Scott Pilgrim vs. The World

Un po’ perché come sempre pioveva, un po’ perché temevo che in Italia, quando uscirà, questo film non se lo cagheranno in molti, ma soprattutto conquistato dalla presentazione di Lele (“è un po’ come un musical, solo che al posto delle parti cantate ci sono combattimenti“), la scorsa settimana ho trascorso una delle mie serate londinesi al cinema.

Scott Pilgrim vs. The World è un film fantastico. Davvero, non lo dico soltanto per convincere qualcuno dei miei amici a venire con me al cinema. Splendida del resto è la graphic novel del canadese Bryan Lee O’ Malley (letta per metà in questi giorni) efficacemente trasposta sullo schermo dal regista inglese Edgar Wright, di cui ho apprezzato il divertente Hot Fuzz ma mi manca L’alba dei morti dementi (“Shaun of the Dead” il titolo originale: è il primo nella lista dei film da … ehm … procurarmi).

Senza timore di spoilerare alcunché, la trama si può per sommi capi riassumere così: Scott Pilgrim (Michael Cera) è un ragazzo poco più che ventenne e mediamente sfigato che vive in una periferia di Toronto perennemente innevata. La rock band in cui suona il basso è talmente sfigata che il fatto di suonare il basso in una rock band non è in grado di sollevarlo dal suo status di ragazzo mediamente sfigato. Si innamora dell’affascinante e misteriosa Ramona Flowers (Mary Elizabeth Winstead), appena giunta in città. Lei è anche d’accordo, ma per motivi non del tutto chiari, perché i due possano stare insieme c’è una condizione: Scott deve sconfiggere i sette ex malvagi di Ramona. E questo è quanto.

No, non è la complessità della storia il punto forte del film. A renderlo il più divertente visto quest’anno è l’idea di combinare questa trama idiota e sdolcinata con una struttura a videogioco. Non un videogioco complicato e interessante come quello in cui è intrappolato Diego Abantantuono in Nirvana di Salvatores, ma un banalissimo gioco di combattimenti in stile Tekken, con tanto di bonus per le combo, mosse segrete, superpoteri e item da raccogliere.

Il tutto (e qui sta il genio) riuscendo a fare un film (e prima ancora un fumetto) tutt’altro che stupido – come invece lascerebbero intendere trama e struttura. Se la forma è totalmente pirla, infatti, per tutto il tempo viene riempita da dialoghi sorprendentemente brillanti, gag ben riuscite (uno dei sette evil exes è vegano, e non dico altro) con dosi massicce di piacevole autoironia. Il ritmo, scandito dal crescendo di combattimenti sempre più impegnativi fino al “mostro finale”, è sufficientemente vario da non risultare mai noioso. Gli stessi scontri sono così esageratamente ricchi di tutti i luoghi comuni del genere (gli avversari sconfitti svaniscono e al loro posto restano le monetine) e così totalmente surreali da riuscire sempre a strappare risate.

I personaggi poi sono davvero ben studiati, e la scelta degli attori è particolarmente felice, a cominciare dal protagonista interpretato da Michael Cera, perfettamente incredibile nel ruolo dissociato di nerd un po’ sfigato ma con super-capacità che non si capisce da dove vengano, passando per il suo compagno di appartamento Wallace (Kieran Culkin: sì, il fratello di Maculay) campione di gossip e sarcasmo, fino al perfido Gideon (Jason Schwartzman).

E poi diciamocelo francamente: è davvero facile immedesimarsi nel nerd sfigato Scott Pilgrim, e chi non ha mai sognato di suonare in una band, innamorarsi di una tipa figa e sconfiggere i suoi ex malvagi?

Va beh, in Italia dovrebbe uscire a novembre: chi viene al cinema?

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