Al Passo con Agamennone

Un cimitero militare al Passo della Futa nel cuore dell’Appennino tosco-emiliano, il sole calante di un tardo pomeriggio agostano di quando in quando nascosto o velato da nuvole rapide, lo scampanellio delle corde sulle aste delle bandiere al ritmo del vento, il vento che spazza la vetta una raffica dopo l’altra e si mischia alle voci e alla musica. È lo scenario a dir poco suggestivo in cui si svolge la tragedia di Agamennone, realizzata dalla compagnia Archivio Zeta nell’ambito del Progetto Linea Gotica, primo atto della trilogia di Eschilo che si completerà nei prossimi due anni con Coefore ed Eumenidi.

Seduti sull’erba o sulla muraglia che circonda la parte alta del mausoleo, osserviamo la vedetta apprendere della presa di Troia, la seguiamo letteralmente, spostandoci attraverso gli spalti, dare la notizia della conquista a Clitennestra (Enrica Sangiovanni, anche regista dell’allestimento) e agli Anziani della città. La regina svolge sotto i nostri occhi il filo di fuoco che dalle cime del Monte Ida porta l’annuncio della vittoria fino ad Argo e al Passo della Futa. Il filo, la corsa dei segnali di fuoco, è insieme anche la rete di sangue in cui sta per essere intrappolato Agamennone di ritorno dalla guerra.

Un’altra breve passeggiata sulle mura ed eccolo Agamennone che somiglia ad Alec Guinness (ovviamente nei panni di Obi-Wan Kenobi): convinto dalla sposa, lo vediamo allontanarsi nel palazzo sopra un tappeto rosso, che diventerà materialmente un fiume di sangue nella scena finale, resa più impressionante dal vento che gioca con il tessuto e sembra dargli vita.

Nel mezzo Cassandra (la bravissima Liyu Jin), giunta schiava da Troia con il re, quasi un fantasma nelle sue vesti bianche e svolazzanti, dà voce ai presagi con un canto agghiacciante, insieme folle e lucidissimo, che rivela la tragica sorte che sta per colpire il padrone e la schiava.

Cala il sole e scende il freddo su Clitennestra che rivendica la propria vendetta, tra gli Anziani che mormorano e il pubblico che applaude, non per l’uccisione di Agamennone ma per scaldarsi e soprattutto per lo spettacolo splendido. Non vedo l’ora di assistere alla vendetta di Oreste, tra un anno.

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