Dalla parte del manico

Sergio Marchionne ha dichiarato nel 2009 un reddito di 3.418.600 Euro. Considerando (in eccesso) che gli operai della FIAT hanno un salario di circa 20.000 Euro (lordi) l’anno, l’equazione è semplice: 1 amministratore delegato = 171 operai. Dico questo senza alcun intento moralistico, ma solo per inquadrare meglio l’aspra discussione che si sta sviluppando in questi giorni intorno alla vicenda dello stabilimento FIAT di Pomigliano d’Arco.

La vicenda è ormai nota: i vertici FIAT hanno proposto alle “controparti” sindacali il testo di un accordo che prevede lo spostamento della produzione della Panda, attualmente fabbricata in Polonia, a Pomigliano, con il mantenimento di tutti i posti di lavoro (dopo che alcuni mesi fa erano stati minacciati circa 500 esuberi). In cambio, come efficacemente sintetizzato dal giornalista del Sole 24Ore  Alberto Orioli, “l’impianto dovrà produrre come produce una fabbrica in Polonia o in Slovenia”.

L’accordo è stato prontamente sottoscritto da FIM (CISL), UILM (UIL) e UGL, con tanto di ringraziamenti al padrone buono che offre conforto e lavoro, ed elogiato dal Governo e da Confindustria. A rovinare la festa, come ultimamente capita spesso, è la FIOM, che ha rifiutato la propria firma denunciando il vergognoso ricatto che sta dietro alla proposta. Ecco in dettaglio di che si tratta:

– settimana lavorativa con sabato lavorativo retribuito non in modo straordinario;

– obbligo di straordinario per un monte ore triplo rispetto a quello del CCNL;

– possibilità di derogare alla legge che garantisce pause e riposi ai lavoratori turnisti;

– riduzione del tempo per le pause;

– deroga alla normativa europea che prevede mezz’ora di pausa a metà turno per turni superiori a 6 ore, con spostamento della stessa a fine turno;

– possibilità di comandare lo straordinario nella mezz’ora di pausa mensa, eliminando il dritto alla mensa;

– cancellazione di tutti i precedenti accordi sindacali aziendali;

– facoltà di sanzionare l’organizzazione qualora indicesse uno sciopero;

– rafforzamento della contrattazione individuale a scapito di quella collettiva;

– possibilità di sanzionare disciplinarmente i lavoratori che scioperano fino al licenziamento;

– facoltà di non applicare le norme del Contratto Collettivo Nazionale che prevedono il pagamento della malattia a carico dell’impresa.

In pratica, ancora una volta la crisi economica si dimostra una preziosa alleata del padronato nella sua lotta sistematica contro i diritti (solo apparentemente) acquisiti dai lavoratori. Qui si chiede agli operai di rinunciare preventivamente a diritti considerati inviolabili non solo dallo Statuto dei Lavoratori ma anche della Costituzione: a un orario di lavoro umano, alla retribuzione in caso di malattia, allo sciopero, tanto per citarne alcuni. Altrimenti? Tutti a casa. In confronto, lo Sceriffo di Nottingham era San Francesco.

La posizione della FIOM è difficilissima. Nei prossimi giorni si terrà tra i lavoratori di Pomigliano un referendum per la conferma dell’accordo: è evidente che ben pochi saranno gli operai disposti a votare contro, con lo spettro della disoccupazione che aleggia come un incubo specialmente nel meridione. Non si può criticarli. Del resto, la partita non si gioca soltanto a Pomigliano ma in tutta Italia: è facile prevedere che “accordi” come questo verranno proposti ovunque i datori di lavoro ne abbiano possibilità, e più saranno già arretrate le condizioni di lavoro più facilmente saranno accettati dagli stessi lavoratori.

Soltanto una risposta unitaria della classe lavoratrice può contrastare questa politica che mina alla radice ogni diritto fin qui garantito, con effetti sconvolgenti sulla vita di centinaia di migliaia di persone. Fa bene la FIOM a rifiutare l’accordo, ma occorre che si muova efficacemente ovunque per mobilitare specialmente gli operai meno ricattabili (e perciò apparentemente più al sicuro), gli unici che possano guidare le lotte e trascinare gli altri. Gli esempi per la verità non mancano, anche all’interno del gruppo FIAT: non più di un mese fa alla Ferrari di Luca Cordero di Montezemolo (3.328.200 Euro di reddito dichiarato nel 2009) l’attacco dei vertici aziendali è stato respinto grazie alla determinazione e alla compattezza dei lavoratori.

