La Sinistra dopo le elezioni

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare“. È la citazione, da Seneca, che compare quest’oggi sulla testata di Liberazione. Non so che cosa avesse in mente chiunque l’abbia scelta, ma mi pare un monito particolarmente appropriato per un partito, Rifondazione Comunista, e in generale per la Sinistra che si chiede come uscire dalla crisi.

Le elezioni regionali hanno consegnato una nuova sconfitta, la Federazione della Sinistra, sotto il 3% a livello nazionale, ha perso circa un terzo dei voti che aveva preso alle elezioni europee di un anno fa, senza particolari differenze tra le regioni in cui correva da sola e le molte in cui si presentava in coalizione con il Partito Democratico (sia pure con le virtuose eccezioni di Marche e Umbria). Il segretario nazionale Paolo Ferrero, candidato governatore in Campania, ha ottenuto meno del 2% delle preferenze, perfino meno di quelle ricevute dalla Federazione della Sinistra. Il quadro è decisamente impietoso, e la vittoria della Destra in 6 regioni, 4 delle quali strappate al centrosinistra, rende la situazione particolarmente inquietante.

Dalla dirigenza del PRC arrivano segnali preoccupanti circa la linea politica da seguire nell’immediato futuro: si prospetta, senza mezzi termini, il riavvicinamento a un Partito Democratico da spostare a sinistra, e al partito di Nichi Vendola (vincintore in Puglia, ma praticamente solo lì), la creazione di un fronte democratico da contrapporre alla Destra e a Berlusconi.

Io credo che questa proposta manchi di qualsiasi respiro in prospettiva, e, se effettivamente perseguita, sia destinata a condannare la Sinistra e i comunisti a un ruolo sempre più marginale nella politica italiana. Certo, l’idea di un nuovo centrosinistra ha l’attrattiva delle soluzioni semplici e, apparentemente, a portata di mano. Ma basta poco per scoprire che questa linea ha più buchi di una forma di Emmenthal.

Tanto per cominciare, questa prospettiva non esiste nella realtà. Le forze con cui si pensa di stringere accordi si sono distinte, negli ultimi anni, negli sforzi per emarginare e distruggere ogni alternativa di Sinistra al bipolarismo: approvando sistematicamente leggi elettorali capestro (il compagno Vendola in Puglia non è da meno!), chiudendo la porta in faccia a PRC e PdCI perfino di fronte alle suppliche dei dirigenti della “sinistra radicale” (è il caso della Lombardia), contribuendo al totale silenzio mediatico intorno al nostro partito. Più direttamente Nichi Vendola un anno fa è uscito da Rifondazione Comunista appena prima dell’inizio della campagna elettorale, danneggiando esplicitamente e del tutto volontariamente il PRC con la sua scissione. Per quale motivo adesso, proprio quando è ai minimi termini il contributo elettorale che siamo in grado di portare a un’eventuale coalizione, questi partiti dovrebbero cambiare idea e tenderci la mano?

Ma poniamo, per amore di discussione, che questo ostacolo venga superato. Chiediamoci allora per quale motivo non soltanto la Sinistra, ma lo stesso Partito Democratico non riesca a ottenere la fiducia di una parte sempre più consistente dei cittadini. Io non credo affatto che la risposta stia nella stupidità, o nella credulità degli Italiani ingannati da Berlusconi e dalla Lega. Troppo facile così, e soprattutto è una risposta che non serve a niente (“non prendiamo voti perché gli Italiani non ci votano”: ma dài?).

