Bonarda n. 5 – stasera al Sottovento

Mercoledì 21 alle ore 19 vi attende al Sottovento di Pavia il Bonarda n. 5, profumato come Chanel ma molto più interessante.

Essendo andati in stampa il 14, abbiamo mancato di un giorno la “bomba” delle infiltrazioni mafiose nella provincia di Pavia, con arrestati e indagati eccellenti anche nel cuore dell’amministrazione. Chi ci ha seguito fin qui, però, non sarà sorpreso: sulle colonne di Bonarda si è parlato in lungo e in largo dei veri interessi che animano la politica della giunta Cattaneo: non certo il benessere e la sicurezza dei cittadini, quanto il tornaconto proprio, degli amici, e degli amici degli amici.

Per ironia della sorte, non è più assessore, né al commercio né ad altro, l’avvocato Pietro Trivi, citato in questo numero come promotore della campagna per l’ordine pubblico (e per l’interesse privato): si è dimesso, dopo molti tentennamenti e non senza la solidarietà di sindaco & soci, perché è indagato per corruzione elettorale, con l’accusa di aver speso 2.000 Euro per comprare 150 voti. A proposito di decoro.

Coinvolti a vario titolo, anche se per il momento non indagati, vari maggiorenti della politica pavese, dal Faraone Abelli – sponsorizzato apertamente dal direttore dell’A.S.L. Carlo Chiriaco, a sua volta in carcere con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa – al consigliere regionale Angelo Ciocca – ritratto in compagnia dell’avvocato Pino Neri, pure arrestato in quanto presunto referente della ‘Ndrangheta in Lombardia – passando per l’assessore ai Lavori pubblici Luigi Greco e per il consigliere PdL Dante Labate.

In questo schifo – di cui qui ho raccontato solo un pezzetto, e per sommi capi: per i dettagli basta dare un’occhiata ai giornali, almeno finché non verranno imbavagliati per legge – il sindaco Alessandro Cattaneo, notoriamente “Pupo” di Abelli, dichiara che in sostanza non è successo nulla, chiama assessori e consiglieri comunali a partecipare al corteo contro la mafia ma fortunatamente ne viene cacciato. Il vicesindaco Gianmarco Centinaio (altro protagonista seriale delle colonne di Bonarda) esibisce una volta di più il suo savoir faire a chi osa contestarlo. E fortuna che non era in moto…

La morale della favola è sempre la stessa, anche se in molti sembrano essersene accorti soltanto adesso: delinquente non è chi occupa gli spazi per scopi sociali, chi beve una birra sui gradini del Duomo o esprime in ogni modo il proprio dissenso da quest’andazzo. Delinquente è chi spazi e diritti li svende al miglior offerente. Anzi, in questo caso, al peggiore.

Di seguito, il contributo dell’Avvocato Laser, orgogliosamente sponsor di Bonarda, al quinto numero.

ORDINANZE PREVENTIVE: A QUANDO LA POLIZIA PRE-CRIMINE?

‘Prevenire è meglio che curare’ è un motto confortante se si sta parlando di igiene orale, meno se si tratta di gestione dell’ordine pubblico.

Eppure proprio le ‘Ordinanze preventive’ sono la brillante idea del sindaco Alessandro Cattaneo per “una gestione lungimirante della sicurezza urbana”. Non è un caso che la pensata sia frutto dell’incontro dei sindaci della consulta per le politiche della sicurezza con nientepopodimeno che il Ministro degli Interni Roberto Maroni. In che cosa dovrebbe consistere questo rivoluzionario strumento? Semplice: nel vietare azioni potenzialmente lesive dell’ordine pubblico prima che vengano commesse. Roba da Minority Report.

Chiaramente si tratta di fumo negli occhi: questa nuova inutile iniziativa non serve ad altro che a enfatizzare il clima repressivo che mira a ridurre poco per volta tutti gli spazi di aggregazione non irreggimentati, istituzionalizzati – e naturalmente a pagamento. Un clima che si respira a Pavia da diversi anni, ben avviato dalla Giunta Capitelli ed efficacemente proseguito, senza soluzione di continuità, da quella Cattaneo.

Quale sia il vero obiettivo lo dimostrano senza veli gli incontri delle scorse settimane, proprio sul tema dell’ordine pubblico, tra il sindaco, l’assessore al commercio Pietro Trivi, Ascom, Confesercenti e i gestori di alcuni pubblici esercizi. I ‘problemi’ che gli incontri mirano a risolvere sono, a leggere la stampa locale, quello delle bottiglie abbandonate, quello degli schiamazzi e quello dei plateatici (le aree esterne, sulla pubblica via, che i locali occupano con sedie e tavolini). La soluzione individuata è quella di un accordo, un do ut des, i cui contenuti sarebbero questi: i locali si impegnano a fornire a loro spese vigilanza privata per gestire l’ordine all’esterno degli esercizi, il Comune si impegna a concedere spazi pubblici ai locali ‘virtuosi’, a vietare la vendita di bevande in bottiglia dopo le ore 20 (con un’ordinanza preventiva?) e a controllare il rispetto del divieto. L’accordo nel suo complesso è ancora da scrivere, ma già l’ultimo punto è operativo: il Comune ha infatti lanciato il piano “Estate sicura”, che prevede il raddoppiamento delle pattuglie nei giorni ‘caldi’ (e non solo climaticamente).

Ora, vien da chiedersi: come mai un presunto problema di ordine pubblico viene trattato con i commercianti, invece che con le forze dell’ordine? Perché in verità non di ordine pubblico si tratta, ma di tutelare gli interessi dei locali ‘in’ del centro, che si vedono minacciati dalla concorrenza di kebabbari e altri locali ‘economici’, e perfino dai supermercati.

Questa è la ragione per cui gli stessi soldi che si potrebbero più utilmente spendere per installare campane per il vetro e magari bagni chimici in Piazza Duomo e altre aree del centro vengono invece utilizzati per telecamere e turni extra della polizia locale.

In attesa che venga attivata anche a Pavia la polizia pre-crimine, è necessario difendere i nostri spazi: l’esperienza della lotta contro le ordinanze dell’ex sindaco Capitelli serva da esempio.

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