Mal Comune

Il PalazzoElezioni comunali di Pavia: ha vinto il candidato della Destra Cattaneo al primo turno, secondo le previsioni dei più, con oltre il 54% dei voti; Albergati del PD si è fermato una ventina di gradini più sotto, intorno al 35%. Agli altri le briciole: Ferloni sostenuto da Sinistra Democratica e Cantiere per Pavia poco sopra il 4, Campari “certificata” da Beppe Grillo appena sotto il 3, naufragio della lista comunista, il cui candidato Genova si ferma all’1,61%. Del tutto marginale il voto disgiunto, che nel caso delle liste minori sposta poche decine di voti.

Il nuovo Consiglio comunale sarà composto da 15 Consiglieri del PdL, 5 leghisti, 4 democristiani di destra (“Rinnovare Pavia”, UDC, “Pavia città per l’uomo”); 14 democristiani “di sinistra”, un Consigliere dell’Italia dei Valori e Ferloni. Insomma, davvero mal Comune, ma da godere non c’è proprio niente.

Non ho la pretesa qui di dare spiegazioni, ma soltanto di offrire qualche spunto di riflessione.

Innanzitutto, sul piano più generale, il risultato di Pavia è perfettamente in linea con quello del resto d’Italia, specialmente al Nord. In fondo, non è molto diverso dal risultato delle Elezioni europee, con in più l’elemento del “voto utile” che ormai sembra farsi sempre più strada nella coscienza degli Italiani, e rimedia qualche punto in più al PD a danno in particolare della Sinistra.

La Destra avanza, ed è spesso la Destra più becera. Nella mia Bergamo, ad esempio, a un’amministrazione non eccessivamente disastrosa del Centrosinistra succede un sindaco ex-missino, che contro le attese vince addirittura al primo turno.

Le liste di sinistra, e in particolare quelle comuniste, vanno male ovunque, sia dove sono in coalizione con il PD, sia dove esprimono un proprio candidato, sia dove vince il Centrosinistra sia dove vince la Destra. L’1,78% di PRC-PdCI a Pavia non è molto distante dall’2% di Modena o dall’1,8% di Bologna.

Questo per dire che, per quanto ogni luogo abbia le proprie peculiarità, ad affossare la sinistra a Pavia sono state secondo me dinamiche nazionali, mentre gli errori locali, che pure probabilmente ci sono stati, hanno inciso in modo secondario.

Tra questi errori, a mio parere – ma solo col senno di poi – non avere insistito maggiormente per la creazione di una coalizione delle liste alla sinistra del PD sulla base di vere convergenze programmatiche. Perché non si è fatto? Fondamentalmente, per l’ambiguità delle liste che sostenevano Ferloni rispetto al Partito Democratico (il leader di Sinistra Democratica Bengiovanni era stato tra i protagonisti dell’aministrazione Capitelli; lo stesso Ferloni si è dichiarato in più occasioni “persona né di sinistra né di destra”). Le stesse affermazioni di alcuni esponenti della coalizione in questi giorni non sono incoraggianti, nonostante le buone intenzioni pubblicamente espresse da Ferloni. Bengiovanni ha affermato che si aspettava di più dai cittadini pavesi: forse anche i cittadini pavesi si aspettavano di più da lui.

In pochi del resto si attendevano un risultato del genere: personalmente pensavo che il 3%, e un consigliere, lo si sarebbe ottenuto in ogni caso.

Ben difficilmente sarebbe stato possibile invece un dialogo pre-elettorale con Irene Campari, che ha impostato la sua campagna all’insegna dello slogan “fuori dai partiti”. Irene ha il grande merito di aver portato avanti, spesso insieme o in parallelo a Giovanni Giovanetti, lavori di inchiesta approfonditi e utili, anche attraverso il suo ottimo sito. Ma è evidente che sulla strada del qualunquismo à la Beppe Grillo non sarebbe stato possibile seguirla, né del resto lei lo avrebbe desiderato, credo.

Visti i voti delle amministrative in confronto a quelli delle Europee su base locale, la mia opinione è che la Campari abbia pescato molti dei suoi voti dalle fila dell’Italia dei Valori (quasi il 7% alle Europee a Pavia, sotto il 3% alle amministrative): non è un caso, le due liste hanno caratteristiche molto simili.

I voti persi dalla lista PRC-PdCI (più che dimezzate le preferenze rispetto alle scorse amministrative) secondo me sono finiti principalmente nell’astensionismo o nel “voto utile” al PD.

C’è chi, iscritto a Rifondazione, ha fatto dello sciacallaggio politico il giorno dopo l’annuncio dei risultati, facendo pubblicare sulla Provincia Pavese dichiarazioni secondo cui si sarebbe dovuto appoggiare Albergati dal primo turno. Questa posizione, oltre che profondamente scorretta nel metodo, è insensata nel merito. Non si poteva sostenere un candidato il cui programma, come credo di aver mostrato, era radicalmente incompatibile con la Sinistra intesa nel senso più ampio, ed era in completa continuità con la scorsa amministrazione: a prescindere dal numero di voti, avrebbe fatto perdere al PRC ogni credibilità in termini di capacità di fare opposizione. E quanto ai voti, non credo proprio che ci avrebbe aiutato ad ottenerne tanti da eleggere un consigliere: Italia dei Valori docet. Del resto, salire all’ultimo momento a bordo della nave che affonda può essere una buona trama per il sequel di Titanic, ma difficilmente si può considerare una mossa politicamente saggia.

Qualcosa da salvare c’è, anche nel naufragio, per la lista comunista: è la lista stessa, le persone che si sono date da fare con passione, entusiasmo e impegno sinceri per tutta la campagna elettorale. Questa forza reale è la base da cui ricostruire la presenza e la riconoscibilità della Sinistra in città, ed è paradossalmente ancora più importante dei voti. I voti vanno e vengono nel giro di una o due tornate elettorali, la militanza, se preservata e coltivata, può crescere in quantità e qualità ed è indispensabile per riuscire a fare le cose che finora troppo spesso abbiamo soltanto detto. Solo così si può costruire un radicamento e una base, anche elettorale.

Nella fase che si apre adesso ci aspettano tempi cupi. In Consiglio comunale c’è una solida maggioranza di destra più o meno estrema, con un’opposizione che si annuncia più arrendevole che mai. È fuori dalle istituzioni che sarà necessario costruire un fronte di resistenza, visto che gli attacchi non tarderanno ad arrivare: contro le forme di aggregazione sociale (e il mirino è già puntato contro il centro sociale Barattolo), contro le fasce deboli della popolazione, contro i servizi pubblici.

La battaglia per la difesa dei diritti non può prescindere dal coordinamento di tutte le forze che si sono collocate alla sinistra del Partito Democratico. Saranno indispensabili l’occhio e le orecchie dell’insider Ferloni, le capacità di inchiesta di Campari e del suo staff, la militanza attiva di iscritti e simpatizzanti comunisti. Sono necessarie nuove forme di comunicazione, aggiornate e svecchiate, per riprendere il filo di un radicamento sociale che si è perso per strada da ormai troppo tempo. Rinnovare le forme non può però significare l’abbandono dei contenuti: essenzialmente la difesa delle fasce più deboli, che devono essere strappate ai facili slogan leghisti, e dei servizi pubblici, dall’edilizia popolare all’acqua, che dovranno essere salvati dalla privatizzazione.

Coordinarsi senza per questo perdere le identità, confrontarsi sulle *cose* invece che sulle *parole*, e agire insieme per obiettivi concreti, senza protagonismi che non servono a nessuno: questo è il compito della Sinistra pavese nel prossimo futuro. È l’unica alternativa possibile all’egemonia della Destra, per cui sarà meglio percorrerla.