Io credo invece che la causa delle sconfitte stia nell’incapacità di dare risposte convincenti ai problemi di quella maggioranza di Italiani che, specialmente ai tempi della crisi, non ha di che vivere in modo dignitoso. Il problema si pone in termini differenti per il PD e per la Sinistra. Il Partito Democratico, se a livello di immagine non ha ancora sciolto la contraddizione tra l’apparire partito di sinistra, seppure moderato, e l’essere partito di riferimento di determinati settori imprenditoriali, quanto alle politiche che concretamente mette in atto è assolutamente cristallino: ovunque abbia risorse da gestire, le gestisce a favore neppure del ceto medio o della piccola imprenditoria, ma direttamente a vantaggio delle grandi imprese, delle banche e della speculazione. Il caso della TAV in Piemonte, che è probabilmente costato la vittoria a Mercedes Bresso, è emblematico, ma se ne potrebbero citare a centinaia. Un simile partito non è che non voglia “spostarsi a sinistra” per motivi misteriosi: non può spostarsi a sinistra semplicemente perché difende, istituzionalmente, interessi diversi. Si può dire tranquillamente che sia prefribile per il PD perdere le elezioni piuttosto che vincerle ed essere poi costretto a fare ciò che i suoi elettori vorrebbero. Naturalmente, la condizione ottimale è vincere le elezioni ingannando gli elettori, e poi portare avanti gli affari dei suoi veri referenti politici, con tanto di “copertura” a sinistra. Ma apparentemente questo giochino è sempre più difficile da far digerire agli Italiani: da qui l’astensionismo di massa e il voto “di protesta” a Di Pietro, Grillo, e perfino alla Lega.

La contraddizione principale all’interno del PD sta nel fatto che molti, non soltanto tra gli elettori ma perfino tra i suoi attivisti a livello locale, sono autenticamente persone di sinistra e credono nel fatto che questo partito possa essere il motore di un vero rinnovamento, a patto che si riesca a liberarlo dai suoi incapaci dirigenti. Beh, non è così. Basta vedere come vengono scelti, questi dirigenti, senza alcun vero momento di discussione politica, sostituito dal verticistico meccanismo delle primarie, per giunta già in partenza decise. Senza alcuna forma di autentica democrazia né di confronto sulle idee: si distribuiscono soltanto le poltrone. Nessuna possibilità di alcun rinnovamento può venire da questo partito, e gli Italiani se ne stanno accorgendo in misura crescente.

Gli unici che sembrano non accorgersene sembrano essere i dirigenti della Sinistra. Non parlo tanto di Nichi Vendola, che si è fatto i suoi conti e probabilmente spera di poter diventare un “Obama italiano” (copyright Mauro Vanetti), quanto dei dirigenti di Rifondazione e della Federazione della Sinistra, che si ostinano a orbitare intorno al PD, pur riempiendosi la bocca di altisonanti proclami di alterità e di ritorno ai principi del vecchio PCI. Nei fatti, l’unico principio che sembrano applicare è quello del compromesso storico col centro, che è poi il padre del Partito Democratico e non pare aver portato grandi avanzamenti nella Sinistra italiana. Con la differenza che il compromesso, dati i rapporti di forza, è sempre più sfavorevole: in effetti, la Sinistra e i comunisti in particolare non hanno praticamente voce in capitolo nella decisione delle linee politiche delle varie coalizioni, e vengono usati soltanto per portare qualche voto (sempre meno) in cambio, se va bene, di una poltrona o due.

Il problema della Sinistra, dunque, è proprio l’incapacità di mostrarsi in modo coerente come qualcosa di radicalmente altro dal bipolarismo con asse sempre più a destra. Si risponderà che la Federazione della Sinistra non è andata meglio nelle regioni in cui si candidava da sola rispetto a quelle in cui era alleata del PD. È senz’altro vero. Così come è vero che, in quest’ultimo anno e mezzo, c’è stata all’interno del PRC una sensibilità maggiore verso i temi del radicamento sociale, con iniziative apprezzabili e utili come le Brigate di Solidarietà e le stesse pratiche del “partito sociale”.

Ma per ogni passo avanti ne sono stati fatti altrettanti indietro nel momento in cui, in tutte le occasioni in cui ci è stato “concesso”, abbiamo sostenuto le coalizioni con il Partito Democratico, e, dove non l’abbiamo fatto, è stato sempre perché ci è stata sbattuta la porta in faccia. L’errore qui è molteplice, ed è sia nell’immediato che nel lungo periodo. Nell’immediato, perché ci toglie credibilità nei confronti di tutti quelli – e sono sempre più numerosi – che a sinistra si rendono conto che il PD non costituisce un’alternativa valida alla Destra. In prospettiva, perché è impossibile anche solo provare a costruire un’alternativa credibile, che possa davvero rappresentare e incanalare il dissenso e consentire lo spostamento dei rapporti di forza nella società. Tra l’altro, perché questa politica di perenne compromesso al ribasso rende sempre più difficoltoso l’impegno dei militanti, vera ricchezza della Sinistra anche ai tempi del PCI, disorientandoli, togliendo loro entusiasmo, e scoraggiandoli dall’attività politica.

