Miseria del “libero pensiero” – 3 e 4

pensatore scimmiaSi conclude qui il commento all’articolo di Matteo Bertani, “L’era del Diritto & l’Ideologia della Ragione”, comparso sul n. 50 di Kronstadt. A costo di scrivere un post molto lungo, ho voluto condensare in un unico articolo le ultime due parti, per evitare di tirarla eccessivamente per le lunghe.

3. L’ITALIA, LA SINISTRA E LA SCHIAVITÙ DALL’IDEOLOGIA

Dopo la critica dell’Ideologia e l’elogio dei “liberi pensatori” socialdemocratici tedeschi e socialisti spagnoli, ecco che lo sguardo di Bertani si posa sul Bel Paese.

La disamina comincia dalla disastrata sinistra, “quella che si auto dichiara vera“, in cui “i politici continuano la loro personalissima battaglia fratricida, smembrandosi in gruppetti dal potenziale elettorale di qualche zeropuntouno … mentre i giovani perseverano nello schierarsi tra le più ammuffite e classiche correnti di pensiero, guarda caso, ideologico: marxisti, leninisti, stalinisti, trotzkisti e stupidisti“.

Quanto al Partito Democratico, “ancora non ha ad oggi ben deciso se caratterizzarsi in forma laica o propendere verso tendenze catto-centriste“.

Soltanto a destra (“purtroppo“) “sembrano nascondersi sotto mentite spoglie moderni pensatori liberi, non condivisibili ma almeno in apparenza seri. … I finiani di Fare Futuro infatti, sempre e comunque i nipoti indirettissimi del fu Partito Fascista, hanno recentemente espresso chiaramente le posizioni della loro idea di nuova destra: tolleranza verso gli extracomunitari, ostilità verso l’idea di donna come simbolo estetico e nient’altro, apertura totale verso gli omosessuali. Insomma: bisogna pure dargli atto di aver consegnato l’ideologia al suo giusto passato“.

Ora, non ho nessun problema a riconoscere che sulla questione della “unità della sinistra” Bertani abbia un punto. Proprio per l’importanza della questione, su cui peraltro l’Avvocato Laser ha già detto la sua in passato, vi tornerò in conclusione del commento.

Insomma, la critica di Bertani alla Sinistra (a parte la questione non secondaria dell’unità) potrebbe tranquillamente riassumersi in “è troppo di sinistra”. In questo consiste, a conti fatti, l’accusa di “ideologismo”. Tanto che invece la Destra – e in particolare il Fini, che in effetti in questi giorni sembra essere diventato il nuovo campione del PD – avrebbe superato l’ideologia dal momento che “è un po’ meno di destra”.

Bertani, si deduce, è un liberale laico moderato: una “ideologia” che esiste in Italia da almeno 150 anni. Questo a voler leggere tra le righe della sua provocatoria produzione pseudo-giornalistica. Perché, a voler prendere sul serio la sua analisi politica, non si potrebbe che concludere che il “libero pensatore” appartiene in realtà alla schiera, da lui stesso citata, degli “stupidisti”. O, quantomeno, degli smemorati cronici.

Il Nostro infatti dimentica – o finge di dimenticare – che la Sinistra ha seguito in effetti la “dottrina Bertani” per anni al governo nazionale, e ancora oggi nelle regioni e nella maggior parte delle istituzioni locali in cui governa insieme al Partito Democratico. Ancora fino a due anni fa, i parlamentari di Rifondazione Comunista votavano finanziamenti alle missioni di guerra, tagli all’istruzione pubblica (con conseguente aumento dei corsi a numero chiuso), etc. etc.. Altro che ideologia! Gente come Bertinotti, Giordano, Vendola: loro sì che erano pensatori liberi! Ma questa politica, certo completamente sganciata dalla tradizione comunista e dalla “ideologia” marxista, non solo non ha esteso il consenso della Sinistra, ma al contrario l’ha di molto ridotto, fino a portarla fuori dal Parlamento quando, arsa dal sacro fuoco della modernità, si è presentata alle elezioni eliminando dal simbolo perfino la vetusta falce e martello.

E sembra non cogliere, Bertani, che il Partito Democratico, al di là delle questioni (certo, non trascurabili) relative alla laicità, rappresenta proprio l’evoluzione in senso “bertaniano” della socialdemocrazia tedesca, francese, inglese (a proposito, strano che il New Labour non sia citato tra i modelli di sinistra virtuosa: scommetto che il Nostro è un blairiano della prima ora!)

