Di carta e di celluloide – aprile 2014

Scaramouche vs. Captain America

Venerdì pomeriggio dedicato ai consigli di letture e film: ecco che cosa mi è capitato il mese scorso

LIBRI

Christopher Voegler, Il viaggio dell’eroe * * * * *

Ricordate Vladimir Propp e la sua morfologia della fiaba, di cui vi parlava la prof di Italiano alle scuole medie? Ecco, questa è la versione aggiornata agli anni Novanta e semplificata: un testo imperdibile per chiunque si interessi di narrazioni, in qualsiasi forma. Grazie a Wu Ming 2 che ne ha parlato durante il Cantarchivio, e a Martina che mi ha ricordato di avermene parlato già lei, mesi prima, e che me l’ha prestato. Sulla scorta di studi meno accessibili, Voegler esamina e schematizza le strutture e le funzioni che ricorrono nelle narrazioni, con particolare attenzione a quelle cinematografiche ma senza trascurare esempi letterari. Mostra perché le buone storie sono buone storie e perché quelle che fanno cagare fanno cagare: non c’è insegnamento più prezioso.

Wu Ming, L’Armata dei Sonnambuli * * * * *

Va be’, se n’è già parlato qui. Ne approfitto per raccomandarlo ancora: leggetelo, romanzi di questo livello in quest’annata ne usciranno pochissimi.

FILM

Pascal Chaumeil, Non buttiamoci giù * * *

La notte di Capodanno quattro aspiranti suicidi si ritrovano per caso sul tetto di un grattacielo londinese. Un segno del destino? No. Ma i quattro decidono di provare ad andare avanti ancora un po’, tenendosi d’occhio l’un l’altro. La storia si snoda tra le rispettive sfighe dei quattro, assumendo di volta in volta il punto di vista di un singolo personaggio, tra facili entusiasmi e repentine cadute.

Ho letto solo recensioni sfavorevoli di questo film, e francamente fatico a spiegarmelo. Forse, chi è andato a vederlo senza aver letto il romanzo di Nick Hornby dal quale è tratto si aspettava una pellicola piena del glamour e del cinismo piacione di About a Boy e del suo protagonista Hugh Grant, o dell’antieroismo simpaticamente maschilista di Alta fedeltà, con Jack Black e la sua musica strepitosa.

Ma Non buttiamoci giù (A Long Way Down nell’originale, per una volta splendidamente tradotto) non è un romanzo luccicante e alla moda, è piuttosto una riflessione sulla fragilità della condizione umana e sulla speranza di riuscire, dopo tutto, a restare a galla. È una storia tutto sommato cattiva, perlomeno per gli standard buonisti di Nick Hornby, un viaggio raccontato da molteplici punti di vista attraverso tutto (o almeno parte di) ciò che nella vita può andare storto, che siano eventi tragici o semplice maldivivere. A differenza di About a Boy, è una storia che vuol essere vera.

Il film segue fedelmente il canovaccio, è ben scritto, alterna in modo piacevole dramma e commedia, ha perfino qualche colpo di scena non eccessivamente aspettato; gli attori sono indovinati e tra tutti spicca l’immarcescibile Pierce Brosnan, che si diverte nel suo ruolo di “chioccia” sopra le righe. Insomma, non stiamo parlando di un capolavoro imperdibile, ma questo nessuno poteva aspettarselo, tanto meno io.

Anthony e Joe Russo, Captain America – The Winter Soldier * * *

Nonostante l’abbia trovato anche nell’uovo di pasqua Kinder, Capitan America è il supereroe Marvel che meno mi appassiona. Sarà per tutte quelle stelle e strisce che ne fanno dichiaratamente il campione del capitalismo americano, sarà che tra tutti i Vendicatori è quello con meno umorismo, sarà che sono geloso di Scarlett Johansson e delle sue caviglie cicciotte, non lo so.

Neppure questo Soldato d’Inverno è riuscito a scaldarmi. La storia è passabile, ormai alla Disney avranno messo un robot ben programmato che evita i peggio buchi di sceneggiatura e compila dialoghi simpatici, a tratti divertenti. Nulla da dire sugli effetti speciali, che ovviamente sono da paura. Però boh, manca quel qualcosa in più non dico per farne un capolavoro, ma almeno per raggiungere il livello degli altri film con gli Avengers o dei migliori della serie X-Men.