Proprio la costruzione di una vera e credibile alternativa per una Sinistra di massa, deve essere la nostra prospettiva. Se non riusciremo a realizzarla verrà a cessare lo scopo stesso della nostra esistenza, e saremo condannati all’emarginazione perenne e alla scomparsa. Sarebbe estremamente semplicistico sostenere che basti smarcarsi dal Partito Democratico per ottenere il risultato. Le elezioni dimostrano una volta per tutte, del resto, che non è così. Dico però che l’autonomia vera dal PD, non solo a parole ma nei fatti e nelle scelte politiche conseguenti, è condizione indispensabile per la sopravvivenza della Sinistra in Italia. Non penso sia una strada né breve né facile, e bisogna avere la pazienza di aspettare i risultati anche per molti anni, e a prescindere dai risultati elettorali, se necessario. Ma è l’unica strada che può permetterci di prendere il vento favorevole, quando arriverà.

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11 Responses to La Sinistra dopo le elezioni

  1. sono tanti gli spunti da cui partire, ma uno mi sembra il fatto fondamentale: come mai i lavoratori (dipendenti, precarim, etc. etc.) votano in assoluta prevalenza a destra (e soprattutto _questa_ destra)?

  2. Beh, è un po’ LA domanda. Premesso che non penso ci sia una risposta semplice, e che sarebbe molto interessante e utile che si aprisse un dibattito sulla questione, io credo che nel concorso di ragioni una di quelle fondamentali sia che la sinistra ha perso da tempo la capacità di dare risposte credibili ai lavoratori: non hanno aiutato le politiche orientate quasi sempre a sostenere governi e amministrazioni nemmeno più moderati, ma in molti casi proprio reazionari.
    In un contesto generale, anche culturale, che favorisce un pensiero individualista, le risposte semplicistiche per quanto becere della Lega e in generale della destra hanno trovato prima una cittadinanza che venti anni fa sarebbe stata probabilmente impensabile, e poi, a poco a poco, un consenso sempre più ampio. Anche qui, ha dato una grossa mano che il principale partito di opposizione abbia spinto nella stessa direzione di intolleranza e di paura.
    C’è anche da dire che una parte sempre più consistente di lavoratori semplicemente non vota più, come sembra mostrare l’astensionismo crescente (praticamente un elettore su 3 alle regionali!)
    Tu che cosa ne pensi?

  3. bah … da dove cominciare?

    ci sono tanti problemi, ma quello che piu’ mi colpisce è il contrasto con il fenomeno della lega

    stasera sono cotto: ti mando un paio di link. Domani cerco di mettere giu’ uno straccio di risposta.

    http://sottoosservazione.wordpress.com/2010/04/06/aiuti-alle-imprese-e-scudi-fiscali-cosi-il-carroccio-conquista-il-nord/

    http://phastidio.net/2010/04/07/lenin-era-veneto/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+phastidio%2Flhrg+(Phastidio.net)

    il passaggio saliente mi sembra questo:
    “”””””””
    Oltre che geniale, questa strategia è pure sinistramente leninista, con l’applicazione della logica del “tanto peggio, tanto meglio”. Ma dal ragionamento di Brivio emerge soprattutto che il “popolo padano”, di fronte allo sgretolamento delle antiche certezze, non vuole alcuna “rivoluzione liberista” ma solo protezione, e vota chi appare più idoneo a fornirla. ………………..
    “”””””””””

    ciao.

  4. Sinceramente non ho molto capito il secondo dei due link che mi hai mandato? Quale sarebbe la “tattica geniale”, e che c’entra il leninismo con la logica del “tanto peggio, tanto meglio”?

    Condivisibile invece il commento di Boeri, anche se un po’ scentrato rispetto alla questione “perché i salariati votano la Lega?”. Si parla infatti del perché a votare padano siano piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e artigiani: categorie che solo in parte (gli artigiani e la fascia più bassa dei lavoratori autonomi) possono essere in qualche modo ricondotte al bacino naturale della sinistra.

