In Rainbows

Radiohead in concertoAll’improvviso smette di piovere, si spengono le luci, How come I end up where I started attacca Thom Yorke.  Attacca anche l’Italia: Rigore di Pirlo, 1 a 0, leggono migliaia di persone in migliaia di sms inviati contemporaneamente da amici e parenti incollati al televisore. Il boato è uno solo: per il concerto che inizia e per la partita che gira.

La musica è meravigliosa, la scenografia anche: dietro, su uno schermo lungo quanto il palco, scorrono le immagini dei musicisti riprese direttamente dagli strumenti, ricolorate in red, blue, green, red, blue, green. Davanti, le luci compongono forme (e parole?) sospese in aria.

Cala la temperatura quando, dopo poco, scompare ogni residua luce del giorno. Sing us a song, a song to keep us warm, there’s such a chill canta Thom Yorke accompagnato da chitarra sola, e sembrano chiederlo i diciottomila dell’Arena: è il 17 giugno ma ci sono 12 gradi, e chi l’avrebbe detto a dicembre, quando abbiamo comprato il biglietto? A scaldarci ci pensa la calca fangosa e carica di odori, ci pensano le vibrazioni del basso che penetrano nelle ossa, ci pensano le vibrazioni dei cellulari: Goal di Huntelaar. Altro boato.

Quante canzoni straordinarie hanno scritto i Radiohead? Il loro repertorio è come la panchina dell’Olanda: lunga e di qualità. Ogni cosa è al suo posto, non un calo di tensione, eppure dalla scaletta restano fuori tante delle mie preferite. Ma non si può parlare davvero di titolari e riserve: il concerto è un mosaico con tutte le tessere in posizione perfetta.

Jigsaw falling into place. Si interrompe la musica, gli artisti escono. Buio. Ma è solo l’intervallo, giusto il tempo per scoprire che Italia e Olanda hanno raddoppiato. Altri applausi e i primi poooo po po po po poooo poooo di qualche incosciente.

Le luci dal palco si riaccendono e abbagliano, accese, spente, accese: le foto coi cellulari mostrano soltanto macchie psichedeliche di colore. Lo spettacolo continua, le partite sono finite ma in pochi osano esultare rumorosamente: la polizia del karma li arresterebbe.

Altro stop, partono i cori, esce Ed O’Brian e chiede se vogliamo sapere i risultati delle partite. Tutti li sanno già e gridano Yeeeeess. Holland two, Rumania no. France no, Italia two. Come allo stadio.

Ultima canzone, and fade out again.

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