Mi ha infastidito, a pensarci bene, anche il fotogramma in cui compare Chavez, in una galleria di insurrezioni pilotate da infiltrati nei servizi segreti americani, i cattivi del film, per destabilizzare la situazione mondiale e spingere il mondo verso un nuovo ordine nazistoide. Non occorre svolgere la metafora, credo. Ma appunto, Capitan America è istituzionalmente il difensore degli interessi della grande borghesia statunitense del mondo: che Chavez figuri tra i suoi nemici non stupisce. Io però tifo Chavez. O Scaramouche, già che siamo in tema.

Wes Anderson, Grand Budapest Hotel * * * * *

La ragazza porta un fiore sulla tomba del famoso scrittore; l’anziano scrittore spiega al registratore che l’ispirazione per le storie è ovunque, basta aprire occhi e orecchie, ad esempio… il giovane scrittore nel salone del fatiscente Grand Budapest Hotel incontra il suo misterioso proprietario, il signor Zero; seduti a cena, Zero gli racconta la sua storia, e quella del meraviglioso albergo. In pochi minuti, siamo completamente avvolti nell’ennesima fiaba di questo straordinario narratore, uno dei pochi registi capaci di strappare “Oooh” di stupore con un movimento di macchina, una trovata scenografica, una battuta. E di raccontare deliziosamente storie oltretutto deliziose.

Visto in lingua originale: la qualità del cast lo merita assolutamente, da Ralph Fiennes a Willem Defoe, passando per le parti minori di Tilda Swinton, Jeff Goldblum, Jude Law, tutti fenomenali. Ecco uno dei migliori film dell’anno.

Takashi Yamazaki, Space Battleship Yamato * *

Non mi era ancora capitata una “doppietta” al cinema nella stessa sera. Con negli occhi ancora la meraviglia per il film di Wes Anderson, con Martina scopriamo che solo stasera in poche sale distribuiscono la versione con attori in carne e ossa di un leggendario anime degli anni Settanta, che io ovviamente non ho mai visto. Fatti due conti, dovremmo farcela a raggiungere l’altro cinema e perfino a mangiare un boccone tra un film e l’altro: mi scoccia molto ammetterlo, ma qui (e solo qui) Milano stravince il confronto con Pavia.

Il film però è tremendo, come sanno essere tremendi soltanto i film giapponesi tratti da cartoni animati. Storia sconclusionata, personaggi che cambiano idea tanto rapidamente quanto senza motivi apparenti, recitazione che definire sopra le righe non rende minimamente l’idea.

Visto? Era meglio Pavia.

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2 comments

  1. A difesa di Cap, via [SPOILERONE]: Chavez appare tra i “nemici” in una spiegazione fatta dal personaggio che ha pianificato una presa del potere mondiale, via “servizi segreti deviati” in USA, da parte di un gruppo fascista. (Ahem.) [FINE SPOILERONE]

    Il film mi è piaciuto molto, devo dire. E’ bello cupo (la scena in cui la fidanzata degli anni ’40 di Capitan America è vecchia e affetta da demenza senile: grazie, fate pure, non avevo bisogno di organi interni, son vostri); il problema del non fidarsi / riconoscere come amici (per inciso: Natasha ha al collo una catenina con una freccia: Hawkeye?) e soprattutto del prendersi responsabilità per le proprie azioni non è banale.

    E, porcapaletta, un film con personaggi femminili (OK, a me la Johansson rossa piace) e neri che non sono il “token” bidimensionale.

  2. La difesa mi pare debole: il fatto che lo spiegone sia in bocca a un cattivo nazistoide non la rende meno credibile (in effetti, il piano è lì lì per funzionare); anzi, per dirla tutta, è un accostamento esplicito del governo venezuelano a una specie di fascismo. Accostamento peraltro tutt’altro che peregrino nell’ideologia statunitense corrente: sia che gli autori (e la Disney) abbiano proprio voluto dare quel messaggio, sia che invece semplicemente si siano conformati all’opinione dominante negli Stati Uniti riguardo il governo venezuelano, l’ho trovato pessimo.
    Per il resto, il personaggio del protagonista ha senz’altro una sua profondità psicologica e i comprimari donne e neri, d’accordo, non sono sagome di cartone (ma infatti al film ho dato 3 stelline nonostante la forte disapprovazione ideologica), però non mi pare nemmeno che abbiano un peso centrale rispetto all’equilibrio complessivo del film.
    E sia Iron Man che Thor mi fanno divertire di più.

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