Per una Sinistra Rivoluzionaria

Quello lì in basso a sinistra all’interno del simbolo è il logo dell’organizzazione in cui mi riconosco e in cui svolgo attività politica da circa diciotto anni: Sinistra Classe Rivoluzione. Vederlo in un simbolo elettorale, per la prima volta, fa davvero effetto! A destra c’è il calendario dei banchetti della zona di Milano in cui nelle prossime settimane raccoglieremo le firme per presentare una nostra lista alle elezioni politiche di marzo. Altri vengono organizzati in questi stessi giorni in tutta Italia.

Abbiamo deciso di provare a partecipare a questo gioco principalmente perché non vedevamo – e non vediamo – nel panorama politico nazionale nessuno schieramento che porti avanti con chiarezza l’unico programma che crediamo necessario sostenere, quello della rottura radicale del sistema economico in cui viviamo, delle sue compatibilità, delle sue istituzioni.

Chiaramente non abbiamo nulla a che spartire con chi in questi anni ha promosso e votato ogni genere di controriforma, dal Jobs Act all’innalzamento dell’età pensionabile, dalla “buona scuola” alle leggi contro l’immigrazione, dalla privatizzazione del patrimonio pubblico allo smantellamento del welfare, il tutto mentre regalava soldi alle banche e alle grandi aziende: parlo del Partito Democratico e di tutte le sue scissioni opportuniste, nessuna esclusa. Quelli sono i nostri nemici, i nemici dei lavoratori e di tutti gli sfruttati.

Noi rivendichiamo, tra le altre cose, il ripristino dell’articolo 18 dello Statuto e la sua estensione a tutti i lavoratori, l’abolizione di tutte le forme di lavoro precario, l’introduzione di un sistema di sanzioni per le aziende che violano i diritti dei lavoratori fino all’esproprio per le imprese che chiudono, licenziano, delocalizzano, l’innalzamento dei salari a fronte di una riduzione dell’orario di lavoro, la nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori (e non della burocrazia) delle imprese privatizzate e del sistema bancario, il potenziamento di tutti i servizi pubblici, in particolare della sanità, e l’eliminazione dei ticket, l’abbassamento drastico dei requisiti per il pensionamento e l’innalzamento delle pensioni al livello del salario minimo. Il programma completo si trova qui.

Non siamo gli unici (siamo comunque in pochi!) a sostenere queste rivendicazioni, ma siamo gli unici a spiegare chiaramente che lottare per ottenerle significa necessariamente lottare per distruggere il sistema capitalista, un sistema che non può essere riformato. Perfino istanze molto più blande non hanno alcuna possibilità di essere realizzate all’interno del sistema economico in cui viviamo: oggi ad esempio è stata respinta la proposta di modificare il Jobs Act innalzando il risarcimento minimo in caso di licenziamento illegittimo da 4 a 8 mesi di stipendio, e diminuendo da 36 a 24 mesi la durata massima dei contratti a termine (ammesso e non concesso che una misura di questo tipo servisse davvero a scoraggiarne l’utilizzo). Semplicemente, oggi, uno stato sociale degno di questo nome e un’autentica tutela dei diritti dei lavoratori e degli sfruttati sono incompatibili con le ragioni del profitto: piuttosto che migliorare le condizioni dei loro dipendenti, le imprese chiudono. Sono queste stesse ragioni che impongono di pagare più tardi possibile pensioni sempre più miserabili, di smantellare i servizi pubblici per sostituirli con servizi peggiori a pagamento, di obbligare gli studenti delle scuole superiori a lavorare gratis.

Allo stesso modo non è possibile coltivare la speranza di riformare l’Unione Europea, perché l’UE è precisamente lo strumento concepito e utilizzato dal capitalismo europeo per imporre le sue controriforme: direttamente da Bruxelles vengono il Jobs Act, la riforma delle pensioni, le privatizzazioni etc. Il ripristino dell’articolo 18 e la sua estensione a tutti i lavoratori, la diminuzione dell’età pensionabile, la nazionalizzazione delle imprese privatizzate, per non parlare delle banche, sono tutte misure totalmente incompatibili con l’appartenenza all’UE: l’ha dimostrato nel modo più evidente la vicenda della Grecia di due anni e mezzo fa (ma in molti anche nella sinistra “radicale” continuano a vedere in Alexis Tsipras un esempio da seguire!)

Da qui fino alla fine di gennaio in tutta Italia raccoglieremo le firme necessarie per presentare le liste e partecipare alla campagna elettorale: credo che la lista per una Sinistra rivoluzionaria potrà costituire un’alternativa valida per tante persone di sinistra che da anni non si sentono più rappresentate. Potete aiutarci in tanti modi: con una firma, un sostegno economico, meglio ancora con la partecipazione. I contatti per trovarci sono qui.

 

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