    Ma un passaggio mi pare interessante, e fornisce una chiave di lettura utile secondo me:

    “La terza spiegazione è che paradossalmente le prime elezioni con campagna elettorale sul web hanno mostrato come non si possa competere in politica facendo a meno di un partito. L´astensionismo ha esaltato l´unico partito oggi esistente al Nord. A trionfare non è stato l´amore, ma il partito che ha portato i propri militanti a votare.”

    Penso che questo sia vero, e che renda tanto più velleitarie e fuorvianti quelle tentazioni di “scioglimento nel movimento” che a ogni pie’ sospinto vengono riproposte nei dibattiti sul futuro della Sinistra.
    Naturalmente la vera questione è poi di che sostanza riempire la forma-partito, e come renderla credibile all’esterno.

    Ciao!

  5. >che c’entra il leninismo con la logica del “tanto peggio, tanto meglio”

    beh … ho letto poco di Marx (solo il manifesto de partito comunista, che ho trovato eccezionale per chiarezza e incisività) e nulla di Lenin, ma ricordo di aver letto che in occasione dell’inizio della prima guerra mondiali Lenin si fosse espresso in termini positivi circa l’entrata in guerra in quanto – pur dichiarandosi contrario alla guerra – riteneva (a ragione) che avrebbe accellerato la decomposizione dell’impero russo. Tanto peggio, tanto meglio.

  6. che significa “tanto peggio tanto meglio” riferita all’azione dell’attuale governo?

    Beh: e’ evidente che siamo in una crisi epocale, paragonabile a quella del primo dopoguerra che e’ stata la precondizione essenziale per l’ascesa di nazismo e fascismo.

    La crisi favorisce la destra. Perchè? Perchè i disperati votano a destra?

    Perchè sono disperati e l’istinto del branco prevale e seguono il ‘capo’ convinti che l’uomo forte poi si ricordi di loro e li ‘accolga’

    Credo che i 10000 del gruppo Omega in piemonte siano stati determinanti per la vittoria del PdL in Piemonte …..

    E la cosa è particolarmente grave in Italia, che è un paese prono al paternalismo e nel quale non vi è mai stata una rivoluzione ….

    Per cui state allegri ragazzi: la crisi non passerà tanto presto e comunque quando passarà produrrà poca ricchezza.

  7. comunque il problema della sinistra (quella vera, non il PD) a mio avviso è duplic.

    Il primo lato del problema e’ di comunicazione, nel rielaborare la terminologia e le categorie ‘classiche’ del marxismo, allontanandosi da una terminologia che riporta ad esperienza passate (anche felici, ma ormai bollate in modo quasi irreversibile, come assolutamente negative da una propaganda pluriennale e comunque lontana dal sentire comune)

    Il secondo – e qui è la lezione della lega- è la presenza sul territorio e sui luoghi di lavoro (dove in particolare il sindacato e le sue degenerazioni stanno ormai diventando uno dei primi argomenti _contro_ la sinistra)

    Sto cercando di concentrare un’enormità di discorsi …

    spero di averti fornito qualche spunto

    ciao

  8. Solo qualche battuta sulla Lega e simili…

    Secondo me c’è molta mistificazione sul “radicamento” della Lega al Nord. La Lega è molto votata al Nord, ma non è un voto “radicato”, è un voto di opinione. Basti dire che la Lega ha 120mila iscritti, un settimo del PD e forse il doppio dei partiti della Sinistra. Abito a Pavia dove la Lega prende una caterva di voti e non ho mai – dico mai – visto un loro volantino se non sotto elezioni. Nei posti di lavoro non fanno nessun tipo di attività e i tentativi di formare un Sindacato Padano sono sempre falliti. Gli unici movimenti di massa a cui partecipano sono le proteste contro i campi nomadi, che comunque sono eventi sporadici. Se le parole vogliono dire qualcosa, questo non è radicamento bensì consenso elettorale (che va benissimo e glielo invidio, ma è un’altra cosa). Perché molti lavoratori dipendenti votano Lega? Perché pensano che difendano i loro interessi contro lo Stato centrale, gli immigrati, i meridionali, i politici, i lavoratori del settore pubblico e forse anche i ricchi. Non è vero, ma in fondo non è vero neanche che finora la sinistra li abbia difesi molto bene dai padroni come dice di fare, quindi… Concordo sul fatto che prima o poi questo inganno finirà, questi urlano “Roma ladrona” ma a Roma ci stanno loro. Però si può continuare a farsi fregare per generazioni intere in mancanza di un’alternativa.
    Sono comunque d’accordo sul secondo consiglio di Herr Doktor, ovvero radicarsi nel territorio e sui luoghi di lavoro, solo non penso che si debba farlo imitando la Lega perché la Lega non lo fa poi così tanto.