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6 Responses to Mal Comune

  1. marco

    pur non essendo comunista (e lasciando da parte l’analisi sulle cause di ordine nazionale) condivido molte delle cose dette nell’articolo e, in fondo, mi auguro che si verifichi quella sorta di coordinamento politico auspicata nel testo. Mi limito però a osservare due cose:

    1)il candidato Albergati (davvero impresentabile, senza alcun dubbio) non è, purtroppo, piovuto dal cielo: è stato eletto, peraltro a larga maggioranza, attraverso il meccanismo delle primarie. Dico purtroppo perchè, che io sappia, in pochi (elettori del pd o no) erano davvero convinti della scelta o lo appoggiavano veramente. ma allora mi chiedo, perchè nessuno oltre al povero antonio ricci ha osato provare a candidarsi alle primarie del pd? O a provare a fare una battaglia per poterlo fare anche da esterni? Posto che, mi pare, l’intero meccanismo delle primarie è molto semplice e lineare: chi prende la maggioranza vince. Siamo sicuri che i candidati eventualmente provenienti dal prc, marxisti o maoisti, la campari o chi diavolo volete voi non avrebbero potuto vincere? Io, forse ingenuamente, penso di sì, cioè che avreste potuto vincere. Hanno votato in talmente pochi alle primarie che una significativa mobilitazione del vostro elettorato verso il voto vi avrebbe, forse, avvicinato e di molto ai numeri di albergati. Con una conseguenza, scontata e importante: avreste potuto fare politica con numeri e voti ben maggiori. e, così, rendere più visibile e, di fatto, decisive, le istanze che voi, giustamente, mi pare, indicate come prioritarie: quelle di chi ha meno e comunque non abbastanza.

    2) la seconda osservazione è una domanda: qualcuno riesce a spiegarmi come si può definire o su quali standard si può giudicare, una decisione di un sindaco, o di intera amministrazione locale, o di un consigliere comunale o di chi per lui, come comunista o anticapitalista? no perchè se poi venisse fuori che, in ogni caso, il comunismo a pavia è difficile che si farà (a breve quantomeno), beh ma allora forse è possibile riuscire, prima o poi, a fare accordi per prendere decisioni concrete con persone che comuniste non sono.

  2. Ciao Marco. Ti dico la mia.

    1) Alle primarie del PD non può candidarsi chi non fa parte del Partito Democratico. Di conseguenza i comunisti non potevano chiedere di partecipare a quelle primarie. Del resto, credo che le avremmo perse perché in competizioni di quel tipo entrano in gioco clientele e personalismi.

    2) Secondo me ci sono delle iniziative che si possono prendere anche a livello locale che caratterizzano l’azione politica di un consigliere o anche di una giunta, se non in senso comunista e anticapitalista, perlomeno a sinistra. Rimunicipalizzare i servizi pubblici, calmierare gli affitti, requisire le case sfitte, bloccare la speculazione edilizia, sono tutte scelte di sinistra che le giunte di destra o di centro si guardan bene dal fare. Su temi come questi, è impossibile andare d’accordo col PD che in questi anni ha governato la città in senso del tutto opposto (ed erano le stesse persone che oggi sono state rielette in consiglio comunale nella lista del PD e nella Lista Albergati). Credo che invece si possano trovare forme di unità d’azione e di raccordo politico con altre forze di sinistra in città (già la nostra lista era il frutto di un patto tra due partiti diversi), ma il PD non è una forza di sinistra.