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18 Responses to Dalla parte del manico

  1. Matteo Bertani

    Sì è innegabile: l’accordo nella sua globalità è insostenibile.

    In un contesto aziendale più equo e collaborativo (ben lontano dalla realtà) ci sono giusto un paio di punti che non dovrebbero spaventare: il monte orario degli straordinari massimi, ad esempio, e la lotta all’assenteismo ingiustificato (che non significa quello per sciopero, ma quello, ci scommetto frequente, per vedere una partita di calcio).
    Per il resto vedo solo cose molto pericolose.

    A mio modesto e immorale avviso, la morale può essere una sola: consigliare ai giovani di studiare / impegnarsi per acculturarsi ed evitare di conseguenza una “vita da operaio”.
    Queste mansioni dovranno essere assolte dalla tecnologia, che potrebbe davvero essere a supporto dell’umanità, senza pause mensa, assenteismi ingiustificati, scioperi che bloccano la produttività…

    In questo senso mi dichiaro per l’abolizione della classe operai.
    Allo stesso modo di come gioisco quando vedo un casello automatico, un mezzo pubblico automatico, un distributore automatico di sigarette, ecc…

    MB

  2. L'Ottimo

    Commentare e dare una lettura “personalizzata” del documento FIAT va bene, però forse invece di sintetizzarlo avresti potuto postare un link diretto al testo, in modo da consentire a chi fosse stato interessato di farsi una propria idea.

    Poco male..per chi ha la pazienza di leggerselo, eccolo qua:
    http://www.corriere.it/economia/10_giugno_15/testo-accordo-pomigliano-fiat_76d59230-78ab-11df-9d05-00144f02aabe.shtml

    A me, francamente, pare dica qualcosa di un po’ diverso da ciò che tu hai riassunto..

    Senza alcun intento moralistico, poi, osservo che se è vero che Marchionne guadagna in un anno, da solo, tanto quanto 171 operai FIAT, è anche vero che 171 operai non sono probabilmente in grado di fare quello che ha fatto lui…se non erro, quando è entrato in FIAT (prima della crisi) il gruppo stava collassando, mentre ora (nonostante la crisi e senza ulteriori maxi finanziamenti pubblici) versa in tutt’altro stato di salute…

    A mio avviso, quindi, se quei 3 milioni e mezzo pagati a Marchionne hanno consentito a 200.000 altri dipendenti, ed al relativo indotto (fornitori, consulenti e partner di FIAT), di continuare a lavorare, ed a mantenere le loro famiglie, forse, e dico forse, non sono stati spesi male..

  3. Prima o poi gli operai saranno sostituiti dai robot. Penso che sia vero, specialmente se sarà abolito il capitalismo e quindi sfruttare esseri umani per lavori di quel tipo diventerà antieconomico (così come l’abolizione dello schiavismo negli Stati del Sud permise l’introduzione di macchinari e tecniche moderne dopo la Guerra di Secessioen).
    Siamo però molto, molto lontani da quel momento. Nei Paesi OCSE gli operai industriali sono più di 100 milioni (cifra pressoché invariata negli ultimi 40 anni, contrariamente a quel che si crede) e anche in Italia sono il ceto produttivo numericamente più grosso (6-7 milioni di persone). A livello mondiale il loro numero è cresciuto grazie all’industrializzazione di grandi Paesi agricoli come Cina, India, Brasile ecc. e si calcola che siano circa 200 milioni.
    Fermo restando che gli operai non sono la stessa cosa della classe operaia (perlomeno in termini marxisti la classe operaia è l’espressione italiana per dire “working class” e quindi include anche molte altre persone: impiegati, tecnici e altri salariati, e volendo anche i loro familiari), l’estinzione degli operai è un fenomeno molto di là da venire, visto che per il momento siamo ancora nella fase ascendente della parabola.
    Quindi sarà il caso nel frattempo di occuparsi delle loro condizioni di vita invece che trattarli come dei residuati, quando in realtà è sul loro lavoro che si fonda buona parte della società umana contemporanea. Proprio migliorare le loro condizioni, paradossalmente, velocizzerà la robotizzazione.

  4. Risponderò a tutto meglio dopo, ché ora sto lavorando.
    Solo, per Corrado, il link al testo dell’accordo c’era già! A Repubblica e non al Corriere, ma il testo è lo stesso: è nella parola “accordo” proprio all’inizio del terzo capoverso. 🙂

  5. Corrado

    scusa Ale, quando ho cliccato sul link “accordo” mi è comparsa la pubblicità della jaguar e pensavo fosse pubblicità! I apologize!

