Venticinque e oltre

Non credo sia tardi, il 28 aprile, per parlare del Venticinque Aprile. Ogni anno che passa, ogni anno che “il Paese” si sposta un po’ più a destra, la ricorrenza assume per contrasto un valore più alto, tanto da essere sempre meno una semplice “ricorrenza” e sempre più un momento di fondamentale e ampia riflessione: “Il 25 Aprile – non è una ricorrenza – ora e sempre – Resistenza!” è uno degli slogan più scanditi al corteo.

Quest’anno il mio personale 25 Aprile è particolarmente carico di significati, che si intrecciano simbolicamente con le varie tappe di una giornata trascorsa in giro per mezza Lombardia (no, non è davvero mezza: chi ha voglia di calcolare l’area del triangolo che ha come vertici Pavia-Bergamo-Vigevano – e la proporzione rispetto all’area complessiva della regione – vincerà il premio Pignolo dell’Anno. Ho più che mezza idea su chi se lo aggiudicherà).

Contestazione

Il primo momento è il corteo della mattina, a Pavia. Alle nove, classico orario di ritrovo, non c’è letteralmente nessuno in Piazzale Ghinaglia. Quello di quest’anno è il primo 25 Aprile con un’amministrazione di destra, da quando vivo qui: che sia questo il motivo del vuoto assoluto? No, per fortuna. Scopro che il corteo quest’anno parte alle dieci. E quando parte, è un corteo anche più bello del solito, con due nutriti e combattivi spezzoni di sinistra: quello della neonata (neonanda?) Federazione e quello del Centro Sociale Barattolo fresco di aggiunta di vocale, la O di Occupato.

Al termine della processione, scandita da tanti slogan e poche “miccette”, la prima volta di un sindaco di destra dopo quasi quindici anni: ma i ‘saluti’ di Alessandro Cattaneo sono sovrastati da quel quarto (ok, forse non era un quarto: qualcuno ha contato?) della piazza che canta a ripetizione Bella Ciao e Fischia il Vento. Io ho colto soltanto le prime parole: “Il 25 aprile [il minuscolo nel virgolettato non è casuale] è una festa di tutti“: molto meglio cantare.

Perché il 25 Aprile non è affatto una festa di tutti. Non è la festa dei fascisti appena ripuliti che popolano, oltre al Governo, le giunte di destra in mezza Italia, né tantomeno dei fascisti non ripuliti che spesso sono loro alleati, e che in queste settimane a Pavia aprono un loro “centro sociale” con la piena copertura dell’amministrazione. Tanto è vero che non è la loro festa, che in piazza non ce n’è nessuno, a parte il sindaco e quei pochissimi obbligati dal protocollo a presenziare. No, non è la loro festa, ed è di fondamentale importanza che questo concetto non venga travolto e dimenticato sotto le pressioni alla “normalizzazione” che piovono da tutte le parti. Non con queste parole, ma è un concetto sottolineato anche da Marina Tesoro, docente di Storia contemporanea incaricata di tenere quest’anno la consueta orazione. Non appena prende la parola i canti cessano come il vento che accompagna il fiero partigian. E sventolano le bandiere e scoppiano gli applausi quando ricorda la moltitudine di cittadini che, senza salire sulle montagne, coraggiosamente diedero vita alla Resistenza civile, scegliendo di schierarsi dalla parte giusta contro quella sbagliata. Così, contro ogni becero e servile revisionismo di destra (Giampaolo Pansa, ti fischino le orecchie!), è giusto ribadire che no, i morti non sono tutti uguali, perché alcuni, quelli che ricordiamo come degli eroi, scelsero di morire per una causa giusta, per la libertà e la solidarietà, mentre gli altri scelsero quella sbagliata.

Ecco perché è giusto contestare – in modo organizzato e comprensibile, certo! – le ipocrite ‘autorità’ di destra e i loro discorsi di falsa riconciliazione nazionale: a Pavia, a Milano, a Roma e dovunque si possa. Vogliono rendere il 25 Aprile una festa come un’altra. È esattamente quel che è necessario evitare. Pazienza se qualcuno, in buona fede, se l’è presa a male: capirà la prossima volta.

Memoria

Dopo il tradizionale pranzo festoso in Cooperativa a Pavia (o meglio, dopo metà scarsa del pranzo) corsa in macchina a Bergamo, all’Istituto bergamasco per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea (ISREC), per lo spettacolo I cannoni precedettero il sole – Donne e uomini nella Resistenza bergamasca. Anche qui il tema è quello della Resistenza civile: racconti e testimonianze in prima persona, letture e canti che raccontano figure meno popolari forse, ma di certo non meno coraggiose e nobili della lotta contro il nazifascismo.

A un’iniziativa del genere sarebbe bello e importante che partecipassero centinaia di persone, specialmente giovani: è decisivo per le sorti della stessa civiltà, in Italia, che non si spezzi il filo della memoria.

Complice la nostalgia che discende dall’essere un bergamasco in esilio volontario da dodici anni, mi sono commosso ad ascoltare il racconto di Olga Mantovani, anziana e pimpante ostetrica che aiutava a partorire, di nascosto, madri ebree e rischiava la vita per trovare un medico che salvasse quella di un fuggiasco russo. Mi sono divertito a sentir leggere della spedizione per liberare il partigiano Pasqualino dalla camera vigilata di un ospedale (la Clinica Castelli, a due passi dalla casa dei miei genitori). Mi sono emozionato al racconto della Liberazione della mia città, a cui ho scoperto di essere più legato di quanto immaginassi.

Il merito è anche dei ragazzi dell’Araucaìma Teater che hanno recitato e cantato e accompagnato nella maniera più efficace l’intero spettacolo: bravissimi davvero!

Festa

E alla sera, viaggio a Vigevano, Cooperativa Portalupi, per concludere la giornata con La Corte dei Miracoli, le canzoni dei Modena City Ramblers e i canti della Resistenza: di cantare Bella Ciao e Fischia il Vento non ci si stanca mai.

Viva il 25 Aprile, viva la Resistenza, vittoriosi e liberi alfin saremo!

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One Response to Venticinque e oltre

  1. anna

    “i fascisti ripuliti che popolano il governo e quelli non ripuliti loro alleati…” dai voce con parole precise ai miei pensieri,il problema è che ripuliti e non si sentono non solo a posto con la coscenza ma anche al di sopra dei più e sopratutto di tutti quelli che conservano gli ideali di giustizia e solidarietà,o almeno è questa la sensazione che percepisco.Di fatto uno schiaffo a chi si è sacrificato credendoci.Ma è bello sapere che in qualche modo nella storia la giustizia è riuscita a prevalere…

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