  3. Comincio dalla seconda osservazione.
    Io sono convinto che su battaglie concrete si possa e si debba cercare la massima condivisione possibile con le forze di sinistra (non ho mai scritto che l’unità debba essere limitata alle sole organizzazioni, e men che meno alle sole persone comuniste). E considero forze e persone di sinistra, a prescindere da come si chiamino o a quale tradizione facciano riferimento, proprio quelle che condividono le principali di queste battaglie. Quali? A livello locale, per fare qualche esempio, la difesa della natura pubblica dei servizi (acqua, trasporti, etc.), e quindi contro privatizzazioni ed esternalizzazioni; la distribuzione delle relativamente magre risorse del Comune in favore delle fasce deboli e non dei palazzinari e degli speculatori; il mantenimento degli spazi sociali e la creazione di ulteriori possibilità di libera aggregazione; il rifiuto di concedere qualsiasi spazio a organizzazioni neofasciste come Forza Nuova. Questi sono alcuni dei parametri in base ai quali giudico l’operato di un’amministrazione comunale: da che parte si schiera in queste battaglie, in che modo incide concretamente con la sua azione. Non sono questioni teoriche ma estremamente pratiche, credo.

    La risposta alla tua prima domanda è collegata a quanto ho scritto sopra.
    Ovviamente, chi non è iscritto al PD non può partecipare alle sue primarie, ma immagino tu suggerissi in sostanza che i comunisti si iscrivano al PD per spostarlo a sinistra.
    Il punto è secondo me che il Partito Democratico rappresenta organicamente gli interessi di chi vuole privatizzare beni e servizi, chi opera speculazioni edilizie arricchendosi con i soldi pubblici, etc.. Tanto a livello nazionale quanto a livello locale: quattro anni di Capitelli ci hanno pur mostrato qualcosa. I milioni regalati agli “amici” tra Festival dei Saperi e Tettoia di Piazza Vittoria sono soldi sottratti all’edilizia popolare e all’assistenza pubblica, per non parlare degli sgomberi della SNIA che sono serviti per consentire l’edificabilità di un terreno protetto da vincoli architettonici. Non ho sentito una sola voce levarsi dalle fila del Partito Democratico in questi anni, né dal candidato sindaco Albergati, né dal segretario cittadino Ricci.
    Ma non è una questione di persone: sono convinto che tra gli iscritti, e a maggior ragione tra gli elettori del PD ci siano tante persone oneste e sinceramente di sinistra. Il problema è che quel partito ha esattamente lo scopo di favorire quegli interessi, e non altri, e non esiste secondo me un modo di “spostarlo a sinistra”. Non si può usare una forchetta per tirare su il brodo, insomma.

    Se ti interessa, stasera alle 21 ci troviamo alla sede di Rifondazione (Corso Garibaldi 38) per discutere proprio delle elezioni. A presto.

  4. marco

    purtroppo non conosco abbastanza bene il regolamento/statuto del pd in merito alle primarie per dire se è vero che si può partecipare solo da iscritti. Secondo me non è così scontato che abbiate ragione voi, anzi. Anche perchè è possibile che il regolamento sulle primarie si faccia di volta in volta. ma penso si possa verificare abbastanza facilmente, dunque prontissimo a essere smentito.

    Il punto però è un altro, se mi permettete. E cioè: innazitutto non mi pare che le proposte che fate vuoi abbiano bisogno di partire da marx per essere argomentate. anzi, sono dotate di una certa razionalità (che mi sembra di poter condividere, peraltro) che potrebbe facilmente farle diventare molto persuasive anche per un elettorato che di marx (bene o male che faccia) su questioni strettamente politiche non vuole si parli. Detto brutalmente: con quegli argomenti si può vincere, a prescindere da quello che potete pensare di un sicuramente importantissimo (e, per certi versi preveggente) filosofo e sociologo.