    Il primo consiglio mi sembra un luogo comune. Il linguaggio usato dalla sinistra è lo stesso usato dalla Lega, più o meno. Semplicemente è falso che la sinistra usi parole complicate come “proletariato” nella sua propaganda. Il fatto che così tanti siano convinti che invece lo faccia dimostra semplicemente quanto poco riusciamo a raggiungerli, censurati dai mass media e al tempo stesso incapaci di comunicare con loro per vie alternative (ossia attraverso il famoso radicamento).

    Sul “tanto peggio tanto meglio” di Lenin, c’è un’incomprensione storica di fondo. Lenin non ha favorito la Prima Guerra Mondiale per poi approfittarne, ha semplicemente detto che la Prima Guerra Mondiale avrebbe creato una crisi così profonda da dare un’opportunità enorme per i rivoluzionari, che come prima cosa appena presero il potere interruppero la guerra. La Lega invece contribuisce alle difficoltà del suo stesso elettorato sfruttando poi il disagio e la paura che questo crea per sostenere il suo ruolo conservatore e quindi aggravare in ultima analisi i problemi stessi che dice di voler combattere; il caso tipico è il circolo vizioso razzismo -> tensioni sociali -> razzismo.

  9. Amy

    sono tanti gli spunti da cui partire, ma uno mi sembra il fatto fondamentale: come mai i lavoratori (dipendenti, precarim, etc. etc.) votano in assoluta prevalenza a destra (e soprattutto _questa_ destra)?

  10. Ciao Amy,
    in generale, sintetizzando al massimo anche i commenti che precedono, credo che da un lato ci sia da parte dei lavoratori una incomprensione della loro condizione e delle cause dello sfruttamento sempre più brutale a cui sono sottoposti.
    D’altra parte, non penso che questa incomprensione sia “imputabile”, nel senso che è l’intero sistema economico, sociale e culturale a impedire, o quantomeno a rendere estremamente difficoltosa questa consapevolezza, deviando l’attenzione e il tiro su altri bersagli, più “comodi”: di volta in volta, gli immigrati, le banche disoneste, etc.
    In questo processo, inoltre, lo schieramento che dovrebbe opporsi a questo stato di cose ne è in realtà complice: basti guardare come si comportano i sindaci del PD in molte città d’Italia che amministrano.
    Quanto alla “sinistra radicale”, secondo me, non è in grado per vari motivi di costituire una alternativa credibile: vuoi per la vera e propria cessione di sovranità a tutto vantaggio del centro, vuoi per un’effettiva emarginazione mediatica che rende difficile comunicare anche le idee potenzialmente positive.
    Tu che ne pensi?

  11. Paolo Rizzi

    Se vogliamo parlare del radicamento leghista, la stagione dei gazebo è lontana, sepolta con l’accordo tra Berlusconi e Bossi nel 2001.
    Oggi la Lega è radicata soprattutto nelle istituzioni locali (il che riflette anche una sovraesposizione nei media locali che compensa la sottoesposizione nei media nazionali)
    Essere nelle istituzioni locali è un mezzo molto utile per creare consenso (noi lo sappiamo bene tramite la trinità cossuttiana falce, martello e assessorato), distribuendo favori e creandoti le tue clientele.
    Qua si ricollega l’articolo di Boeri, è vero che quegli interventi beneficiano direttamente solo i padroni, ma mettono in moto anche un meccanismo di solidarietà tra il padroncino del tessile ed il dipendente, che la mistica leghista dipinge come eroici baluardi contro la concorrenza sleale cinese. in questa maniera vanno a prendersi il 10% in provincia di prato.
    Per converso, la Lega non sostiene il comparto metalmeccanico, perchè il sostegno a quelle industrie richiama il mito al sostegno della FIAT parassitaria pagata dallo stato etc etc etc

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