  6. Matteo Bertani

    L’Ottimo mi è parso davvero Ottimo.
    Meno male che c’è qualcuno disposto obiettivamente ad accorgersi di certe verità oggettive.
    Io alle volte di dire certe cose non me la sento più…

    Vanetti trovo anche le tue osservazioni piuttosto utili.
    Volevo solo farti notare che ho scritto “la classe operai” e non “classe operaia”.
    Comunque nella mia visione cosmopolita tutti coloro i quali svolgono una professione appartengono alla “working class”. Dirigenti e imprenditori compresi.
    Ho il cuore grande…

    MB

  7. Finalmente riesco a rispondere compiutamente.

    La frase di Matteo, per cui la morale della favola è che la cosa migliore da fare è studiare per non dover fare l’operaio, è una conferma della ben poco invidiabile condizione degli operai anche nei Paesi economicamente avanzati.
    Concordo con Mauro quando dice in buona sostanza che è giusto (anche moralmente) appoggiare tutte le lotte che hanno come scopo quello di garantire anche agli operai condizioni di vita e di lavoro dignitose, in attesa che un’auspicabile evoluzione della società eviti che un solo essere umano debba spaccarsi la schiena tutto il giorno per poter sopravvivere.
    Osservo, di passaggio, che le regole del profitto impediscono che gli esseri umani siano integralmente sostituiti dalle macchine per i lavori manuali: la “fabbrica automatica” ci sarà un giorno, ma quel giorno non ci sarà più il capitalismo (da qualsiasi altro sistema venga prima o poi sostituito).
    Per la cronaca, l’introduzione dei caselli automatici non ha comportato una diminuzione del personale, ma soltanto una sua diversa distribuzione: dalle mansioni di esazione a quelle di manutenzione. Ne ho conoscenza diretta perché ho avuto in parecchie cause le Autostrade come controparte.

    Quanto al contenuto dell’accordo, a me sembra invece di averlo sintetizzato in modo piuttosto fedele, limitandomi semmai a tradurre il significato di alcune “proposte”. Non sto qui a citare punto per punto perché sarebbe decisamente troppo lungo. Indicami però, Corrado, dove il mio riassunto ti sembra infedele, e vedrò di chiarire meglio.
    Non condivido poi il passaggio circa i presunti meriti di Marchionne. Sono convinto in generale che gli operai sappiano far funzionare le fabbriche tendenzialmente meglio degli amministratori delegati, e che ci voglia abbastanza poco per insegnare loro gli aspetti più tecnici del management. Del resto, non è certo sulla base del merito che vengono retribuiti i manager in tutto il mondo, come mostrano gli stipendi d’oro degli amministratori di tutte le aziende fallite in questi ultimi anni. Oltretutto, i meriti imprenditoriali di Marchionne mi paiono molto discutibili. Non è affatto vero che la FIAT in questi anni non abbia ricevuto finanziamenti pubblici molto ingenti. A tacer d’altro, negli ultimi anni lo Stato ha finanziato qualche milionata di ore di cassa integrazione. A proposito dell’altro, di cui in fondo non è giusto tacere, ho trovato questo:

    http://www.vitadidonna.org/politica/politica/la-storia-si-ripete-marchionne-chiede-altri-incentivi-2592.html
    http://www.giornalettismo.com/archives/16230/tutti-al-gran-ballo-di-beneficienza-per-la-fiat/
    http://www.omniauto.it/magazine/10832/chi-difende-la-fabbrica-fiat-a-termini-imerese

    Non ho modo di controllare meglio le fonti, e non è semplice trovare i dati precisi, ovviamente. Ma almeno qualche dubbio viene.

  8. Matteo Bertani

    Avvocato, cioè che dice sarebbe anche condivisibile.
    Non dica a me che sarebbe il caso di smetterla di regalare soldi alla FIAT. Avrei smesso negli anni ’70.
    Però c’è qualcosa che mi sfugge del suo discorso, solitamente parecchio coerente.
    E’ presto detto: senza finanziamenti pubblici la FIAT avrebbe chiuso = milgiaia di operai sarebbero stati lasciati a casa.
    Non credo che la sinistra che di solito si sente di rappresentare avrebbe accettato. Anzi: avrebbe fatto il finimondo.
    Nel mio modesto delirare penso che, se negli anni ’70 queste persone sarebbero rimaste senza lavoro, ormai sarebbero nelle condizioni di averne uno nuovo.
    Magari migliore, per loro e per noi che paghiamo…

    MB

  9. L'Ottimo

    Matteo,

    buono l’incipit, poi ti sei un po’ perso (specie sul congiuntivo)..

    a mio avviso la conclusione doveva essere (e questa è anche la “prima parte” della mia risposta per Te, Ale): ma come, invece che delocalizzare la produzione all’estero la FIAT decide di investire 700 MIO di Euro in Italia, in assoluta controtendenza, per di più in un impianto dove storicamente ha sempre avuto enormi problemi sindacali e di produttività (vale a dire in un impianto dove non ha particolare “convenienza”, anzi), e la FIOM alza le barricate??

