vi fosse un avvicinamento e una più forte intesa fra tutti questi lavoratori?
Pari lavoro, pari diritti.
O tutti fuori.
Voglio vedere con cosa giocano queste fameliche jene.
Perché, se è vero che il precario è più esposto al ricatto e quindi è più debole nel porre condizioni, non capisco come mai chi ha esperienza di lotte che hanno portato a risultati concreti e importanti (come gli operai Elnagh) non mette questa forza e questa esperienza in comune con chi - più debole e più ricattabile – diventa, suo malgrado - un tassello fondamentale per la riuscita di queste speculazioni.
Il sindacato, che dovrebbe diventare il primo ponte di collegamento fra queste diverse realtà che entrano in conflitto (precari contro garantiti, che poi garantiti non lo sono mai), è assente. E quando c’è, ne fa una mera questione di categorie di lavoratori. Non agisce per facilitare una relazione dialettica fra gli operai, che devono sentirsi tutti sulla stessa barca..
Insomma, credo sia ora di smettere di far le barricate ognuno per sé. 
Tutto ciò che si sta muovendo, nel mondo del lavoro, riguarda tutti. 
Sempre. 
Non importa cosa fai ora e se sei “sicuro&quot; o precario. 
Insieme. 
O si perde tutto.
Come già mi pare stia avvenendo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Domanda: che ruolo gioca, in tutto questo il sindacato?<br />
La prima cosa che mi sono chiesta leggendo, è stata se ci siano o ci siano stati contatti fra gli operai Elnagh e i loro colleghi nei due stabilimenti dove è stata trasferita la produzione.<br />
Sarebbe possibile, a queste società finanziarie, fare queste operazioni, se vi fosse un avvicinamento e una più forte intesa fra tutti questi lavoratori?<br />
Pari lavoro, pari diritti.<br />
O tutti fuori.<br />
Voglio vedere con cosa giocano queste fameliche jene.<br />
Perché, se è vero che il precario è più esposto al ricatto e quindi è più debole nel porre condizioni, non capisco come mai chi ha esperienza di lotte che hanno portato a risultati concreti e importanti (come gli operai Elnagh) non mette questa forza e questa esperienza in comune con chi &#8211; più debole e più ricattabile – diventa, suo malgrado &#8211; un tassello fondamentale per la riuscita di queste speculazioni.<br />
Il sindacato, che dovrebbe diventare il primo ponte di collegamento fra queste diverse realtà che entrano in conflitto (precari contro garantiti, che poi garantiti non lo sono mai), è assente. E quando c’è, ne fa una mera questione di categorie di lavoratori. Non agisce per facilitare una relazione dialettica fra gli operai, che devono sentirsi tutti sulla stessa barca..<br />
Insomma, credo sia ora di smettere di far le barricate ognuno per sé.<br />
Tutto ciò che si sta muovendo, nel mondo del lavoro, riguarda tutti.<br />
Sempre.<br />
Non importa cosa fai ora e se sei “sicuro&#8221; o precario.<br />
Insieme.<br />
O si perde tutto.<br />
Come già mi pare stia avvenendo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Cade o non cade? di angiola</title>
		<link>http://www.avvocatolaser.net/2011/11/07/cade-o-non-cade/comment-page-1/#comment-4900</link>
		<dc:creator>angiola</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 13:57:34 +0000</pubDate>
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		<description>mucho amor</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mucho amor</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Una bugia tira l&#8217;altra di rossana</title>
		<link>http://www.avvocatolaser.net/2011/10/13/una-bugia-tira-l-altra/comment-page-1/#comment-4441</link>
		<dc:creator>rossana</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 16:51:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.avvocatolaser.net/?p=1646#comment-4441</guid>
		<description>L&#039;acqua non si spreca, è un Bene Comune.
La Camusso si accontenti degli sputacchi...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;acqua non si spreca, è un Bene Comune.<br />
La Camusso si accontenti degli sputacchi&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Sgami stellari di Muriel</title>
		<link>http://www.avvocatolaser.net/2011/09/23/sgami-stellari/comment-page-1/#comment-3967</link>
		<dc:creator>Muriel</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 21:24:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.avvocatolaser.net/?p=1634#comment-3967</guid>
		<description>GENIO!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>GENIO!!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Articolo 18: la resa dei conti di Avvocato Laser</title>
		<link>http://www.avvocatolaser.net/2011/09/05/articolo-18-la-resa-dei-conti/comment-page-1/#comment-3731</link>
		<dc:creator>Avvocato Laser</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 16:52:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.avvocatolaser.net/?p=1624#comment-3731</guid>
		<description>Ciao Walter, come puoi leggere nel post appena pubblicato - oltre che in diversi precedenti e in particolare sul commento all&#039;accordo del 28 giugno - non nutro alcuna illusione nella Camusso, e sono anche abbastanza d&#039;accordo nel ritenere che il tira e molla di quest&#039;estate sia stato fatto anche per indebolire la FIOM.
Attenzione però: a differenza della Camusso, i lavoratori che sono scesi in piazza il 6 settembre hanno dimostrato di voler ben altro che l&#039;applicazione dell&#039;accordo-truffa del 28 giugno. Sulla voglia (naturalmente frutto di esasperazione) di queste persone - milioni, compresi quelli che non avevano la possibilità di scioperare perché sono precari - può e deve essere costruito un movimento di base, radicale e democratico, che non mancherà di spazzare via anche Camusso e soci.
Andare in un&#039;altra piazza, o non andarci affatto come mi pare abbia scelto la CUB il 6 settembre, è un errore perché mostra sfiducia non soltanto verso la dirigenza della CGIL (sfiducia sacrosanta) ma anche nei confronti dei tantissimi lavoratori che il 6 settembre invece erano in corteo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Walter, come puoi leggere nel post appena pubblicato &#8211; oltre che in diversi precedenti e in particolare sul commento all&#8217;accordo del 28 giugno &#8211; non nutro alcuna illusione nella Camusso, e sono anche abbastanza d&#8217;accordo nel ritenere che il tira e molla di quest&#8217;estate sia stato fatto anche per indebolire la FIOM.<br />
Attenzione però: a differenza della Camusso, i lavoratori che sono scesi in piazza il 6 settembre hanno dimostrato di voler ben altro che l&#8217;applicazione dell&#8217;accordo-truffa del 28 giugno. Sulla voglia (naturalmente frutto di esasperazione) di queste persone &#8211; milioni, compresi quelli che non avevano la possibilità di scioperare perché sono precari &#8211; può e deve essere costruito un movimento di base, radicale e democratico, che non mancherà di spazzare via anche Camusso e soci.<br />
Andare in un&#8217;altra piazza, o non andarci affatto come mi pare abbia scelto la CUB il 6 settembre, è un errore perché mostra sfiducia non soltanto verso la dirigenza della CGIL (sfiducia sacrosanta) ma anche nei confronti dei tantissimi lavoratori che il 6 settembre invece erano in corteo.</p>
]]></content:encoded>
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