Se, come sembra di poter interpretare il suo pensiero, l’insuccesso della Sinistra in Italia è dovuto al rifiuto di abbracciare la modernità, come spiega allora, Bertani, il fatto che nella maggior parte dei Paesi europei, Francia e Germania in testa, l’estrema sinistra “ideologizzata” guadagna consensi proprio a spese della socialdemocrazia “moderna”? Forse che i comunisti dell’ex DDR, confluiti nella Linke, sono meno stalinisti dei comunisti di casa nostra? Io non credo proprio. Ma Bertani, per sicurezza, non lo spiega e basta. Tanto è un libero pensatore, non deve rendere conto a nessuno.

4. I “NEO COMUNISTI” PAVESI E L’UNITÀ DELLA SINISTRA

Invece il Nostro, con una zoomata dallo squisito gusto cinematografico, chiude puntando l’indice accusatore sulla “compagine neo comunista della nostra città“, di cui l’Avvocato Laser parrebbe essere l’emblema con quel suo “E chissenefrega” nel giorno delle primarie del PD.

Forse sarebbe il caso di fregarsene“, chiosa Bertani paragonando il milione e mezzo (perché “quindici centinaia di migliaia“? perché?!?) di voti dei comunisti sparsi nei loro vari partitini alle elezioni politiche del 2008 con i tre milioni di elettori delle primarie dello scorso ottobre.

Quando ho scritto quel post, il concetto che intendevo esprimere, sia pure provocatoriamente (eh sì, Matteo, anch’io sono capace!), era che il Partito Democratico è secondo me un soggetto del tutto estraneo alla Sinistra, e che, se vuole risalire la china, la Sinistra deve sganciarsene completamente. Il tema è connesso con quello dell’unità della Sinistra, su cui infine ribadisco la mia posizione.

Su questo tema, come su quasi tutti gli altri, Bertani si pone in modo formale, evitando di parlare di contenuti: insomma, insiste ossessivamente sul “come”, tralasciando accuratamente il “cosa”. Non è l’unico del resto, e anzi gli spiacerà sapere che molti dirigenti di Rifondazione Comunista fanno proprio come lui. Non c’è spazio per affrontare compiutamente il problema in questo post. Mi limiterò a copincollare quanto scrissi subito dopo le elezioni europee, e che ripeterei ancora oggi allo stesso identico modo:

Che la Sinistra sia unita è davvero un’istanza importante. Ma ancora più importante è la questione: “unita per fare che cosa?” Ecco, questa è la domanda che tutti, a partire dai dirigenti dei partiti di sinistra, dovrebbero porsi in questo momento. Anche perché finora l’hanno accuratamente evitata.

Credo insomma che l’ordine logico in cui le questioni vanno affrontate debba essere esattamente l’opposto di quello in cui vengono presentate in quasi tutte le discussioni di questi giorni: prima chiarire bene, prima di tutto a se stessi, che cosa è necessario fare, e magari cominciare a metterlo in pratica; poi vedere chi è disponibile a portare avanti gli stessi progetti, o progetti che vadano nella stessa direzione, e trovare nella pratica quotidiana, non nelle segrete stanze,  forme di azione comune.

La preclusione (mia e in generale di un ampio settore di militanti di sinistra) nei confronti del Partito Democratico nasce esattamente da qui. In tutte le battaglie fondamentali, sia sui temi del lavoro sia su quelli “di coscienza” e perfino sull’antirazzismo, il PD non ha mostrato alcuna disponibilità a combattere: che senso avrebbe un’alleanza con questo partito? Su quale terreno si potrebbe lavorare insieme? Su nessuno, mi sembra.

A me pare che questo atteggiamento – partire da un programma di azione concreta, e *poi* pensare ai contenitori – sia quanto di più lontano dall’astratta e vuota ideologia, nel senso in cui ne ho precisato il significato nella prima parte di questo commento. Trovo decisamente più “ideologica” oltre che banale, e per niente segno di libero pensiero, l’apologia del moderno in quanto tale del Bertani di turno.

 

P.S. Grazie Matteo, nell’ultima settimana gli accessi al sito sono raddoppiati…

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