    Mi chiedo: è chiaro a questi signori chi ha il maggior interesse a chiudere l’accordo??

    Finché lo stabilimento di Pomigliano non sarà competitivo a livello globale, anche solo mantenerlo operativo rappresenta un costo, o comunque un’allocazione non efficiente delle risorse. In altre parole, la FIAT non ha alcuna necessità di tenere in piedi proprio quello stabilimento …potrebbe benissimo andare ad investire i suoi soldi da un’altra parte (tipo in Polonia, dove sarebbero felicissimi di averli..). Ne consegue che se una qualche convenienza non le verrà offerta, non solo l’azienda non investirà ulteriormente nell’impianto, ma tendenzialmente lo chiuderà appena possibile, e così risolverà un problema tanto economico quanto sindacale..

    Qual è, invece, la prospettiva delle 12.000 persone e relative famiglie che si mantengono grazie a Pomigliano (mi risulta che lo stabilimento abbia 5.000 dipendenti e generi un indotto che garantisce lavoro ad altre 7.000 persone…correggetemi se sbaglio)?
    Quali sarebbero le alternative se l’accordo non si chiudesse e FIAT andasse ad investire i suoi soldi da un’altra parte? Come vivrebbero queste persone?

    Non sarebbe il caso che la FIOM la smettesse di fare una “lotta di classe” senza quartiere e comprendesse che i “diritti acquisiti” dei lavoratori possono essere garantiti solo a patto che l’azienda sopravviva?

    Quando verrà compreso che, oggi come oggi, le aziende possono restare sul mercato solo se sono efficienti e lavorano a condizioni competitive a livello globale?
    Quando verrà compreso che solo l’efficienza può garantire risultati che attraggano finanziamenti? Quando verrà compreso che sono solo i finanziamenti e gli investimenti a permettere alle aziende di mantenersi competitive e crescere?

    Se l’azienda non è competitiva, non attrarrà mai investimenti, e così sarà sempre meno competitiva e sempre più fuori mercato..ed alla fine, per quanto grande, CHIUDERA’…e tutti i suoi inflessibili dipendenti, così affezionati ai loro “diritti acquisiti” (come alla pausa di 40 minuti invece che di 30), se ne andranno a casa…

    Ciò non significa che tutto debba essere permesso…devono ovviamente esserci dei limiti invalicabili a tutela dei lavoratori, però bisognerebbe scegliere con cura e lungimiranza le battaglie da combattere ed i punti su cui non cedere, preferendo la pragmaticità e la concretezza ai proclami populistici ed alle sterili questioni di principio…

  10. Rispondo sinteticamente soltanto a Matteo. Sulle questioni poste da Corrado – che sono poi l’oggetto principale del dibattito – scriverò un nuovo articolo a parte, anche alla luce delle novità degli ultimi giorni: l’emergere di un “piano C” elaborato da Marchionne (chiusura dello stabilimento e riapertura sotto una nuova società al di fuori degli accordi sindacali con riassunzione soltanto dei lavoratori “docili”) e il risultato del referendum, che ha visto la prevedibile vittoria dei “SI” ma con un’assai meno prevedibile scarto ridotto rispetto ai “NO”.

    Approfitto inoltre per invitare entrambi all’incontro su questo tema, che si terrà stasera presso la sede di Rifondazione in Corso Garibaldi, e nel quale farò da relatore.

