Non solo Zanna Bianca

Il Tallone di FerroJack London è conosciuto da molti principalmente per due romanzi che si leggono usualmente quando si è bambini (i bambini di una volta, perlomeno, li leggevano, ora chissà): Zanna Bianca e Il richiamo della foresta, titolo quest’ultimo che non manca di suscitare ironie negli stessi bambini, una volta divenuti più grandicelli (ma anche qui, forse oggi suscita ironie anche nei bambini ancora bambinelli…).

Non molti sanno invece Jack London, oltre che intrepido avventuriero tra i ghiacci dell’Alaska, fu anche un socialista rivoluzionario, autore di numerosi saggi, pamphlet, racconti di ispirazione marxista, e di uno dei migliori romanzi che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi: Il Tallone di Ferro.

Si tratta di un vero e proprio romanzo di fantapolitica, il cui narratore è uno storico del ventottesimo secolo che riporta la biografia di un rivoluzionario degli inizi del Novecento, contenuta in un manoscritto “ritrovato” e scritto all’epoca dalla moglie. Il protagonista si chiama Ernest Everhard, e a lui deve il proprio nome tra gli altri Ernesto Che Guevara.

Attraverso questa invenzione, London compone una sorta di abbecedario dei principali concetti marxisti, dalla natura di classe del potere e dello Stato alla teoria del valore, sviluppati ora con l’espediente di veri e propri “dialoghi socratici” tra il protagonista e vari interlocutori, ora mediante la stessa narrazione degli avvenimenti.

Un passaggio su tutti mi piace trascrivere, perché avrebbe tanto da insegnare ai riformisti di oggi, se possibile ancora più ingenui di quelli di ieri. Nel corso di un dibattito in un “salotto buono” dell’alta borghesia, Ernest ha appena denunciato i mali del capitalismo e annunciato con estrema crudezza l’inevitabile avvento della rivoluzione proletaria, sfidando l’uditorio a rispondergli con argomenti che smentiscano le sue parole. Il pubblico presente non ha saputo far di meglio che lasciarsi prendere dal’isterismo e replicare con insulti spaventati alla lucida analisi del rivoluzionario. Finalmente prende la parola il signor Wickson, “l’unico rimasto calmo“.

Ecco dunque la nostra risposta. Non abbiamo parole da sprecare con voi. Quando allungherete le mani, di cui vantate la forza, per afferrare i nostri palazzi, il nostro benessere dorato, vi faremo vedere che cos’è la forza. La nostra risposta sarà costituita dal piombo degli obici, dagli scoppi delle granate, dai crepitii delle mitragliatrici. Noi schiacceremo i vostri rivoluzionari sotto i piedi e calpesteremo il loro viso. Il mondo è nostro, ne siamo padroni, e resterà nostro. Quanto all’esercito del lavoro, è stato nel fango dagli inizi della storia, e io, che interpreto la storia come si deve, dico che rimarrà nel fango, finché io e i miei, e coloro che verranno dopo di noi, resteremo al potere. … E quand’anche otteneste la maggioranza, una maggioranza schiacciante nelle elezioni? E se rifiutassimo di cedervi il potere, dopo che l’avrete carpito con le urne?”

“Abbiamo previsto anche questo”, replico Ernest. “Vi risponderemmo col piombo. … Siamo d’accordo. Il potere sarà l’arbitro: la lotta di classe è una questione di forza. Ora, come la vostra classe ha abbattuto la vecchia nobiltà feudale, così sarà abbattuta dalla mia classe, dalla classe dei lavoratori.

E’ del resto incredibile la capacità premonitrice dell’autore, che prevede lo scoppio di una guerra in tutto analoga alla Prima Guerra Mondiale in un romanzo scritto nel 1907, all’epoca dell’ottimismo trionfante del riformismo socialdemocratico (che avrebbe avallato la guerra approvandone in tutti i Paesi i finanziamenti) e analizza i meccanismi di controllo di un sistema dittatoriale (il “Tallone di Ferro”, appunto) quindici anni prima dell’avvento delle prime dittature di stampo fascista in Europa.

Scrisse a questo proposito Trotskij nel 1937, in una lettera alla figlia di Jack London, Joan: “niente colpisce maggiormente nell’opera di Jack London che la sua previsione veramente profetica dei metodi che il Tallone di Ferro userà per mantenere il suo dominio sull’umanità calpestata. London si impone decisamente libero dalle illusioni riformiste e pacifiste. Nel suo quadro dell’avvenire non lascia assoutamente sussistere nulla della democrazia e del progresso pacifico. Al di sopra delle masse dei diseredati s’innalzano le caste dell’aristocrazia operaia, dell’armata pretoriana, dell’apparato poliziesco onnipresente e dell’oligarchia finanziaria che corona l’edificio. Leggendo queste righe non si crede ai propri occhi: è un quadro del fascismo, della sua economia, della sua tecnica di governo e della sua psicologia politica. Una cosa è indiscutibile: dal 1907 Jack London ha previsto e descritto il regime fascista come il risultato ineluttabile della sconfitta della rivoluzione proletaria.

Chi l’avrebbe detto, da bambino, leggendo Zanna Bianca?

Be Sociable, Share!

One Response to Non solo Zanna Bianca

  1. Me lo regalò mio padre anni fa e devo dire che leggerlo mi ha cambiato la vita. E’ un romanzo geniale dall’inizio alla fine: dai “dialoghi socratici”, alla previsione della guerra, alla previsione di società futura.
    Peccato che non sappia a chi l’ho prestato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *