Fútbologia: reintegratore di calcio

PARS DESTRUENS

Il calcio fa schifo?  No, e Germania-Italia di ieri sera ne è la migliore dimostrazione. A fare schifo, oggi, è tutto quello che lo circonda: la sfera con la merda intorno, per parafrasare un vecchio slogan di caramelle. Impugnando il cucchiaio di Pirlo contro l’Inghilterra come un uncinetto il nostro becero giornalismo sportivo ha cucito il più classico dei tappeti sotto cui nascondere tutto il marcio che avvolge il pallone come una muffa ributtante.

Troppi soldi, certo. Ma scommesse e combine (che pure, in una certa misura, ci sono sempre state) in fondo sono anche il risultato del sempre peggior degrado che investe tutto quel che riguarda il calcio, a partire dal modo in cui viene discusso e raccontato. Per accorgersene basta accendere la televisione in queste giornate europee sulla RAI, oppure sfogliare la Gazzetta dello Sport e imbattersi in vignette come questa. In poche parole, se il calcio viene trattato da chi dovrebbe promuoverlo come un bene di scarsissima qualità, non possiamo stupirci che venga poi svenduto al mercato (nero, ovviamente).

PARS CONSTRUENS

Di fronte a questo stato di cose, le alternative sono fondamentalmente due.

Una, apparentemente la più coerente, è il rifiuto totale: se il calcio è questo, ‘fanculo, meglio occuparsi di altro. Ci ho provato, circa un anno fa di questi tempi. Il risultato è stato divertente, ma evidentemente il Kabaddi non era la giusta alternativa. La verità è che, se ti piace il calcio, non puoi semplicemente spegnere l’interruttore e dimenticartene, da un giorno all’altro. Così finisci per accontentarti di quel che passa il convento, accetti 6 punti di penalizzazione e gioisci quando alla terza giornata sei già a +1, ti incazzi perché non era fuorigioco, segui le ultime del calciomercato e ti iscrivi pure al girone di ritorno del fantacalcio. La verità è che, da solo, non puoi fare la differenza, al massimo puoi scegliere tra Enrico Varriale e Ilaria D’Amico (che è già qualcosa, intendiamoci), e comunque pure per quello devi cacciare 29 Euro al mese.

Allora l’alternativa coraggiosa è un’altra: mettere su “qualcosa” dove si possa parlare di calcio in un altro modo. Questo “qualcosa” deve avere certe caratteristiche, per funzionare:

1) deve essere collettivo, rifiutare auctoritates,

2) deve essere autoironico, non prendersi sul serio,

3) ma allo stesso tempo deve essere fatto seriamente, non in modo superficiale,

4) deve essere quaquaversale, non magmatico.

Ed ecco che qualcuno ci ha pensato davvero, a organizzare questa “cosa”: qualche settimana fa è stato reso pubblico il progetto di Fútbologia. L’idea ruota intorno all’organizzazione di un grande convegno pubblico sul calcio, da tenersi a Bologna nel prossimo mese di ottobre, coinvolgendo anche intellettuali e artisti a tutto tondo come Gianni Minà, Valerio Mastandrea, Wu Ming. Ma soprattutto è il tentativo di creare uno spazio, non solo virtuale, in cui sia possibile riappropriarci del discorso sul calcio.

L’intenzione è quella di dimostrare che si può parlare di calcio in modo diverso da quello a cui ci hanno abituato anni di degrado.

Fútbologia è già un progetto lanciato, possiamo intravederne le possibilità sfogliandone il sito, ogni giorno più ricco, e da oggi possiamo nutrirne le potenzialità finanziandolo: buttateci un occhio, troverete che ne vale la pena.

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