    Matteo, la mia idea è che lo Stato avrebbe dovuto nazionalizzare la FIAT già molto tempo fa: con i soldi che ha versato a fondo perduto avrebbe potuto acquistarla una cinquantina di volte. Non mi si dica, in questo caso, che il pubblico è meno efficiente del privato: meno efficiente della FIAT negli ultimi cento anni credo sia impossibile esserlo. Al contrario, io penso che una gestione meno interessata ai dividendi (a spese dello Stato, e quindi di noi contribuenti) e maggiormente orientata alle esigenze della società avrebbe reso un servizio prezioso alla collettività. Tanto per dirne una, *esistono* dei progetti per riconvertire lo stabilimento di Pomigliano alla produzione di auto e mezzi pubblici ecologici, per sostituire gradualmente l’inquinante parco auto a benzina/diesel, prima per il pubblico (sono comunque decine di migliaia di veicoli) e poi anche per il privato. Ovviamente questo presupporrebbe investimenti per la ricerca e lo sviluppo, che sono invece completamente inesistenti, perché non rendono nell’immediato e nessun privato – tantomeno la famiglia Agnelli – è disposto ad accollarseli.

  11. Rispondo nuovamente qui a Corrado (ma invito a leggere il post più recente, che contiene un commento più ampio sulla questione).
    Il punto è capire che le obiezioni sollevate dalla FIOM (e fatte proprie da oltre un terzo degli operai di Pomigliano, circa il doppio di quelli che hanno votato per la FIOM alle ultime elezioni dell’RSU: qualche cosa vorrà pur dire) non sono affatto di principio.
    Prendo soltanto un esempio da quel che tu hai scritto, citando la questione della riduzione della pausa da 40′ a 30′: è estremamente concreta, e tutt’altro che secondaria, la differenza tra due pause di 20 minuti ciascuna di cui una a metà di un turno di otto ore, e una sola pausa alla fine del turno, dopo sette ore e mezzo di lavoro ininterrotto. Stiamo parlando non di un lavoro davanti al computer relativamente creativo (come il mio o il tuo: e io non lavoro certo continuativamente per sette ore!) ma di operazioni manuali (fosse anche schiacciare pulsanti) ripetitive, molte delle quali anche materialmente faticose. Tra le richieste della FIOM, non a caso, c’è anche di effettuare preventivamente una verifica delle conseguenze fisiche dei nuovi schemi di lavorazione.
    È chiaro che di fronte allo spettro della disoccupazione molti lavoratori, in tempi di crisi, preferiranno condizioni di lavoro bestiali che nessun lavoro affatto: è il motivo per cui si dice che il rapporto contrattuale tra datore di lavoro e lavoratore è sbilanciato a favore del primo, ed è il motivo per cui a favore del secondo la legge predispone tutta una serie di tutele. Perché se non ci fosse altro limite allo sfruttamento si tornerebbe all’Inghilterra di Dickens.

  12. Osservo intanto che è stato scritto prima del referendum, quando tutti, da Marchionne alla stessa FIOM, si aspettavano un esito ben diverso.

    In gran parte mi pare comunque di aver già risposto qui e nel secondo post. Altre considerazioni interessanti sono nei commenti sottostanti l’articolo, in particolare quello di tale Maurizio Mariotti e quello di Ivano.

  13. L'Ottimo

    Letta la tua risposta mi son sentito costretto a trovarlo, il tempo per rispondere, pure a dispetto della pausa pranzo..

    Sai..in questi giorni, proprio mentre leggevo i commenti in calce agli articoli su Pomigliano, ho improvvisamente realizzato che piano piano mi stavo incazzando (perdona il francesismo)..

    Sì perché, a leggerli, questi commenti, ti rendi conto dell’ipocrisia che ci sta dietro.. rivendicare dei diritti, dimenticandosi dei propri doveri, è troppo comodo…

    Quanti si lamentano che i servizi pubblici fanno schifo, e poi evadono le tasse?
    Quanti si fanno mantenere dai genitori, però li trattano a pesci in faccia?
    Quanti si lamentano del fatto che hanno troppo lavoro o che non vengono pagati abbastanza, e poi sono i primi che cercano di fare solo il minimo indispensabile e passano la metà della giornata lavorativa cazzeggiando?

    È corretto invocare i diritti di cittadino, di figlio, di dipendente ecc…ma al contempo sbattersene altamente dei relativi doveri?

    I diritti vanno riconosciuti aprioristicamente, indipendentemente dall’impegno profuso e dal merito (toh, guarda chi si vede, “il merito”, questo sconosciuto nel nostro paese..), oppure è giusto che siano guadagnati sul campo, con i risultati?

    In assoluta onestà, mi vorresti dire che Pomigliano è uno stabilimento che funziona? Che lavora e produce, in proporzione, tanto quanto (toh, voglio essere generoso) gli altri stabilimenti FIAT in Italia? Se così fosse, sarebbe un altro lo stabilimento oggi nell’occhio del ciclone…

    Dico, ma dove sta scritto che la FIAT debba garantire ai dipendenti di questo stabilimento la possibilità di continuare a lavorare, e tutti gli altri diritti che rivendicano, indipendentemente dal fatto che se li meritino o meno??
    Ma dico, ti pare giusto riconoscere uguale trattamento a chi si impegna ed a chi non si impegna?
    È questa la tua, la vostra idea di uguaglianza?
    Quale sarebbe l’incentivo che dovrebbe spingere le persone a fare meglio, a fare di più?