    La faccenda sulle clientele e gli interessi, però, merita una riflessione ulteriore. Che la classe dirigente (attuale, beninteso) del pd, a pavia, sia sostanzialmente allo sbando, beh…davvero pochi dubbi. Dire che la Capitelli sia la misura di quello che il pd potrebbe essere in futuro, mi sembra davvero ingeneroso, però. Ora, non vorrei sembrare eccessivamente retorico, ma che cazzo è il pd, concretamente, oggi? Beh, scusate di nuovo la retorica, è sostanzialmente quello che lasciamo che sia. la fusione dei due partiti si fa, come è ovvio, in primo luogo con la fusione delle loro classi dirigenti, è naturale. con un dettaglio in più: la possibilità che quella classe dirigente venga sfidata, pubblicamente, in modo trasparente, a prescindere dai suoi interessi e clientele, attraverso le primarie. a me non pare che, per contare i voti, si tenga conto degli interessi clientari. si contano i voti e basta. Ora, non vorrei sembrare, all’improvviso, troppo cinico: ma, per dio, il pd, al momento, è terreno di conquista: vince chi fa meglio il corsaro. e cioè vince chi riesce a mobilitare, nelle primarie, il numero maggiore di votanti. ora, sinceramente, a pavia, ora come ora, quelli che mobilitano meglio sono, forse, i ciellini. bene, dopo di loro, però, potreste tranquillamente esserci voi. attraverso l’università (perchè così tanti studenti tengono ancora la residenza nel luogo d’origine e perchè nessuno fa niente per cambiare la situazione rimane, per me, un grosso mistero) o attraverso gli spazi di socialità che vi siete conquistati negli anni. con un dettaglio ulteriore: i vari albergati, sacchi, capitelli o chi per loro, almeno mi pare, sono talmente fuori dal mondo che non si accorgerebbe nemmeno che gli fregate il partito da sotto il naso. non trascurerei il buon ricci, che pur non essendo un tipo che, per esser gentile, scalda il cuore, è sicuramente una figura con cui si può parlare e che è tra i pochi che capiscono l’importanza di sollecitare il pd attraverso dei conflitti politici veri, risolti a maggioranza.

    Non è solo questione di spostare il pd a sinistra, in su o in giù. Non so se avete i numeri per farlo e per poi vincere anche le elezioni. il primo obbiettivo deve essere quello di utilizzare la sua struttura per rivitalizzare, almeno un po’, il dibattito pubblico in una città sostanzialmente morta.

    sarei venuto molto volentieri ieri sera ma purtroppo vi osservo da lontano, da roma…

  5. Qui (http://www.perlulivo.it/2008-documenti/Statuto_PD.pdf) ho trovato lo Statuto del Partito Democratico. Le primarie sono disciplinate dagli artt. 18, 19 e 20 e c’è come prevedibile un collegamento stretto tra candidatura e appartenenza al partito.

    Ma a prescindere dall’aspetto “tecnico”, mi sembra evidente che abbiamo una considerazione diversa del PD e delle sue potenzialità. Per riassumerla in una (tua) frase, io sono sostanzialmente davvero convinto “che la Capitelli sia la misura di quello che il pd potrebbe essere in futuro”.

    Detto questo, sono invece d’accordo sul fatto che le nostre proposte non abbiano bisogno di partire da Marx e Lenin per essere condivise da un largo strato di popolazione, e credo che questo sia il punto più importante come base per costruire un consenso di massa alle idee di Sinistra, a prescindere dal loro contenitore.

    Ciao!

  6. Ciao a tutti. Prima, autopromozione: sul blog sto pubblicando a puntate (intero, è pubblicato altrove) un lungo articolo – riguarda le europee, non le amministrative. però la vostra opinione sarebbe interessante. Poi, sul PD: continuo a sostenere che sia mero contenitore di vuoto, che la scelta di proporre già alle primarie Albergati sia stata suicida, che finché Porcari (da cui nel 2005 mi beccai un’interessante ‘minaccia’ per una lettera pubblicata su La Provincia) e bella gente continuerà a tirare le fila, il PD continuerà a campare sulla rendita dei suoi costituenti. Infine, su Prc/PdCI: sto seguendo il dibattito sul sito di Ferrero. Adesso si ricomincia a parlare di schieramento comune. Ci spero ancora. Però concordo sul fatto che ‘anticapitalista’ a Pavia non sappia catturare. Per me è una parola magica, e sarei anche corso a votarvi, ma il contesto locale non apprezza. Si dovrà fare molto anche sul piano della comunicazione, nel momento di ripartire con il progetto di una Sinistra Pavese. a presto, ze

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