    E ci domandiamo perché questo paese va a rotoli? Ma la risposta è semplice: perché nel settore pubblico prevale e viene applicata proprio questa logica..la logica del “diritto che deve essere garantito a qualunque costo”, anche a dispetto dei risultati (un esempio? gli aumenti per gli statali, che negli ultimi 10 anni, pur offrendo il peggior servizio pubblico d’Europa, hanno avuto percentuali di rivalutazione dello stipendio triple rispetto a quelle dei dipendenti privati, e ancora si lamentano – http://laderiva.corriere.it/2010/05/io_privilegiato_a_1400_euro_ma.html …un’ altra grande vittoria dei sindacati che però pagano i cittadini con le tasse).

    Per fortuna, almeno per ora, il “settore privato” è un po’ diverso..e la FIAT è un’azienda privata..
    Ha ricevuto contributi pubblici? Si. Ingenti? Si. Deve per questo accettare le logiche del “settore pubblico”? No.
    Se lo avesse voluto, come hai detto tu, lo Stato avrebbe potuto acquistarla, invece di finanziarla, ed oggi faremmo un discorso diverso…però non è stato così, e dunque non si possono ora fare ragionamenti basati sul fatto che l’azienda dovrebbe comportarsi per “riconoscenza” come se fosse un’azienda statale…non lo è, e dunque non è tenuta a prendere decisioni in funzioni della loro “utilità sociale”, a meno che non sia lo Stato a pagare per esse, e mi pare siamo tutti d’accordo che così non dovrà più essere…..

    Mi domando, perché la FIOM invece di gridare allo scandalo ed alla violazione della Carta Costituzionale, non ha prima detto una cosa tipo: FIAT, aspetta, dacci sei mesi di tempo per dimostrarti che possiamo fare molto meglio del passato anche mantenendo le condizioni di lavoro attuali?
    Perché non ha detto: dacci sei mesi per dimostrarti che ci meritiamo che tu investa 700 MIO di Euro proprio qui?
    Perché ha preferito esasperare il conflitto alzando i toni, piuttosto che stemperarli? Chi ne ha beneficiato? Loro che si sono fatti pubblicità (riacquistando, guarda caso, parte dei consensi perduti) oppure i dipendenti di Pomigliano che ora si trovano a trattare con un’azienda che “si aspetta problemi” e si regolerà – giustamente – di conseguenza?

  14. Spero che la prestazione dell’Italia contro la Slovacchia non abbia accresciuto la tua incazzatura… 🙂 Ti ringrazio comunque per aver dedicato la tua pausa pranzo a scrivere la tua opinione. Naturalmente non la condivido.

    Salto tutte le questioni che non hanno davvero nulla a che fare con la vicenda di Pomigliano (evasione fiscale, riconoscenza verso i genitori, etc.) per entrare invece sul punto che mi sembra centrale, da cui deriva in fondo tutta la diatriba.
    Scrivi: “non lo è [azienda statale], e dunque non è tenuta a prendere decisioni in funzioni della loro “utilità sociale”, a meno che non sia lo Stato a pagare per esse, e mi pare siamo tutti d’accordo che così non dovrà più essere…”
    Ti sbagli. La nostra Costituzione, come ben sai, recita testualmente che “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti *allo scopo di assicurarne la funzione sociale* e di renderla accessibile a tutti”.
    Non solo: “Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro *e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sè e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa*.
    Questi principi sono alla base di tutte le norme che tutelano i dipendenti a prescindere da un presunto “merito”, per il solo fatto di cedere il proprio tempo di lavoro in cambio di denaro.
    La FIAT – che negli anni non ha certo perso denaro nella propria attività imprenditoriale – deve per legge assicurare condizioni di lavoro dignitose e una retribuzione adeguata. Quelle condizioni che l’accordo toglierebbe.

    Quanto alla presunta inefficienza dello stabilimento di Pomigliano, sinceramente non so tu da quali dati l’hai ricavata. Per la verità, la maggior parte dei dipendenti FIAT, in tutti gli stabilimenti, sono tuttora in Cassa Integrazione. Aggiungo che lo stesso piano di ristrutturazione contenuto nell’accordo prevede che per i prossimi due anni l’intera forza lavoro dello stabilimento rimanga in Cassa Integrazione, in attesa del riammodernamento degli impianti.
    Semplicemente le cose non stanno come tu dici. Gli operai di Pomigliano, non diversamente dagli operai di tutta Italia, se è per questo, vogliono lavorare e non vengono fatti lavorare, perché all’azienda non conviene produrre più di quanto possa vendere – e nonostante gli incentivi statali indiretti più di tanto non riesce a vendere in questa fase.
    Il principio del “merito”, poi, non è che non esista: ci sono tutta una serie di istituti, primo fra tutti l’orario straordinario con retribuzione maggiorata, che “premiano” chi si impegna di più, cioè mette a disposizione dell’azienda una maggior quantità di tempo. Il problema dell’accordo proposto a Pomigliano è che va a intaccare proprio il livello minimo, quello che non a caso è tutelato dalla legge e dai contratti collettivi.
    Se invece ti riferisci all’assenteismo, ho letto (su un volantino di carta, strano a dirsi: non lo posso linkare) che le percentuali di Pomigliano sono del 3,6%, sotto la media delle industrie metalmeccaniche. Si tratta di un falso problema, agitato dall’azienda per cavalcare l’opinione pubblica “anti-fannulloni”.

    Quanto alla FIOM, se grazie al risultato del referendum riuscirà a strappare condizioni migliori alla controparte avrà svolto al meglio il proprio ruolo di sindacato. Certo è meglio, per tutti i lavoratori, essere rappresentati da un’organizzazione che fa sentire la propria voce piuttosto che da sindacati che firmano ogni accordo in silenzio.
    Io non credo comunque che in alcun caso la FIAT rinuncerà a Pomigliano (del resto sarebbe molto scorretto, in fondo ha vinto il referendum che aveva tanto fortemente voluto), e infatti dalle dichiarazioni di ieri e di oggi non sembra che un’opzione simile siaall’ordine del giorno.
    In ogni caso, la partita è tutt’altro che chiusa: staremo a vedere che cosa succede.

  15. L'Ottimo

    Precisato che l’incazzatura non era suscitata da commenti letti qui, ma da quelli visti su altri siti, e premesso che ovviamente dopo la partita dell’Italia l’incazzatura era senz’altro peggiorata, ti rispondo che mi pare tu abbia liquidato un po’ troppo comodamente le questioni di principio che io ho posto… questioni che riguardano, secondo me, la mentalità che si cela dietro ai comportamenti, e che quindi non si possono ignorare se si tenta veramente di dare un senso al quadro generale..

    Detto questo, non concordo affatto (ovviamente ovviamente..) con le tue considerazioni sui diritti costituzionali che sarebbero violati dall’accordo proposto dalla FIAT.

    I principi che hai menzionato, e che sono sacrosanti, vanno però necessariamente contemperati con gli altri fissati dalla carta costituzionale, tra i quali spicca, da te (stranamente..) non menzionato, quello di cui all’art. 41 primo comma, ove è sancito il principio della libertà dell’iniziativa economica privata (che era poi quello a cui facevo riferimento io).

    In parole povere, nel caso di specie: “nessuno può obbligare la FIAT ad investire quei soldi in Pomigliano”.
    Punto.

    Se l’azienda decide, nell’esercizio della sua libera iniziativa economica, di non produrre più nemmeno un bullone a Pomigliano, lo stabilimento – nei modi e nei tempi previsti dalla legge – chiuderà, ed i suoi operai saranno liberissimi di (tentare di) procacciarsi un altro impiego che assicuri loro “condizioni di lavoro dignitose ed una retribuzione adeguata”.
    Punto.
    Ed in bocca al lupo.

    Quanto all’inefficienza di Pomigliano, giusto per non inondare di link la pagina, quoto solamente l’articolo che mi è sembrato più “equilibrato”, e rimetto a te la relativa valutazione…http://www.repubblica.it/economia/2010/06/18/news/statera_pomigliano-4937700/

    Se fossero tuoi, davvero investiresti dei soldi in Pomigliano, facendo affidamento su un dato storico del genere??
    Francamente, quindi, è a me che pare le cose non stiano affatto come tu dici…

    Vorrei, poi, che in qualità di giuslavorista mi spiegassi quali sono i contenuti dell’accordo proposto che a tuo avviso costringerebbero gli indefessi lavoratori di Pomigliano a prestare la loro opera in condizioni non dignitose….perché io a dirti la verità non riesco a coglierli…

    Dovranno lavorare duramente? si, e allora? finora, a giudicare da articoli come quello che ho quotato, non hanno certo dato il massimo (per dirla con un eufemismo…), eppure oggi pretendono che gli siano dati credito ed altre opportunità…a che titolo scusa??

    che diritto hanno loro rispetto ad altri lavoratori che magari meritano molto di più che questi 700 milioni siano investiti nel loro futuro??

    ciò detto, visto che mi pare questo discorso interessi solo me e te, forse potremmo continuarlo di persona (il che prenderebbe molto molto meno tempo..) ^_^

  16. La discussione è interessante, e penso interessi non soltanto a te e a me.

    In generale, che tra l’interesse dei datori di lavoro e quello dei lavoratori ci sia un conflitto costante (semplificando all’estremo: pagare meno e ottenere di più vs. lavorare meno e guadagnare di più) è la scoperta dell’acqua calda. Per i marxisti, questo conflitto è di fatto il principale motore della Storia: benvenuto Corrado! 😀

    Vero è che c’è chi ha interesse a propagandare l’assurda idiozia che gli uni e gli altri sono sulla stessa barca e hanno interessi convergenti: il Partito Democratico e qualche editorialista di Repubblica, ad esempio. Nei periodi di relativa stabilità sociale, in molti ci credono. I tempi di crisi (ma basterebbe anche banalmente l’osservazione quotidiana dei rapporti di lavoro) dimostrano ampiamente, e a tanti, il contrario. Qualcuno ci crede ugualmente, e in buona fede, anche in questi periodi: ad esempio Bertani, a quanto pare (cit.: “tutti coloro i quali svolgono una professione appartengono alla “working class”. Dirigenti e imprenditori compresi”).

    Partendo da questo presupposto, al di là del quadro legislativo (che comunque non è astratto da questo conflitto, ma ne è direttamente influenzato nei suoi cambiamenti) si capisce che io ritengo ‘legittima’ (non in senso tecnico-giuridico, ma dal punto di vista socio-economico) la posizione di Marchionne e Confindustria esattamente quanto quella della FIOM: ognuno fa il proprio mestiere. Si tratta in sostanza di scegliere “per chi tifare”, ed eventualmente di cercare di dare un contributo per una parte o per l’altra.

    Quanto alla polemica sul presunto assenteismo dei lavoratori di Pomigliano, mi pare totalmente pretestuosa, specialmente se ci ricordiamo che stiamo parlando di una fabbrica che produce già troppo rispetto alle esigenze di FIAT, tanto è vero che una parte consistente della sua forza lavoro è da tempo in Cassa Integrazione (e l’accordo prevede tra l’altro che vi resti per altri due anni).
    Sulla questione, anche se non è direttamente legato alla vicenda di Pomigliano, segnalo questo interessante articolo del Sole 24 Ore di un annetto fa: http://www.motori24.ilsole24ore.com/Industria-Protagonisti/2009/03/sovracapicita-nemico-battere.php
    Basta sostituire “sovracapacità” con “sovrapproduzione” et voilà, i termini sono pressoché esattamente quelli in cui la questione è posta nel Capitale di Marx.

    Infine, sugli aspetti tecnici dell’accordo che implicano un peggioramento qualitativo colossale delle condizioni di lavoro nello stabilimento, cito quello che più mi ha colpito: il nuovo sistema comporta la permanenza di ciascun operaio fermo al suo posto per sette ore e mezzo filate a compiere la stessa azione, mediante continue flessioni del solo torso ma senza alzarsi mai, senza pause (e con la possibilità di allungare a otto ore consecutive utilizzando la pausa di fine turno per gli straordinari). Le conseguenze in termini ergonomici sono evidenti e immediate; meno immediate, ma penso altrettanto evidenti sono quelle in termini di sicurezza.
    Mi riservo comunque di chiedere un parere ‘tecnico’ a qualcuno che sulla catena di montaggio c’è stato, e saprà spiegarmi meglio che cosa significano le novità, in concreto.

  17. Peraltro pare che i dati sull’assenteismo siano risalenti a diversi anni fa, Landini ha sostenuto che da qualche anno, con l’assunzione di nuovi giovani (l’età media era più alta del normale, prima, quindi è ovvio che ci fossero più assenze e più malattie), si è tornati ad una percentuale fisiologica. La FIAT non ha replicato e i giornali si sono guardati bene dal dare dati precisi e aggiornati, accontentandosi di qualche caso eclatante, che come sappiamo però non fa statistica.

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